Il linguaggio si evolve e la politica deve tenerne conto. Sono in arrivo importanti aggiornamenti nel modo in cui si parla di disabilità nella Costituzione italiana. Dal mondo dell’associazionismo arriva il plauso, ma non mancano le voci critiche

Il 17 giugno 2026 la Commissione affari costituzionali del Senato ha approvato all’ unanimità il disegno di legge a firma Guidi che prevede la modifica degli articoli 3 e 38 della Costituzione.
Nell’articolo 3 al primo comma viene inserita la frase “e disabilità” dopo le parole “condizioni personali e sociali”. In questo modo si è voluto rendere esplicito che la disabilità rientra fra le condizioni per le quali è vietata ogni forma di discriminazione. Nell’articolo 38 il termine “minorati” viene sostituito con l’espressione “persone con disabilità”. In questo modo il linguaggio costituzionale si uniforma ai principi espressi dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.
L’approvazione votata dalla Commissione affari costituzionali è solo una parte del percorso iniziato nel novembre 2025, che si articolerà in varie tappe e che dovrà seguire l’iter previsto per le revisioni costituzionali: due passaggi per ciascuna delle Camere, con un intervallo di tre mesi fra la prima e la seconda deliberazione di ciascuna Camera. Se le deliberazioni saranno approvate in maniera conforme, la modifica si potrà considerare approvata. Rimane pero’ la possibilità di un referendum confermativo se la modifica non avrà raggiunto il voto positivo dei due terzi dei componenti di entrambe le Camere. Ci vorrà quindi ancora tempo e la volontà unanime dei deputati affinché questa modifica del testo costituzionale diventi realtà.
Una grande parte delle associazioni e delle organizzazioni che si riferiscono alla disabilità ha accolto queste modifiche con favore perché considera il cambiamento del linguaggio come un cambiamento di prospettiva, tendente all’inclusione e al rispetto dell’individuo e della sua dignità. Le parole contano e possono portare ad un cambiamento culturale e sociale.
La ministra per la disabilità Locatelli, riferendosi al testo Guidi, afferma che rimarcare “la valorizzazione della persona è fondamentale per garantire a tutti una migliore qualità della vita a partire dal linguaggio fino a disposizioni normative e a una spinta culturale che veda la persona con le sue potenzialità e senza fermarsi ai limiti”.
Alcune associazioni hanno promosso e dato sostegno alla modifica chiarendo che seppure si tratti di un mero cambio e aggiunta di termini, l’uso di parole corrette e al passo coi tempi è fondamentale per un cambiamento culturale e nelle vicende della vita quotidiana. La discriminazione si combatte con i termini giusti, il superamento dei pregiudizi e il diritto alla partecipazione alla vita sociale passa anche dall’uso delle parole corrette.
La Fish (Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie), afferma che il voto della Commissione “rappresenta un passo importante verso il pieno riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone con disabilità nella nostra Costituzione”.
Fra tanti giudizi favorevoli, si levano però anche voci critiche che riguardano soprattutto la modifica del comma 1 dell’articolo 3. Per esempio, sul sito Superando.it, Katia Caravello scrive che “aggiungere la parola “disabilità” all’articolo 3 rischia di marcare per l’ennesima volta la differenza tra le persone con disabilità e quelle senza disabilità. Secondo Caravello, “la disabilità essendo una condizione di vita e non una malattia è già formalmente contemplata nelle parole ‘condizioni personali e sociali’”.
È lo stesso genere di critica che si pone nei confronti dell’istituzione del Ministero della Disabilità: la condizione delle persone con disabilità deve essere presente nell’azione di tutti i Ministeri, perché la disabilità è “parte del mondo e della vita di tutte le persone”.
La stessa posizione critica è condivisa ad esempio da Marianna Monterosso, editorialista del sito Autismo e divulgazione: l’articolo 3 tutela già tutti senza distinzione di “condizioni personali”. La disabilità è una condizione dell’umana esperienza, non un elenco da specificare. Creare categorie speciali nella Costituzione è esclusione.
Ci vorrà ancora tempo affinchè le modifiche riguardanti gli articoli 3 e 38 divengano realtà, ma le parole che servono per descrivere le persone sono fondamentali per costruire la visione culturale e politica della società, determinano il modo in cui ognuno si forma una idea della vita e decide le modalità di un’azione concreta.
(Lilia Milano)





