Scomparso lo scorso 1 maggio 2026 all’età di 59 anni, nello stesso giorno che trentadue anni fa si portò via Ayrton Senna: addio a un campione, ma soprattutto a un uomo straordinario capace di ispirare intere generazioni
Da quasi sei anni — precisamente dal 19 giugno 2020, quando rimase coinvolto in un gravissimo incidente stradale contro un camion durante una tappa della staffetta benefica “Obiettivo Tricolore” — Alex Zanardi era sparito dalla luce dei riflettori. Un silenzio lungo e rispettoso, che ha protetto la sua ultima, durissima battaglia, combattuta lontano da quel pubblico che non ha mai smesso di fare il tifo per lui.
Nato a Bologna il 23 ottobre 1966 in una famiglia semplice — madre sarta e padre idraulico — Alex cresce a Castel Maggiore, dove il rombo dei motori diventa presto la colonna sonora dei suoi sogni. Il suo viaggio inizia a quattordici anni con un kart regalato dal padre, per poi decollare nel 1982 nel campionato nazionale. La scalata è inarrestabile: la Formula 3 nel 1988 e l’approdo nella Formula 1 con Jordan, Minardi, Lotus e Williams.
Ma è nel 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, che il destino decide di scontrarsi frontalmente con lui. Un impatto devastante che gli causa l’amputazione di entrambe le gambe, ma non gli toglie l’anima. Anzi, è qui che Alex smette di essere solo un pilota per diventare un simbolo universale di resilienza. Con una forza di volontà fuori dal comune, decide di non piangere la metà che era andata persa, ma di celebrare “la metà che era rimasta”. Dopo anni di riabilitazione, non si limita a tornare a camminare, ma riscrive il suo futuro nel mondo del ciclismo paralimpico.
La handbike diventa la sua nuova sfida e i risultati trasformano la sua disabilità in un palcoscenico di eccellenza. Ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016, Alex scrive pagine di storia indelebili conquistando quattro medaglie d’oro e due d’argento. Ma la sua fame di vita non si ferma: stupisce il mondo completando l’Ironman di Kona, alle Hawaii, nel 2014 in meno di dieci ore, dimostrando che non esistono barriere che la passione non possa abbattere.
Dall’asfalto della Formula 1 alle strade del ciclismo paralimpico, la parabola di Alex Zanardi non è stata solo una cronaca di successi, ma una testimonianza vivente sulla dignità della vita. Come una fenice capace di rinascere ogni volta dalle proprie ceneri, Alex ha trasformato il tragico incidente del 2001 in un nuovo inizio, diventando un faro e una guida instancabile per ogni atleta che sfida l’impossibile. Attraverso il suo esempio, ha aperto la strada a chiunque pensasse che un limite fisico fosse un traguardo definitivo, lasciandoci in eredità la sua convinzione più profonda: “La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni”.
Anche se adesso il mondo piange la sua scomparsa, Zanardi rimane l’esempio immortale che la nostra volontà è l’unico motore capace di tenerci in pista, pronti a risorgere dopo ogni caduta.
Grazie Alex, corri libero.
(Lucia Romani)







