Ferragosto è alle porte e molti italiani lo passeranno in spiaggia. L’occasione ideale per approfondire un tema meno superficiale di quanto non si pensi

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Rituale in declino tra le nuove generazioni, ma ancora molto diffuso nel mondo occidentale, l’abbronzatura è un fenomeno culturale oggetto di studi medici e sociali. Ecco quello che c’è da sapere sull’argomento.
Cos’è davvero l’abbronzatura
L’abbronzatura è una forma di difesa che l’organismo mette in atto se la nostra pelle viene esposta ai raggi ultravioletti. Quando il corpo è esposto alla luce solare, inizia a produrre melanina, un pigmento che scurisce la pelle e la protegge dai danni dei raggi solari. Più ci si esporrà al sole, più melanina verrà prodotta, più la pelle si scurirà. L’abbronzatura non è sintomo di buona salute, come erroneamente ritenuto da molte persone, bensì la risposta immunitaria del nostro organismo all’aggressione dei raggi UV.
Un po’ di storia
Nel mondo occidentale il rituale dell’abbronzatura si è imposto negli anni Venti del Novecento come sintomo di una vita agiata ed è tutt’ora molto diffuso, nonostante sia tuttora considerato di cattivo gusto in diverse culture, soprattutto quando si ricorre alle famigerate lampade abbronzanti.
Fino al XIX secolo, nella società occidentale, la pelle chiara era considerata un segno distintivo delle classi agiate: chi poteva permettersi di evitare il lavoro nei campi manteneva l’incarnato pallido, simbolo di nobiltà e raffinatezza. L’abbronzatura era considerata volgare e associata alla povertà e alla fatica. Fu solo cent’anni fa che questa percezione cambiò radicalmente, grazie anche all’influenza di icone come la stilista Coco Chanel, che rese popolare l’abbronzatura come simbolo di lusso, tempo libero e benessere. Da quel momento, il colorito scuro divenne sinonimo di vacanza, salute e bellezza.
Negli anni Ottanta e Novanta, l’abbronzatura raggiunse il suo apice culturale: la pelle scura e lucida era esibita come trofeo estetico, spesso ottenuta con lunghe esposizioni al sole o con l’uso intensivo di lampade UV. Tuttavia, con l’aumento delle campagne di sensibilizzazione sui rischi legati ai raggi ultravioletti e ai tumori della pelle, la percezione pubblica ha iniziato gradualmente a cambiare.
Le tendenze odierne
Il mito dell’abbronzatura è ancora fortemente radicato nelle italiane e negli italiani rispetto a popolazioni di Paesi più attenti come in Australia, Asia o Nord Europa. Nonostante ciò, le nuove generazioni stanno gradualmente abbandonando l’ideale dell’abbronzatura estrema. Si predilige una leggera doratura, più naturale e meno artificiale, ottenuta con protezione e moderazione, segno di buon gusto e cura di sé. La pelle eccessivamente scura, talvolta aranciata, frutto di esposizioni prolungate o trattamenti artificiali, è spesso oggetto di critica o ironia sui social media. Questo cambiamento riflette una maggiore attenzione alla salute, all’autenticità e alla cura della pelle, in linea con una più ampia tendenza verso il benessere consapevole.
Un pericolo reale
Al di là dei personali gusti estetici, è il tema della salute che dovrebbe destare la nostra attenzione. Quando si eccede con l’esposizione solare, soprattutto senza un’adeguata protezione, l’abbronzatura è il segno che la pelle sta cercando di difendersi da un’aggressione esterna che può causare, nel migliore dei casi, un invecchiamento precoce, rughe, macchie solari, ustioni e perdita di elasticità della pelle; nel peggiore, porterà alla cheratosi attinica, una lesione precancerosa che appare come una macchia ruvida e squamosa sulla pelle esposta al sole, o addirittura alla comparsa del melanoma, la forma più pericolosa di cancro alla pelle.
Non meno pericoloso è il ricorso alle lampade abbronzanti: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato i lettini solari come “cancerogeni per l’essere umano” in quanto l’esposizione alle lampade UV aumenta il rischio di melanoma e altri tumori della pelle.
Quando il piacere diventa ossessione
Quella per l’abbronzatura, in alcuni casi, può addirittura diventare una vera e propria ossessione chiamata in termini medici “tanoressia”, parola ibrida formata da “tan” (“abbronzatura” in inglese) e “anoressia” a causa di aspetti in comune con questo disturbo mentale. Chi ne soffre, infatti, è critico verso il proprio fisico in modo ossessivo-compulsivo, proprio come chi soffre di anoressia. La tanoressia colpisce una donna su cinque e oltre 11 milioni di persone solo in Italia. Si sviluppa più di frequente in soggetti con tendenze al perfezionismo o che presentano altre forme di dipendenza (da fumo, alcol o altre droghe). La persona che soffre di questa dipendenza si espone con insistenza al sole, perennemente insoddisfatta del colore della propria pelle, evitando le protezioni solari e ricorrendo talvolta alle lampade abbronzanti, all’eterna ricerca di un colorito che non riuscirà mai a ottenere perché è soltanto nella sua mente.
Alla base di questa dipendenza ci sono motivi biologici (carenza di serotonina e dopamina) e psicologici: la pelle è una sorta di nostro biglietto da visita, perciò, in presenza di un conflitto tra l’aspetto reale e quello che si vorrebbe avere, si creano le condizioni ideali per lo sviluppo del disturbo.
Per liberarsi da questa compulsione, le persone affette da tanoressia dovranno rivolgersi a un professionista della salute mentale. Le cure più efficaci disponibili al momento sono la terapia cognitivo-comportamentale; i farmaci antidepressivi, che includono inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e possono alleviare i sintomi ossessivi e compulsivi; i centri di trattamento delle dipendenze.
Il sole non è nostro nemico, anzi!
Nonostante i rischi, facilmente evitabili con un po’ di attenzione, correlati al rituale dell’abbronzatura, non è necessario demonizzare questa pratica, anche perché l’esposizione al sole, se moderata e protetta, offre numerosi benefici per la salute fisica e mentale.
La luce solare stimola la produzione di vitamina D, fondamentale per ossa forti, sistema immunitario efficiente e prevenzione di alcune malattie. Inoltre, favorisce il rilascio di serotonina, migliorando l’umore e contrastando stati depressivi, soprattutto nei mesi più bui. Esporsi al sole aiuta anche a regolare il ritmo sonno-veglia, promuovendo un riposo più profondo e rigenerante. Bastano pochi minuti al giorno per ottenere questi vantaggi, sempre con la giusta protezione.
Per godere appieno di questi effetti positivi senza danni alla propria salute (e alla propria immagine), è sufficiente evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, indossare occhiali da sole e cappelli a tesa larga, utilizzare creme con protezione sia dai raggi UVA che UVB (ve ne sono anche con attivatore di melanina per chi proprio non resiste al fascino dell’epidermide scura) e con un fattore di protezione solare adatto al proprio tipo di pelle.
In caso di ripensamenti
Se la pelle marrone perde il suo fascino o si vuole semplicemente ritrovare il proprio tono naturale, esistono metodi delicati ma efficaci per farlo. L’esfoliazione è il primo passo: si possono scegliere scrub chimici a base di acido glicolico, che favoriscono il ricambio cellulare, oppure optare per rimedi naturali a base di yogurt e curcuma, noti per le loro proprietà schiarenti e lenitive. Oppure semplicemente attendere che col tempo la pelle ritrovi da sola il suo equilibrio e la sua luminosità.
Buon mare a tutte e tutti!
(Manuel Tartaglia)









