Il caso della giornalista perugina ha nuovamente acceso il dibattito sul tema divisivo del fine vita, tanto da determinare il rinvio a settembre la discussione del disegno di legge al Senato

Quando leggerete queste righe io non ci sarò più, perché avrò deciso di smettere di soffrire”,
È con queste parole che Laura Santi, giornalista di cinquant’anni, ci ha lasciati ponendo fine alle sue sofferenze, lo scorso 21 luglio nella sua casa a Perugia, dopo essersi auto-somministrata un farmaco letale.
La donna aveva la sclerosi multipla, che le causava gravi limitazioni dell’autonomia personale, tanto che necessitava l’assistenza continua dei suoi caregiver, tra i quali suo marito Stefano.
Il lungo iter: dalla domanda fino al via libera dell’ASL di riferimento
È durato due anni e mezzo il lungo percorso dalla richiesta iniziale della giornalista per accedere al suicidio medicalmente assistito. Infatti l’attuale regolamentazione per accedere al fine vita è possibile in Italia grazie alla Legge n. 219 del 2017, la legge sul biotestamento, e alla sentenza della Corte Costituzionale n. 242 del 2019, nota come “Sentenza Cappato”, che prevede l’accesso a tale servizio solamente attraverso il riconoscimento dei requisiti richiesti. Questi riguardano l’essere affetti da una patologia irreversibile, la presenza di sofferenze sia fisiche e sia psicologiche intollerabili dal paziente, la dipendenza da un trattamento di sostegno vitale, la capacità di intendere e volere e il rifiuto di qualsiasi soluzione terapeutica che induca il paziente a uno stato di incoscienza fino al momento della morte.
La procedura per accedere al suicidio medicalmente assistito prende in considerazione la richiesta scritta, o delega, dell’interessato all’ASL di riferimento, la quale formerà una Commissione che, composta da sette medici, valuterà la domanda e verificherà i requisiti, redigerà una relazione e successivamente comunicherà all’Asl e al paziente la decisione, solamente dopo aver consultato anche un comitato etico.
La situazione in Italia
In Italia il fine vita è un tema delicato e divisivo con una situazione normativa in continua evoluzione. Con la campagna “Liberi Subito”, l’Associazione Luca Coscioni, da sempre in prima linea per le scelte di fine vita e la legalizzazione dell’eutanasia, di cui Laura Santi era attivista, mira a ottenere leggi regionali che garantiscano tempi certi e procedure chiare per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019 sul caso Cappato/Dj Fabo. La proposta di Legge è stata depositata in diciotto regioni e la Toscana è stata la prima ad approvarla lo scorso 11 febbraio.
Il disegno di Legge sul fine vita approderà in Aula al Senato a settembre, dopo un rinvio condiviso da maggioranza e opposizione che hanno deciso di prendersi del tempo per affrontare il tema.
Il ddl non introduce la legalizzazione dell’eutanasia, che ad oggi costituisce reato, ma stabilisce i criteri per richiedere di porre fine alle sofferenze e, senza che ciò costituisca reato per chi l’assiste, di ricevere una risposta entro 60-90 giorni dalla domanda. Il disegno di legge esclude il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale per quanto riguarda il fornire la strumentazione, il farmaco e il personale, così nel caso in cui il malato si trovasse in una struttura pubblica potrebbe accedere al suicidio solo pagando di tasca propria la strumentazione, il farmaco e il medico, introducendo l’obbligo delle cure palliative. Ciò risulterebbe ancor più discriminatorio poiché spesso la condizione di disabilità è statisticamente associata a una condizione di povertà.
La stessa Laura Santi in un videomessaggio antecedente la sua morte, esprime il suo pensiero sul ddl e si è appellata ai parlamentari: “Vi chiedo di bocciarlo perché non è da esseri umani, il suo intento non è di regolamentare il fine vita ma di escludere questo diritto” e prosegue, “Vi prego, occupatevi delle sofferenze dei malati più gravi”. Infine la giornalista nella sua lettera di saluto si rivolge ai suoi lettori: “Pretendete una buona Legge che rispetti i malati e i loro bisogni. Esercitate il vostro spirito critico, fate pressione, organizzatevi e non restate a guardare, ma attivatevi perché un giorno potrebbe riguardare anche voi o i vostri cari”.
Bisogna credere nella dignità della vita, rispettarla e fare azioni per mettere in pratica questo ideale, ma credere non basta. Occorre perseverare.
(Lucia Romani)









