Il paradosso del portafoglio italiano: se siamo poveri, perché bruciamo miliardi in vizi?

“Non posso permettermi quella visita privata o quel farmaco costoso”: quante volte lo abbiamo detto o sentito? Eppure, c’è un dato macroscopico che stride con la narrazione di un’Italia schiacciata dalla crisi: ogni anno bruciamo cifre astronomiche in fumo e azzardo.
Com’è possibile che un popolo che fatica ad arrivare a fine mese spenda così tanto? La risposta sta in un “gioco” psicologico: la varietà dell’offerta. Oggi ci sono Gratta e Vinci per tutte le tasche, da 1 a 30 euro. La trappola scatta proprio lì, nella percezione del valore e nella classica autogiustificazione: “Che male c’è se perdo solo 1 euro?”. Ci convinciamo che una moneta non cambi la nostra economia, ma quell’euro diventa un rito quotidiano moltiplicato per milioni di cittadini.
I numeri analizzati da Il Sole 24 Ore sono vertiginosi: gli italiani spendono ogni anno circa 20 miliardi di euro nei giochi di fortuna come Gratta e Vinci, slot e scommesse, cifra che vola a oltre 150 miliardi se si include l’intero settore, tra casinò e piattaforme online. Il risultato? Una spesa media di circa 365 euro bruciati a testa, neonati compresi. Soldi che finiscono (guarda caso) dritti all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Trattenendo una percentuale significativa degli incassi e tassando le vincite, lo Stato ha trasformato il gioco in una vera e propria tassa sulla speranza.
Ma se l’azzardo è un’illusione, il fumo è una certezza di spesa. Con un costo medio di 6 euro a pacchetto, chi fuma un pacchetto al giorno supera tranquillamente i 2.000 euro all’anno. Anche qui lo Stato ringrazia, registrando un gettito erariale annuo di 15,6 miliardi di euro. Una somma mastodontica incassata sempre dall’ADM attraverso la combinazione di tre voci fiscali: l’accisa, l’Iva al 22% e l’aggio del 10% spettante ai tabaccai.
E allora viene naturale chiedersi se non sia il caso di fare un passo indietro. Se rinunciassimo a queste extra-dipendenze, non potremmo forse concederci quella vacanza che sognamo da una vita? Infilando in un salvadanaio i 5 o 6 euro che buttiamo via ogni giorno, a fine anno ci ritroveremmo in mano un gruzzolo tra i 1.800 e i 2.000 euro (che raddoppiano per chi ha entrambi i vizi). Soldi veri, capaci di fare la differenza, con cui potremmo pagarci subito una visita medica privata senza attendere i tempi della sanità pubblica. Forse è ora di smettere di chiederci perché lo Stato guadagni sulle nostre debolezze, e iniziare a chiederci perché continuiamo a finanziarlo a nostre spese. O forse non riusciamo proprio a rinunciare a quella sensazione di eccitazione mentre si gratta via quella patina grigia da cartoncino colorato?
(Tiziana Rinaldi)









