Ha preso il via WYDE.UE, progetto europeo che vuole rispondere alla seguente domanda: “Quanto le giovani donne con disabilità sono coinvolte nelle azioni di rappresentanza: advocacy e nel dibattito pubblico riguardo le politiche che le riguardano?”. Per rispondere ha dato vita ad un questionario rivolto proprio a loro

È partito quest’estate il progetto europeo WYDE.UE, che vede come capofila CBM e coinvolge diverse realtà associative provenienti da Paesi dell’Unione europea e non solo. In particolare, oltre a CBM, partecipano al progetto Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità, Italia), Stichting JongPIT (Paesi Bassi); LNF (Lietuvos negalios organizacijų forumas, Lituania); NOOIS (Nacionalna organizacija osoba sa invaliditetom Srbije, Serbia); Alda (European Association for Local Democracy) e il Forum Europeo della Disabilità.
Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, ha l’obiettivo di monitorare il livello di coinvolgimento dei giovani con disabilità nei processi decisionali pubblici e istituzionali, ma anche di comprendere quanto effettivamente la loro voce sia ascoltata all’interno del movimento associativo per i diritti delle persone con disabilità.
In particolare, WYDE, che prevede attività per tutto il 2027, ha come focus specifico quello di rilevare e studiare quanto le giovani donne con disabilità siano parte integrante dei processi decisionali pubblici, quanto spazio venga lasciato alle loro necessità e alla loro voce e quanto siano effettivamente coinvolte anche nel lavoro di advocacy e rappresentanza portato avanti dalle associazioni di persone con disabilità.
Partecipando alle attività progettuali, le giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni riceveranno formazione in presenza e da remoto e avranno la possibilità di partecipare anche a workshop all’estero. Saranno occasioni di formazione e confronto su come svolgere attività di advocacy e per ragionare insieme sugli ostacoli che le giovani donne con disabilità devono affrontare, a livello europeo oltre che nazionale, per far sentire la propria voce nel dibattito pubblico e all’interno delle associazioni di cui vorrebbero far parte o di cui sono già componenti.
Il progetto vuole quindi realizzare una ricerca approfondita su quanto le giovani con disabilità siano realmente coinvolte e partecipino alla costruzione della vita pubblica e su quanto si sentano effettivamente parte della discussione sulle questioni che le riguardano direttamente, sia a livello istituzionale sia all’interno delle realtà che le rappresentano. Un altro aspetto importante è proprio comprendere quanto le donne con disabilità tra i 18 e i 35 anni siano coinvolte nelle attività di advocacy e nei processi di rappresentanza portati avanti dalle associazioni di persone con disabilità e quanto abbiano, all’interno di queste realtà, uno spazio effettivo per esprimere il proprio punto di vista e contribuire alla definizione delle priorità.
Per farlo, CBM, Ledha e gli altri partner europei hanno realizzato un questionario rivolto proprio alle donne con disabilità tra i 18 e i 35 anni, per capire come e quanto si sentano libere e messe nelle condizioni di rappresentare ed esprimere i propri bisogni e le proprie difficoltà. L’obiettivo è anche comprendere dove sia possibile intervenire per migliorare la tutela dei loro diritti e rafforzare quell’empowerment richiamato dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che all’articolo 29 sancisce il diritto delle persone con disabilità a partecipare alla vita politica e pubblica.
Qui trovate il link al questionario in italiano.
Se siete giovani donne con disabilità tra i 18 e i 35 anni, far sentire la propria voce ed esercitare il diritto alla partecipazione è il primo passo per rendere più inclusiva la società in cui viviamo.
(Elisa Marino)





