Nella nostra doppia intervista, Codacons e Confimprenditori si confrontano su rincari, accesso al mare e futuro del turismo. Tra spiagge privatizzate e bollette alle stelle, consumatori e imprenditori finiscono per chiedere la stessa cosa: un sistema che funzioni

Il “caro vacanze” divide l’Italia tra chi accusa la speculazione e chi imputa tutto a costi fuori controllo. Con questo secondo articolo concludiamo la nostra inchiesta sull’argomento. Nella prima parte abbiamo analizzato il fenomeno riportando i dati ufficiali, scoprendo che sì, in Italia c’è stato quest’anno un significativo calo del turismo, ma che la situazione è stata dipinta dai media con toni esageratamente allarmistici: gli italiani sono comunque andati in ferie, scegliendo però mete più abbordabili e limitando i giorni di vacanza effettiva.
Un altro aspetto esasperato dai media è quello della polarizzazione: l’opinione pubblica è stata spaccata in due, con da una parte i consumatori che lamentano ingiustificati rincari di spiagge, ristoranti e alberghi, e dall’altro gli operatori del comparto turistico impegnati a denunciare inflazione e aumenti dei costi per difendersi.
Chi ha ragione? Sono davvero così opposte le due posizioni? Quali le ricette proposte per risollevare le sorti del turismo italiano?
Diamo voce ai rappresentati delle due “fazioni”: l’avvocato Vincenzo Rienzi di Codacons, associazione che si occupa della difesa dei consumatori, e Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, associazione che rappresenta le piccole e medie imprese. A entrambi abbiamo rivolto le stesse domande per riflettere sul tema del caro vacanze da due punti di vista distinti.
Negli ultimi mesi si è parlato molto dei prezzi elevati nelle località balneari italiane. È vero che una giornata in spiaggia è diventata un lusso per pochi?
Vincenzo Rienzi (Codacons): “È innegabile che ci siano stati dei rincari che hanno costretto in generale gli esercenti a un ritocco dei prezzi. C’è da distinguere, però. il classico ritocco in aumento dei prezzi annuali dalle vere e proprie speculazioni. Finché si parla di un aumento del 4, del 5 o del 6% sulle tariffe di listino, sono aumenti che possono anche dirsi giustificati, tutto ciò che è oltre questa percentuale, secondo noi, ha contenuto speculativo. I nostri dati sono abbastanza eloquenti, si parla – soprattutto nel comparto del lusso – di aumenti che possono arrivare fino al 30%. Casi in cui non c’è alcun tipo di giustificazione”.
Stefano Ruvolo (Confimprenditori): “Il vero problema non è la presunta speculazione dei balneari, ma il caro energia, il caro bollette e il caro trasporti. Sono aumenti che colpiscono tutti: famiglie e imprese. Una giornata al mare non dovrebbe essere un lusso, ma oggi diventa difficile perché i costi generali dell’economia si scaricano direttamente sui cittadini. Non è una scelta degli operatori, è un sistema che sta mettendo in ginocchio l’Italia”.
Quali sono, secondo voi, i veri fattori che spingono in alto i prezzi di lettini, ombrelloni e cabine?
Vincenzo Rienzi (Codacons): “C’è una percentuale di incremento dei prezzi che è sicuramente giustificata, per esempio, dall’aumento che hanno subito tutte le materie prime di approvvigionamento e le tariffe energetiche. Questi fattori ci danno chiaramente un indice importante di costo in più sull’esercente, quindi non bisogna necessariamente attaccare tutti a prescindere. Bisogna però poi fare delle distinzioni, perché quando il ritocco arriva al 30, 35%, molto probabilmente ci troviamo davanti a un meccanismo speculativo finalizzato, più che a coprire l’aumento dei costi, ad aumentare il margine“.
Stefano Ruvolo (Confimprenditori): “I rincari non nascono da scelte arbitrarie degli imprenditori, ma da un’esplosione dei costi esterni: energia che costa il doppio rispetto ad altri Paesi europei, carburanti e trasporti che pesano sulle forniture, bollette che strozzano famiglie e attività. Questo circolo vizioso trascina verso l’alto i prezzi finali. Senza un tetto al costo dell’energia e senza misure concrete per calmierare le spese, sarà impossibile invertire la rotta”.
Sempre più italiani scelgono alternative più economiche all’estero. Come si mantiene l’Italia attrattiva senza caricare i costi sui cittadini?
Vincenzo Rienzi (Codacons): “Innanzitutto va detto che i nostri servizi di balneazione sono molto antiquati. Basta andare in Europa, in Portogallo, in Spagna, in Grecia, per comprendere come la balneazione non è vista necessariamente come sfruttamento ad uso semi-esclusivo della spiaggia per guadagnare, ma è un servizio. Perché siamo noi i proprietari delle spiagge italiane. Sono del demanio, quindi non c’è nessuno che possa rivendicarne la titolarità che non sia lo Stato.
Oggi si punta a dire: ‘noi diamo la possibilità a tutte le tasche di venire al nostro lido. Se vuoi la prima fila, la paghi 150 euro, l’ultima 20′. Ma non è questo il meccanismo per riportare gli italiani al mare. Bisognerebbe fare più come all’estero: più alta percentuale di spiagge libere rispetto a quelle oggetto di concessioni balneari e poi prezzi stabiliti per la balneazione a tariffa fissa“.
Stefano Ruvolo (Confimprenditori): “Bisogna intervenire sul cuore del problema: i costi. Gli imprenditori non possono programmare senza certezze sui prezzi dell’energia e senza sapere quanto spenderanno di tasse e adempimenti. La nostra ricetta è semplice: meno burocrazia, più sostegno alle imprese e un tetto chiaro ai costi energetici. Solo così possiamo offrire tariffe ragionevoli senza sacrificare la qualità dei servizi”.
C’è chi denuncia poca concorrenza e canoni non allineati al valore commerciale; altri parlano di burocrazia e costi crescenti. Dove sta, secondo voi, la verità?
Vincenzo Rienzi (Codacons): “Il Codacons si schiera con la Bolkestein (normativa europea che impone gare pubbliche per l’assegnazione delle concessioni balneari, N.d.R.), quindi chiaramente con la necessità che le spiagge siano messe a gara. Detto ciò, non è che se le leggi sono sbagliate, allora è colpa dell’imprenditore. Quindi attenzione, bisogna necessariamente mettere a gara le concessioni balneari in Italia, perché ci sono concessioni che vanno avanti da troppo tempo e soprattutto che si pagano troppo poco a livello di canone demaniale. Ma bisogna anche andare a comprendere quello che è l’interesse dell’imprenditore, cioè di colui che per anni ha investito magari su un lido in virtù di un provvedimento normativo, non in modo abusivo, per renderlo più bello.
Altro discorso importante: una norma di legge, anche transitoria, che aumenti i canoni demaniali provvisoriamente fino a quando le nuove spiagge non vengano messe a gara, non costerebbe a nessuno. Basterebbe un decreto legislativo che dice: ‘tu se guadagni 10 ci paghi 2 di concessione demaniale. Pensate soltanto a quanto si arricchirebbero le casse dello Stato con una norma così semplice. Non viene fatta e bisognerebbe domandarsi perché”.
Stefano Ruvolo (Confimprenditori): “La verità è che sia cittadini che imprenditori stanno pagando lo stesso conto salato. Da una parte le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, dall’altra le imprese che cercano di non chiudere sotto il peso di bollette e costi fuori controllo. Chi specula non rappresenta la realtà del settore: il problema vero è strutturale e riguarda l’intero Paese“.
Per la prossima stagione, quali sono le richieste del consumatori e quali gli impegni da parte delle imprese?
Vincenzo Rienzi (Codacons): “Quella più importante: assolutamente non imporre in alcun modo ai cittadini di dover pagare per andare al mare. Ricordiamo ancora che la spiaggia è libera, è pubblica ed è proprietà nostra, non dei titolari delle concessioni demaniali. Questo vuol dire che bisogna dare la possibilità a tutti di poter accedere al mare, garantendo il libero accesso ai lidi e senza porre alcun tipo di impedimento per l’accesso alla spiaggia, perché ricordiamo che la legge obbliga il proprietario dello stabilimento a far passare anche chi vuol recarsi alla spiaggia libera attraverso uno stabilimento.
E ancora, nessun divieto può essere imposto sulla possibilità di portarsi il cibo da casa. Non si può imporre di mangiare necessariamente al ristorante dello stabilimento”.
Stefano Ruvolo (Confimprenditori): “Chi potrà permetterselo troverà resort di lusso pieni e servizi impeccabili, ma la vera emergenza riguarda la fascia media: le famiglie e i cittadini comuni che rischiano di restare esclusi. Per questo chiediamo al governo di intervenire subito con misure straordinarie, a partire dal tetto al prezzo dell’energia. Solo dando certezze sui costi d’impresa potremo garantire spiagge accessibili, imprese sostenibili e un turismo davvero alla portata di tutti”.
Un disaccordo solo apparente
Il confronto evidenzia due priorità: sostenibilità economica delle imprese e accesso equo al mare. Se il “caro vacanze” sia una narrazione o un fenomeno reale dipende da dove guardiamo, ma c’è una verità che trapela da entrambe le voci: così il sistema non regge. E nonostante la contrapposizione apparente, Ruvolo e Rienzi finiscono per indicare la stessa direzione: servono regole più chiare e costi più sostenibili. In assenza di entrambe, il rischio è che il mare resti accessibile solo a pochi, mentre per molti sarà sempre più un miraggio.
(Manuel Tartaglia)







