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	<title>FinestrAperta.it &#187; salute | FinestrAperta.it</title>
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		<title>Vizi e dipendenze, lo Stato ringrazia</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 09:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
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		<description><![CDATA[Il paradosso del portafoglio italiano: se siamo poveri, perché bruciamo miliardi in vizi? &#8220;Non posso permettermi quella visita privata o quel farmaco costoso&#8221;: quante volte lo abbiamo detto o sentito?[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il paradosso del portafoglio italiano: se siamo poveri, perché bruciamo miliardi in vizi?</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31759" alt="alois-komenda-hadftkfxmwm-unsplash" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/07/alois-komenda-hAdfTKFXmwM-unsplash.jpg" width="4334" height="3646" /></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non posso permettermi quella visita privata o quel farmaco costoso&#8221;: quante volte lo abbiamo detto o sentito? Eppure, c&#8217;è un dato macroscopico che stride con la narrazione di un&#8217;Italia schiacciata dalla crisi: <strong>ogni anno bruciamo cifre astronomiche in fumo e azzardo.</strong></p>
<p>Com&#8217;è possibile che un popolo che fatica ad arrivare a fine mese spenda così tanto? La risposta sta in un “gioco” psicologico: la varietà dell&#8217;offerta. <strong>Oggi ci sono Gratta e Vinci per tutte le tasche, da 1 a 30 euro.</strong> La trappola scatta proprio lì, nella percezione del valore e nella classica autogiustificazione: &#8220;Che male c&#8217;è se perdo solo 1 euro?&#8221;. Ci convinciamo che una moneta non cambi la nostra economia, ma quell&#8217;euro diventa un rito quotidiano moltiplicato per milioni di cittadini.</p>
<p>I numeri analizzati da <em>Il Sole 24 Ore</em> sono vertiginosi: <strong>gli italiani spendono ogni anno circa 20 miliardi di euro nei giochi di fortuna</strong> come Gratta e Vinci, slot e scommesse, cifra che vola a oltre 150 miliardi se si include l&#8217;intero settore, tra casinò e piattaforme online. Il risultato? Una spesa media di circa 365 euro bruciati a testa, neonati compresi. Soldi che finiscono (guarda caso) dritti all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Trattenendo una percentuale significativa degli incassi e tassando le vincite, lo Stato ha trasformato il gioco in una vera e propria tassa sulla speranza.</p>
<p>Ma se l&#8217;azzardo è un&#8217;illusione, il fumo è una certezza di spesa. Con un costo medio di 6 euro a pacchetto, <strong>chi fuma un pacchetto al giorno supera tranquillamente i 2.000 euro all&#8217;anno.</strong> Anche qui lo Stato ringrazia, registrando un gettito erariale annuo di 15,6 miliardi di euro. Una somma mastodontica incassata sempre dall&#8217;ADM attraverso la combinazione di tre voci fiscali: l&#8217;accisa, l&#8217;Iva al 22% e l&#8217;aggio del 10% spettante ai tabaccai.</p>
<p>E allora viene naturale chiedersi se non sia il caso di fare un passo indietro. Se rinunciassimo a queste extra-dipendenze, non potremmo forse concederci quella vacanza che sognamo da una vita? Infilando in un salvadanaio i 5 o 6 euro che buttiamo via ogni giorno, a fine anno ci ritroveremmo in mano un gruzzolo tra i 1.800 e i 2.000 euro (che raddoppiano per chi ha entrambi i vizi). Soldi veri, capaci di fare la differenza, con cui potremmo pagarci subito una visita medica privata senza attendere i tempi della sanità pubblica. <strong>Forse è ora di smettere di chiederci perché lo Stato guadagni sulle nostre debolezze</strong>, e iniziare a chiederci perché continuiamo a finanziarlo a nostre spese. O forse non riusciamo proprio a rinunciare a quella sensazione di eccitazione mentre si gratta via quella patina grigia da cartoncino colorato?</p>
<p style="text-align: right;">(Tiziana Rinaldi)</p>
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		<title>Speciale Manifestazioni nazionali UILDM 2026</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2026 16:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
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		<category><![CDATA[Manifestazioni Nazionali Uildm]]></category>
		<category><![CDATA[Padova]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno siamo a Padova Torna il consueto appuntamento con le Manifestazioni nazionali UILDM, con molte novità. Innanzitutto la location: dopo anni sotto il cielo di Lignano Sabbiadoro, quest&#8217;anno ci si[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Quest&#8217;anno siamo a Padova</h2>
<p><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/Padova_dall-alto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-31598" alt="Aerial view of Padua cityscape with buildings and streets" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/Padova_dall-alto.jpg" width="5464" height="3640" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Torna il consueto appuntamento con le Manifestazioni nazionali UILDM, con molte novità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto la location: dopo anni sotto il cielo di Lignano Sabbiadoro, <strong>quest&#8217;anno ci si sposta a Padova</strong>. Una scelta anche simbolica, trattandosi della città dove l&#8217;<a href="https://uildm.org/" target="_blank">Unione italiana lotta alla distrofia muscolare</a> ha mosso i primi passi e dove tuttora è la sede ufficiale della Direzione nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma, inoltre, è più snello, ma non per questo meno intenso. I tradizionali tre giorni dedicati ai lavori si riducono a due, <strong>il 22 e il 23 maggio</strong>, con appuntamenti mirati e di grande interesse per la comunità delle persone con malattie neuromuscolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che non cambia è la nostra presenza: <strong><em>Radio FinestrAperta</em> c&#8217;è anche quest&#8217;anno per raccontare in diretta ciò che sta accadendo</strong> e per raccogliere le testimonianze di quello che ci piace chiamare &#8220;il popolo UILDM&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tornate su <em>FinestrAperta.it</em></strong> per consultare la nostra pagina speciale in costante aggiornamento!</p>
<h2 style="text-align: justify;">È tutto pronto</h2>
<p><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-22-at-10.33.541.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-31610" alt="whatsapp-image-2026-05-22-at-10-33-54" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-22-at-10.33.541.jpeg" width="2011" height="1022" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un lungo viaggio in treno, siamo finalmente approdati a Padova, sede delle Manifestazioni nazionali UILDM di quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed eccoci qui, nell&#8217;accogliente location del Crowne Plaza, dove abbiamo allestito il nostro studio, pronti per raccontare e far raccontare ai protagonisti di questo evento, sensazioni, emozioni e aspettative su queste intense giornate di lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ascoltate <em>Radio FinestrAperta</em> per seguire in diretta l&#8217;andamento dell&#8217;assemblea.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Senza mobilità non si va lontano</h2>
<p style="text-align: justify;">Uno degli incontri più attesi di queste Manifestazioni nazionali è quello dedicato al tema della mobilità. Inutile avere una scuola accessibile, per esempio, se non ci è garantito il trasporto per raggiungerla. Di questo argomento parliamo con <strong>Vincenzo Falabella</strong>, Presidente Fish, e <strong>Michele Adamo</strong>, Segretario nazionale UILDM.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/qMsda6CdbLQ?si=2u73mGR3MAsMUqwE" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/dJgbG-YOr0I?si=PDQ1OebhYZ1Nbg4h" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Largo ai giovani!</h2>
<p style="text-align: justify;">Le nuove generazioni assicurano continuità alla nostra lunga storia, proseguendo il cammino di chi li ha preceduti. È a loro che diamo la parola, così da conoscere desideri e obiettivi dei giovani della UILDM: <strong>Francesco Venturi</strong>, <strong>Matteo Scalini</strong> e <strong>Marianna Benvenuto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/meP9Sie9D-Y?si=ROL5hTkMNjp5k73_" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/y0PeHghIfnc?si=uNZBKNYlxtU2fO1k" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Un impegno che continua</h2>
<p><strong>Marco Rasconi</strong> è stato per anni presidente nazionale della UILDM. Lo scorso anno ha passato il testimone a Stefania Pedroni, ma il suo impegno non è venuto meno. Ascoltiamo le sue riflessioni sulle Manifestazioni e sulle prospettive dei Centri clinici NeMO.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/3sHStAaccGs?si=lNnKfMcOFp1-TRCl" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Voci da Verona</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jules Talon</strong> e <strong>Valentina Bazzani</strong>, rispettivamente presidente e vicepresidente della Sezione UILDM di Verona, ci parlano delle attività sociali e sanitarie che portano avanti sul territorio, nonché dell&#8217;importanza di una comunicazione in grado di abbattere le barriere culturali.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/cWv61nib7jI?si=QJSAiggIk4J36RAY" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></h2>
<h2 style="text-align: justify;">Un&#8217;alleanza che dura nel tempo</h2>
<p style="text-align: justify;">UILDM e Telethon: un sodalizio indissolubile, che tanti risultati ha dato nel tempo. Lo si evince dalle testimonianze di <strong>Daniela Baldessari</strong> (Fondazione Telethon) e di <strong>Tiziana Mongini</strong> (UILDM Torino), che abbiamo intervistato al termine della tavola rotonda dedicata ai registri delle patologie neuromuscolari.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/L2LNiyWN56Y?si=zFYZlf33-7x3rSrD" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;importanza di fare rete</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elena Coracci</strong>, presidente di UILDM Versilia, ci lascia una breve testimonianza della sua partecipazione e un augurio per tutta la nostra comunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/X0vLfRi1Tak?si=MfQ_Fjm_htKMjrZi" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Padova segna il cambiamento</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Damiano Zampieri</strong>, di UILDM Padova, ci parla delle attività della sua Sezione e di quanto sia necessario il cambiamento strutturale intrapreso dalla Direzione nazionale UILDM per unire e favorire le Sezioni territoriali in una programmazione collaborativa e condivisa.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/Ok069Ic2GHg?si=PIw92My1VffRmqG9" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Com&#8217;è vivere, dopo tante edizioni lignanesi, le Manifestazioni nazionali sotto casa? Ce lo raccontano i consiglieri di UILDM Padova <strong>Francesco Ostellari</strong> e <strong>Gabriele Trotta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/qGe4Dl95aRA?si=MoOUn-GqGfecPwEe" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Gli obiettivi della Sezione UILDM di Gorizia</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandra Ferletti</strong>, presidente di UILDM Gorizia, ci racconta gli obiettivi della sua Sezione, tra cui il rafforzamento dei propri servizi relativi alla mobilità e la progettazione sull&#8217;IA, nonché gli aspetti positivi e negativi per le persone con disabilità nel territorio goriziano.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/UViKvm4sbUc?si=KomFkBgliEZyV6DR" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro quotidiano del vicepresidente di UILDM Gorizia: <strong>Massimiliano Mauri</strong> racconta il suo lavoro quotidiano, con un&#8217;attenzione particolare alla comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/Z_RFWMvM7Oc?si=QhkVbkvgu5QB5AyT" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;importanza dei Lea</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Antonio Trabacca</strong>, vicepresidente della Commissione medico-scientifica UILDM, ci spiega cosa sono i livelli essenziali di assistenza e perché è importante il loro aggiornamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/GG82pKYDT14?si=5X0CAKetow6w9DQh" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Alla ricerca del cambiamento</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Michela Grande</strong>, tesoriera della Direzione nazionale UILDM, racconta la soddisfazione nel ricoprire il suo ruolo e auspica un abbattimento della burocrazia per un vero cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/PG0KicgB9C4?si=WU8DwaKH-rgbKJqI" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Voci dal mondo scientifico</h2>
<p style="text-align: justify;">La dottoressa <strong>Elena Carraro</strong>, membro della Commissione medico-scientifica UILDM, auspica una sinergia sempre maggiore tra l&#8217;associazione e e i centri clinici col fine di migliorare la qualità della vita delle persone con malattie neuromuscolari.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/TjObvBh7J4c?si=u6uiDkhpyr0_Cf1-" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">La dottoressa <strong>Elena Pegoraro</strong>, reduce dal convegno che l&#8217;ha vista protagonista, rimarca l&#8217;importanza della raccolta dei dati per la ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/Rv1X4zC4vlM?si=K4E_GPdJiHDPunBP" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Parliamo di ausili e di nomenclatore tariffario</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giulio Fumagalli Romario</strong> è il presidente di Vivisol, che ribadisce la stretta alleanza che la sua azienda porta avanti da anni con UILDM.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/uIuBmpS6lu8?si=Tjm-QRTkrQ1M6Wtt" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elena Menichini</strong>, presidente Associazione Ausili di Confindustria Dispositivi Medici, sottolinea l&#8217;importanza della partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale e che questa non può essere messa in discussione per mere questioni economiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/9fQsyCl2KSw?si=Iabqjza5Vpcc6aDc" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo delle associazioni è fondamentale per fare pressione sulle istituzioni affinché garantiscano un progetto di vita adeguato ad ogni persona con disabilità. Parola di <strong>Paola Rizzitano</strong>, presidente della sezione del Lazio di Aisla.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/Lo_hlyoffxs?si=0JeKkPEyQNGNixU-" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Amicizia e impegno</h2>
<p style="text-align: justify;">Due testimonianze da Brescia: <strong>Paola Cotelli</strong> e <strong>Matteo Colombo</strong> hanno iniziato come semplici utenti di UILDM, trovandoci poi una vera e propria famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/9hqtVyROf5E?si=R-ZSOQbV3jh62w9J" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Una rete sempre più grande</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Renato Dutto</strong> e <strong>Bruno Ferrero</strong>, rispettivamente presidente e vicepresidente di UILDM Chivasso, illustrano i tanti progetti, realizzati e in cantiere, da questa attivissima Sezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/C43eJGqG3V0?si=KTU0tW_3oLrvoHFK" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Trasformare le difficoltà in opportunità</h2>
<p>Il consigliere nazionale <strong>Maurizio Conte</strong> parla, tra l&#8217;altro, dell&#8217;importanza del ricambio generazionale all&#8217;interno dell&#8217;associazione.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/qAWWLTwzUXk?si=wX_PIVp9Wr3OXTHz" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><strong>Antonella Vigna</strong> è la vicepresidente della Direzione nazionale UILDM. Nel suo intervento sottolinea la necessità di dialogare con le Sezioni e di portare avanti le istanze del territorio.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/NP4BMGLZqIQ?si=4IKzb-arInqTLn2O" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Il consigliere nazionale <strong>Massimiliano Venturi</strong> si è occupato della logistica dell&#8217;evento. Nelle sue parole le difficoltà affrontate e le soddisfazioni ricevute.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/JvOmxL9f-94?si=JsSvaqRjjMEoxuWk" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>In attesa del sessantesimo compleanno della propria Sezione, il Presidente di UILDM Napoli <strong>Salvatore Leonardo</strong> guarda al futuro.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/1VjeOt8EEtA?si=mOSoq_pVPdm5B5Ui" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Tiriamo le somme di un successo: <strong>Stefania Pedroni</strong>, presidente nazionale della UILDM, racconta come lei e il Consiglio direttivo hanno affrontato la sfida di svolgere le Manifestazioni nazionali in una location completamente nuova. Stanca ma felice, condivide con noi un bilancio decisamente positivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/dhZ_xdmalQk?si=wU8c74mTI7GQ5aMm" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Quel demone di cui parla anche Madame</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 12:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo ossessivo-compulsivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nostra lettrice ha voluto condividere con noi cosa significa vivere in prima persona il disturbo ossessivo-compulsivo Sono una persona che ha avuto il disturbo ossessivo-compulsivo con pensieri intrusivi “da contrasto”.[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Una nostra lettrice ha voluto condividere con noi cosa significa vivere in prima persona il disturbo ossessivo-compulsivo</h2>
<p><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/04/pexels-cottonbro-6717616.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-31569" alt="pexels-cottonbro-6717616" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/04/pexels-cottonbro-6717616.jpg" width="2333" height="3500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sono una persona che ha avuto il disturbo ossessivo-compulsivo con pensieri intrusivi “da contrasto”. Ho superato da un pezzo i vent’anni, ho sempre avuto una famiglia numerosa e chiassosa: lontana dalla perfezione, sì, ma che mi ha comunque lasciato tanti bei ricordi e che, a suo modo, c’è sempre stata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho una mente brillante, pochi amici ma molto buoni, e una disabilità fisica dalla nascita che, con tutte le sue problematiche connesse, non mi ha mai davvero fermata. Ho sempre avuto interessi, passioni, un carattere socievole; forse un po’ timida da bambina e da ragazza, ma comunque spiritosa e aperta agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, <strong>a diciott’anni, nell’estate tra il quarto e il quinto anno di liceo, arriva il primo pensiero intrusivo</strong>, dopo la visione di un film come tanti, senza infamia e senza lode.</p>
<p style="text-align: justify;">“E se fossi…? E se facessi…? E se un giorno mi rivelassi…?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Inizia così <strong>un periodo fatto di compulsioni, di test mentali per trovare una risposta a tutti questi “e se”</strong>. Un periodo di depressione. Di settimane senza voler uscire di casa o dal letto. Una sensazione costante e profonda di paura e vergogna, intrecciate tra loro. Il desiderio di non vedere né parlare con nessuno. Un lungo tempo in cui non sentivo nulla, se non la mia testa che mi spaventava a morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di disturbo è particolarmente sottile perché, almeno per me, è stato “a ondate”: ti dà tregua e poi, ciclicamente, si ripresenta. Magari nei momenti in cui le attività quotidiane si fermano, come a Natale o durante le ferie estive. Oppure quando sei sotto stress.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora i pensieri intrusivi cambiano forma, contenuto, ma tornano. Si riaffacciano nella mente e <strong>diventano come un vento fortissimo che entra in una casa e butta tutto all’aria</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho sempre descritto il disturbo ossessivo-compulsivo così: come un buco nero che si mangia tutto. Avete presente quelle scene delle serie in cui un’astronave cerca di non essere risucchiata da un buco nero? Per me era esattamente così. Conoscevo anche i suoi meccanismi, eppure era come se qualcosa spazzasse via ogni cosa dentro di me.</p>
<p style="text-align: justify;">È davvero come essere rapiti, e non uso questo termine a caso, dalla propria mente.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce circa 800mila persone e, a livello mondiale, circa il 3% della popolazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo considera tra i disturbi più invalidanti, con un impatto molto negativo sulla vita di chi ne soffre.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se ne parla pochissimo. <strong>Nell’immaginario collettivo è ancora ridotto a una semplice fissazione per l’ordine</strong>. C’è poca comprensione e, ogni volta che chi lo ha vissuto prova a raccontarlo, emergono grandi difficoltà nel farsi capire e comprendere. Esiste un vero e proprio tabù.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa si muove: iniziano a comparire podcast, persino su <em>TikTok</em> c’è qualche spazio dedicato. Ma resta estremamente difficile parlarne. <strong>È qualcosa di profondamente doloroso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo ho deciso di scrivere questo contributo: per ringraziare una cantante che non seguo abitualmente, ma che è riuscita a dare voce a chi ci è passato. Parlo di Madame che, con il suo recente singolo <em>Bestia</em>, è riuscita a mettere in musica parole che io non sono mai riuscita a dire, nonostante ami le parole e creda di saperle usare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo canta: “Sai muovere le mie mani, sai fare la mia voce”. Ed è esattamente così. Il disturbo ossessivo-compulsivo viene da te, dalla tua mente: non c’è un modo per scappare. È davvero come essere rapiti da sé stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio percorso è stato molto lungo, fatto di alti e bassi. È passato anche attraverso <strong>momenti molto bui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un invito che sento di fare è alle persone che stanno accanto a chi soffre di questo disturbo: ascoltate. <strong>Ascoltate davvero</strong>. Perché, come dice Madame, è come se ci fosse un rapitore che parla con la tua voce, che usa le tue mani, che trasforma la tua mente in una gabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">E parlo anche a chi ne soffre. Per me è stato molto duro uscirne; anche solo ripensarci oggi mi emoziona profondamente. La mente è un meccanismo complesso e, non è questo il luogo per analizzarlo, ma una cosa posso dirla con certezza: <strong>chiedete aiuto. Se ne esce</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A un certo punto qualcosa scatta, soprattutto se accanto avete un supporto professionale. Parlate. Non vergognatevi. Fa parte del vostro percorso, ma non è tutto il vostro percorso.</p>
<p style="text-align: right;">(Maria G. Rossi)</p>
<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/C9y3ZitipIA?si=xvTOLPW-uGQWGflE" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>L’OMS lancia un corso online gratuito per i caregiver</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 20:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[corso gratuito]]></category>
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		<description><![CDATA[In Europa sono 80 milioni e si occupano gratuitamente e in modo non professionale di familiari, partner e amici. Il corso ha l’obiettivo di offrire le competenze pratiche per l’assistenza[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">In Europa sono 80 milioni e si occupano gratuitamente e in modo non professionale di familiari, partner e amici. Il corso ha l’obiettivo di offrire le competenze pratiche per l’assistenza quotidiana e gli strumenti per proteggere il benessere psicofisico del caregiver</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31358" alt="health-8971830_1280" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/12/health-8971830_1280.jpg" width="1280" height="853" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il corso sviluppato dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), finanziato dalla Commissione Europea &#8211; Direzione Generale per l’Occupazione, gli Affari Sociali e l’Inclusione, e in stretta collaborazione con Eurocarers, un’organizzazione ombrello che rappresenta le associazioni di caregiver in tutta Europa. Inoltre hanno partecipato sia lo Swedish Family Care Competence Centre dell’Università di Linneaus in Svezia e sia l’Istituto Nazionale per la Salute e le Scienze dell’Invecchiamento in Italia, i quali da anni studiano la vita e le difficoltà dei caregiver informali.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Di cosa si tratta</h3>
<p style="text-align: justify;">Il corso, gratuito e disponibile online sulla piattaforma <em><a href="https://whoacademy.org/" target="_blank">WHO Academy</a></em>, previa registrazione, è sviluppato <strong>per aiutare chi presta assistenza, a proteggere la propria salute e il proprio benessere</strong>, sentendosi più preparato, sicuro e supportato nel proprio ruolo assistenziale. Al momento è disponibile in lingua inglese, con traduzioni in francese e spagnolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma è strutturato in due moduli complementari: il primo dal titolo “Prendersi cura di sé” che aiuta a gestire lo stress, a preservare la salute fisica e mentale e a mantenere un equilibrio tra il ruolo di cura, lavoro e vita personale, mentre il secondo “Prendersi cura degli altri”, comprende le informazioni e le indicazioni per supportare al meglio la persona con le esigenze di assistenza, come ad esempio <strong>gestire la mobilità e l’igiene personale, osservare una corretta alimentazione, a stimolare le capacità cognitive e l’utilizzo dei dispositivi per l’assistenza.</strong></p>
<h3 style="text-align: justify;">A chi è rivolto</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con il termine “caregiver” si intende quella persona che si prende cura gratuitamente di un familiare, amici, partner e vicini di casa non autosufficienti</strong> a causa di una malattia, disabilità o età avanzata. Secondo Eurocarers, in Europa sono circa 80 milioni e si stima che nel nostro Paese siano circa 7,3 milioni di caregiver informali, di cui la maggioranza donne tra i 45 e i 55 anni, che nel 60% dei casi sono state costrette ad abbandonare il lavoro per potersi dedicare alla cura dei familiari.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo del caregiver può essere molto impegnativo e gravoso dal punto di vista fisico ed emotivo portando a stress, ansia, depressione e la condizione burden, ovvero il peso di occuparsi degli altri e la relativa mancanza di cura per se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti Paesi europei l’assistenza di lungo periodo si regge in gran parte sulle spalle di queste figure, che rappresentano una parte fondamentale quanto invisibile del sistema assistenziale. Ricordiamo che non stiamo parlando di infermieri o operatori sanitari ma di figli, partner, amici e vicini di casa, persone comuni che spesso rinunciano al proprio tempo, al sonno e anche a una parte della propria vita per garantire la dignità di qualcun altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo corso, dunque, non è solo un’opportunità di formazione ma è un riconoscimento da parte dell’OMS e della società che finalmente vede e valorizza <strong>l’impegno quotidiano di quest’esercito silenzioso</strong> che contribuisce al benessere nelle case e nella comunità.</p>
<p style="text-align: right;">(Lucia Romani)</p>
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		<title>Miastenia gravis: un convegno per parlarne</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 19:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un incontro promosso da OMaR riunisce esperti, associazioni e stakeholder per analizzare criticità, prospettive e soluzioni sostenibili nel percorso di cura delle persone con miastenia gravis Il 10 dicembre 2025[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Un incontro promosso da OMaR riunisce esperti, associazioni e stakeholder per analizzare criticità, prospettive e soluzioni sostenibili nel percorso di cura delle persone con miastenia gravis</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31345" alt="mason-c-_hazod2kpcm-unsplash" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/12/mason-c-_HAZod2kpcM-unsplash.jpg" width="4672" height="4672" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 dicembre 2025 si è tenuto un convegno online di grande rilevanza intitolato<strong> “Equità d’accesso alle cure, sostenibilità e qualità di vita: il caso studio della miastenia gravis”</strong>, organizzato da <a href="https://www.osservatoriomalattierare.it/" target="_blank">OMaR</a> (Osservatorio Malattie Rare) con l’obiettivo di analizzare criticità, prospettive e strumenti per migliorare il percorso di cura delle persone affette da Miastenia Gravis, una malattia autoimmune rara che causa debolezza e affaticamento muscolare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento ha avuto il patrocinio di importanti associazioni di pazienti attive sul territorio nazionale, tra cui <a href="https://miastenia.it/" target="_blank">Aim</a> (Associazione Italiana Miastenia e Malattie Immunodegenerative), Amici del Besta ODV, AMG (<a href="https://www.associazionemiasteniagravis.it/" target="_blank">Associazione Miastenia Gravis APS</a>) e <a href="https://www.assmiastenia.it/it/" target="_blank">AM</a> (Associazione Miastenia ODV), segnalando un forte impegno della comunità associativa nel portare avanti tematiche di interesse collettivo. Inoltre, il convegno è stato realizzato con il contributo non condizionante di <em>Johnson &amp; Johnson</em>, il cui supporto riflette l’attenzione delle aziende farmaceutiche verso iniziative volte a promuovere l’equità e l’accesso alle terapie più efficaci per i pazienti.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno dell’iniziativa è stata presentata una pubblicazione frutto di un lavoro di analisi collaborativa, realizzato da un board di esperti composto da medici, rappresentanti associativi e professionisti sanitari. Questo documento affronta in modo sistematico i principali nodi critici che influenzano <strong>l’accesso alle cure e la qualità di vita delle persone con miastenia gravis</strong>, come la disponibilità e l’accesso tempestivo alle terapie innovative, la sostenibilità del sistema sanitario di fronte ai costi delle nuove opzioni terapeutiche, le ricadute sociali, normative ed economiche sui pazienti e sui loro caregiver e l’importanza di modelli organizzativi e di politiche sanitarie mirate all’equità di accesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento sottolinea che, sebbene i progressi terapeutici abbiano ampliato le possibilità di trattamento, <strong>persistono barriere di accesso sia nel contesto nazionale che europeo</strong>. Per questo motivo, le associazioni presenti hanno ribadito la necessità di un monitoraggio continuo delle criticità e di un dialogo costante con le istituzioni per indirizzare le politiche sanitarie verso soluzioni condivise e sostenibili nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La miastenia gravis, pur essendo una malattia rara, ha un impatto significativo sulla quotidianità dei pazienti. <strong>Le difficoltà non si limitano al piano clinico ma si estendono alle dimensioni sociali e lavorative</strong>: spesso questi pazienti incontrano ostacoli nell’accesso a diritti come quelli previsti dalla Legge 104 o nella conciliazione tra terapia continuativa e attività professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni coinvolte nel convegno lavorano da anni per supportare i pazienti e le famiglie, promuovendo non solo sensibilizzazione e informazioni, ma anche iniziative per tutelare i diritti esigibili e facilitare il rapporto con il sistema sanitario.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento è stato trasmesso in diretta online, permettendo una più ampia partecipazione di medici, pazienti, caregiver e stakeholder istituzionali da tutta Italia. L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare i dati e le evidenze raccolti in azioni concrete, promuovendo un approccio che ponga la persona al centro e favorisca percorsi di cura più equi, sostenibili e orientati alla qualità di vita complessiva.</p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>Obesità: oltre il giudizio, dentro la complessità</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 15:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[obesità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dietro ogni corpo c’è una storia: l’obesità cresce, ma il giudizio sociale corre più veloce della comprensione Spesso, quando vediamo una persona obesa, ci fermiamo all’apparenza. Ma ci siamo mai[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Dietro ogni corpo c’è una storia: l’obesità cresce, ma il giudizio sociale corre più veloce della comprensione</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31234" alt="bco-8b24b521-9cc8-4c1f-95e9-8825fe1b64ef" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/BCO.8b24b521-9cc8-4c1f-95e9-8825fe1b64ef.png" width="1024" height="1536" /></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso, quando vediamo una persona obesa, ci fermiamo all’apparenza. Ma ci siamo mai chiesti cosa c’è dietro quella massa corporea? Non sempre la causa è una cattiva alimentazione. Possono esserci disturbi fisici, traumi emotivi, effetti collaterali di farmaci o semplicemente un rifugio nel cibo per affrontare il dolore. <strong>Prima di giudicare, serve empatia</strong>. Certo, esistono abitudini alimentari scorrette e il dilagare del “cibo spazzatura” nei locali di tendenza – tra pub, panini e patatine – non aiuta. Ma ridurre tutto a una scelta personale è superficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, <strong>l’obesità è in crescita</strong>: negli ultimi 20anni si contano 1,6 milioni di adulti in più, per un totale di quasi 6 milioni. Il fenomeno colpisce sempre più i giovani: nella fascia 18-34 anni, la percentuale è passata dal 2,6% al 6,6%, triplicando tra le donne. Anche tra gli over 74 si registra un aumento dall&#8217;11% al 13,8%.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il Ministero della Salute, l’obesità è una priorità nazionale. È legata a oltre 200 complicazioni, tra cui <strong>diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie</strong>. L’indice di massa corporea elevato è associato a ipertensione e a un aumento della mortalità, indipendentemente da età o stile di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Le strategie per contrastarla devono essere integrate e multi-settoriali: scuola, lavoro, ambiente urbano. Serve alfabetizzazione sanitaria, interventi legislativi e un riconoscimento ufficiale dell’obesità come malattia. L’inserimento del tema nelle politiche del G7 potrebbe aprire nuove prospettive globali.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, è fondamentale combattere lo stigma. L’obesità <strong>non è solo una questione clinica, ma anche sociale</strong>. Il cambiamento richiede il coinvolgimento di tutta la società. Solo così potremo davvero cambiare il modo in cui vediamo, preveniamo e trattiamo questa patologia.</p>
<p style="text-align: right;">(Marilena Ridolfi)</p>
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		<title>Tumore al seno, ora più che mai è il momento di riflettere e agire</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 17:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Tartaglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Ottobre Rosa]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Ottobre Rosa è un&#8217;iniziativa per sensibilizzare sui temi della salute femminile. Cogliamo l&#8217;occasione per ricordare l&#8217;importanza della prevenzione e di un corretto stile di vita Il cosiddetto &#8220;Ottobre rosa&#8221; nasce[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;Ottobre Rosa è un&#8217;iniziativa per sensibilizzare sui temi della salute femminile. Cogliamo l&#8217;occasione per ricordare l&#8217;importanza della prevenzione e di un corretto stile di vita</h2>
<p><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/woman-8439000_1280.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-31195" alt="woman-8439000_1280" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/woman-8439000_1280.png" width="1280" height="1280" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il cosiddetto &#8220;Ottobre rosa&#8221; nasce negli Stati Uniti negli anni Ottanta come campagna di sensibilizzazione sul tumore al seno, diffondendosi poi in tutto il mondo come simbolo di consapevolezza, solidarietà e ricerca. Il simbolo dell&#8217;iniziativa è un nastro rosa, spesso rappresentato incompleto, emblema di una cura che continua: un invito a non abbassare la guardia, a informarsi, a prendersi cura del proprio corpo con dignità e coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Diamo il nostro contributo sul tema della salute femminile con una scheda pratica sui rischi, sulle corrette pratiche e su come sconfiggere un nemico insidioso come il tumore al seno. Ricordando sempre che prendersi cura di se è un gesto d&#8217;amore quotidiano. E non serve aspettare ottobre per farlo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è il tumore al seno</h3>
<p style="text-align: justify;">Il tumore al seno è una neoplasia che origina dalle cellule della ghiandola mammaria e rappresenta <strong>la forma di cancro più frequente tra le donne</strong> in Italia e nel mondo occidentale. Nel nostro Paese, si registrano ogni anno circa 48.000 nuovi casi. Nonostante la percezione comune, l’85–90% dei tumori al seno è sporadico, cioè si manifesta in donne senza una significativa storia familiare. Solo il 5–7% è riconducibile a mutazioni genetiche ereditarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze del tumore al seno variano in base alla precocità della diagnosi, alla tipologia e alla diffusione. Può comportare interventi chirurgici, terapie farmacologiche, radioterapia e un impatto psicologico significativo. Tuttavia, grazie ai programmi di screening e ai progressi della medicina, la sopravvivenza a cinque anni supera l’87% nei casi diagnosticati precocemente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La prevenzione resta la chiave</strong>: conoscere il proprio corpo, aderire ai controlli periodici e informarsi sui fattori di rischio può fare la differenza.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Lo stile di vita può fare la differenza</h3>
<p style="text-align: justify;">Il tumore al seno ha origini multifattoriali, ma circa il 23% dei casi è legato a comportamenti modificabili. Tra i principali fattori di rischio evitabili ci sono:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcol</strong>: anche quantità moderate aumentano il rischio. In Italia, si stima che oltre 6.000 nuovi casi all’anno siano attribuibili all’abuso di alcol.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fumo</strong>: il tabacco potenzia gli effetti dannosi dell’alcol e contribuisce all’infiammazione sistemica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sedentarietà e sovrappeso</strong>: il 36,9% delle donne italiane è sedentario, e il 26,8% è in sovrappeso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alimentazione sbilanciata</strong>: una dieta ricca di grassi saturi può favorire l’infiammazione e alterare il metabolismo ormonale.</p>
<p style="text-align: justify;">Risulta evidente come uno stile di vita sano (muoversi ogni giorno, limitare alcol e fumo, scegliere cibi freschi e vari) non è solo prevenzione, ma anche un gesto di amore verso sé stesse. capitale per preservare la propria salute</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il potere della prevenzione</h3>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi precoce del tumore al seno può fare la differenza tra un percorso lieve e uno più complesso. Per questo, la visita senologica è raccomandata a tutte le donne a partire dai vent&#8217;anni. In sintesi:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dai 20 ai 40 anni</strong>: visita senologica annuale ed ecografia mammaria ogni 1–2 anni, eseguite da un senologo o radiologo esperto in senologia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dai 40 anni in su</strong>: mammografia ogni 1–2 anni, eventualmente con ecografia di supporto, sotto la guida di un senologo e, se necessario, di un oncologo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tecnologie come E-Flow e elastografia permettono oggi di distinguere tra noduli benigni e sospetti senza ricorrere subito a biopsie invasive, migliorando l’accuratezza diagnostica e riducendo l’ansia.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Risorse per tutte le tasche</h3>
<p style="text-align: justify;">Non è necessario spendere un capitale per preservare la propria salute. Sono tante le strutture sanitarie pubbliche e le associazioni che offrono visite senologiche gratuite, screening mammografici e consulenze specialistiche. In tutta Italia, la Lilt organizza campagne di prevenzione con ambulatori aperti e unità mobili, mentre diverse Asl promuovono controlli gratuiti per donne tra i 45 e i 74 anni. E durante l&#8217;Ottobre Rosa le iniziative si moltiplicano.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui di seguito alcuni recapiti utili per accedere a risorse gratuite:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ministero della Salute</strong>: <a href="https://www.salute.gov.it" target="_blank">https://www.salute.gov.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori)</strong>: <a href="https://www.legatumori.mi.it" target="_blank">https://www.legatumori.mi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fondazione Airc</strong>: <a href="https://www.airc.it" target="_blank">https://www.airc.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">La prevenzione non deve essere un lusso: è un diritto. E in ottobre diventa anche un dono.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</span></p>
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		<title>L&#8217;importanza della salute mentale e cosa possiamo fare per preservarla</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 10:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Tartaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[10 Ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Salute Mentale]]></category>

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		<description><![CDATA[10 Ottobre, una giornata per combattere stigmi e promuovere il benessere psicologico Quello della salute mentale è tuttora per molte persone un tabù. Si fa ancora fatica ad ammettere di[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">10 Ottobre, una giornata per combattere stigmi e promuovere il benessere psicologico</h2>
<p><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-cottonbro-4098228.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-31156" alt="pexels-cottonbro-4098228" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-cottonbro-4098228.jpg" width="2000" height="1628" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quello della salute mentale è tuttora per molte persone un tabù. Si fa ancora fatica ad ammettere di avere un problema psicologico con la stessa facilità con cui si dice &#8220;ho mal di schiena&#8221; oppure &#8220;ho il raffreddore&#8221;. Su questo argomento sono ancora molto radicati luoghi comuni difficili da abbattere (per molti, una persona con disturbi mentali è &#8220;pazza&#8221;, non malata), i disturbi spesso non sono compresi (&#8220;non sei depresso, sei solo triste&#8221;) e in molti casi la vergogna impedisce a chi è in difficoltà di chiedere aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 ottobre si celebra in tutto il mondo la <strong>Giornata della Salute Mentale</strong>, un’occasione per riflettere sull’importanza del benessere psicologico. Istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, questa giornata mira a sensibilizzare l’opinione pubblica, combattere lo stigma che ancora circonda i disturbi mentali e promuovere politiche e pratiche di cura più accessibili, inclusive e rispettose della dignità umana.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La salute mentale in Italia: le statistiche</h3>
<p style="text-align: justify;">La situazione della salute mentale in Italia evidenzia una realtà complessa e in crescita. Secondo il Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute, nel 2023 sono stati assistiti oltre <strong>854mila utenti psichiatrici dai Dipartimenti di Salute Mentale</strong>, con una prevalenza femminile del 55%.</p>
<h3 style="text-align: justify;">I disturbi più comuni</h3>
<p style="text-align: justify;">La mappa dei disturbi mentali è ampia ed eterogenea, elenchiamo di seguito i più diffusi. <strong>Depressione</strong>: colpisce oltre il 6% degli adulti, con picchi del 9% tra gli over 65. <strong>Ansia</strong>: in aumento del 30% rispetto ai livelli pre-pandemia. <strong>Disturbi dell’umore</strong>: rappresentano il 64,8% dei casi di suicidio con diagnosi psichiatrica. <strong>Disturbi alimentari</strong>: in crescita del 40%, soprattutto tra i giovani. <strong>Disturbo post-traumatico da stress</strong>: aumentato del 20% dopo la pandemia.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Chi sono le persone più colpite?</h3>
<p style="text-align: justify;">Alcune fasce della popolazione sono più soggette a manifestare malattie mentali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Donne</strong>: il 12% riferisce sintomi depressivi, contro il 5% degli uomini. <strong>Anziani</strong>: il 9% soffre in media per 17 giorni al mese; oltre gli 85 anni si arriva al 13%. <strong>Persone con difficoltà economiche</strong>: il 18% tra chi fatica a gestire le spese, fino al 25% tra chi vive in grave disagio. <strong>Chi vive da solo o ha patologie croniche</strong>: entrambi i gruppi mostrano un’incidenza dell’11%.</p>
<h3>Le differenti figure professionali a cui ci si può rivolgere</h3>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di salute mentale, è fondamentale conoscere le figure professionali che possono offrire aiuto qualificato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo psicologo</strong> è un professionista laureato in psicologia, abilitato all’esercizio della professione. Si occupa di ascolto, valutazione e sostegno psicologico. <strong>Lo psicoterapeuta</strong> è uno psicologo o medico con specializzazione in psicoterapia. Lavora su disturbi emotivi e relazionali attraverso percorsi strutturati. <strong>Lo psichiatra</strong> è un medico specializzato in psichiatria. Può diagnosticare e trattare disturbi mentali anche con farmaci, quando necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi professionisti non operano necessariamente &#8220;per chi sta male&#8221;, ma per chi vuole stare meglio. Non servono problemi gravi per chiedere aiuto: basta sentire che qualcosa non torna. <strong>La mente merita cura, come il corpo</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa fare se ci si sente in difficoltà</h3>
<p style="text-align: justify;">Non minimizzare il disagio. <strong>Il primo passo da compiere è riconoscere di avere bisogno di aiuto</strong> e magari parlare con un familiare, un amico, qualcuno di fiducia. È importante evitare l’isolamento e cercare contesti di ascolto, anche anonimi.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Non è necessario spendere soldi: i servizi gratuiti e accessibili</h3>
<p style="text-align: justify;">Il diritto alla salute mentale è importante tanto quello alla salute fisica. Se ci si trova in difficoltà economica, ci si può rivolgere a diversi servizi gratuiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.telefonoamico.it/" target="_blank">Telefono Amico Italia</a></strong>: ascolto anonimo per chi vive disagio emotivo, solitudine, ansia o crisi relazionali. Tel. 02 23272327, WhatsApp: 324 0117252.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://cri.it/supporto-psicologico" target="_blank">Croce Rossa Italiana</a></strong>: Colloqui telefonici gratuiti con psicologi qualificati per adulti. Tel. 1520.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.salute.gov.it/new/" target="_blank">Centri di Salute Mentale (CSM)</a></strong>: servizi pubblici territoriali per diagnosi, cura e riabilitazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Bonus Psicologo 2025</h3>
<p style="text-align: justify;">Il Bonus Psicologo è una misura pubblica che sostiene le <strong>spese per la psicoterapia con importi fino a 1.500 euro</strong>. Si può richiedere dal 15 settembre al 14 novembre 2025 su <a href="https://www.inps.it/" target="_blank">inps.it</a>. I requisiti per poterne usufruire sono la residenza in Italia e un Isee inferiore a 50.000 euro. La prima seduta va effettuata entro 60 giorni dall’assegnazione.</p>
<p style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</p>
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		<title>L&#8217;amara verità nella tazzina</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 14:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Tartaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Il caffè in Italia fa schifo]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Palange]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il caffè è una bevanda dalla storia affascinante e dalle virtù eccezionali, peccato che in Italia venga mortificato quotidianamente. Ne parliamo con l&#8217;esperta Valentina Palange, che ci regala anche qualche trucco per evitare trappole al bar</h2>
<div id="attachment_31131" class="wp-caption aligncenter" style="width: 875px"><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-02-164741.png"><img class="size-full wp-image-31131" alt="Valentina Palange" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-02-164741.png" width="865" height="651" /></a><p class="wp-caption-text">Valentina Palange</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sfatiamo un mito</strong>, quello del caffè italiano, caposaldo della nostra cultura, bevanda impareggiabile, che nessuno al mondo riesce a fare meglio di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà è decisamente più amara (in tutti i sensi) e non basterà un&#8217;intera bustina di zucchero per addolcirla: <strong>citando il titolo di uno dei bestseller dell&#8217;ultima stagione, &#8220;Il caffè in Italia fa schifo&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giacovellieditore.com/product/il-caffe-in-italia-fa-schifo-un-viaggio-tra-consapevolezza-falsi-miti-e-crudeli-verita/" target="_blank"><em>Il caffè in Italia fa schifo: un viaggio tra consapevolezza, falsi miti e crudeli verità</em></a> (<em>Giacovelli Editore</em>, 2025) è un saggio scritto da <strong>Valentina Palange, divulgatrice e content creator nota nel mondo del caffè come <em>Specialty Pal</em></strong>. Al di là del titolo provocatorio, il libro è un&#8217;autorevole trattato che <strong>smonta i miti attorno al caffè italiano, soprattutto quello servito nei bar, spesso amaro, bruciato e frutto di pratiche poco trasparenti nella filiera</strong>. Presentata al Salone del Libro di Torino 2025, l&#8217;opera è andata esaurita rapidamente tra gli stand della fiera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caffè è una bevanda dalla storia secolare e dalle ottime proprietà per la salute (se assunto con moderazione). Grazie a un&#8217;esperta come Valentina, che del suo amore per il caffè ha fatto un mestiere e della sua divulgazione ha fatto una missione, ci avviciniamo in modo più consapevole a questo affascinante mondo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Perché, secondo te, gli italiani continuano a credere che il loro caffè sia il migliore del mondo, nonostante le evidenze contrarie?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Perché fondamentalmente non si informano. <strong>Siccome il caffè espresso lo abbiamo inventato noi, siamo rimasti fermi a quell&#8217;dea</strong>, ma nel frattempo ci sono state tantissime evoluzioni. Soprattutto all&#8217;estero, perché partendo dalla nostra cultura hanno poi continuato a studiare. E così noi siamo rimasti indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamelo dire, quando parliamo della nostra cultura noi italiani pecchiamo di saccenza. Pensiamo che il caffè sia una cosa nostra, invece non sappiamo che fondamentalmente <strong>il caffè non sarà mai nostro, il caffè è del mondo</strong> e ci sono tante culture molto diverse dalla nostra che raccontano il proprio legame con questa bevanda.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi il caffè non è un prodotto italiano. Anzi, viene proprio dai paesi tropicali&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Quanto incidono i contratti vincolanti delle torrefazioni sulla scarsa qualità media del nostro caffè al bar?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Come scrivo anche nel mio libro, <strong>il caffè in Italia fa schifo proprio a causa dei finanziamenti</strong>. Troppo spesso il focus non è la qualità del caffè, bensì i contratti che il titolare stabilisce con la grande torrefazione. <strong>Le torrefazioni diventano come delle banche</strong>, con loro il discorso è: tu ti prendi il mio caffè e io ti regalo tutto, la macchina del caffè, il macinacaffè, gli ombrelloni, il lavatazzine&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà non si tratta di un regalo perché, pagando il caffè, il barista si sta pagando a rate tutto quello che la torrefazione gli fornisce, di certo non la qualità del caffè perché è scarsissima. In questo modo le grandi aziende triplicano il loro guadagno, anche perché fondamentalmente il titolare, così come il consumatore, non si chiede nulla sul caffè né tanto meno esige qualcosa di migliore&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Abbiamo capito che la maggior parte del caffè che viene servito in Italia non è buono, possiamo invece segnalare degli esempi virtuosi?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;C&#8217;è da chiarire una cosa: l&#8217;Italia non produce caffè, semplicemente lo lavora: noi siamo il Paese delle torrefazioni. I produttori sono Paesi come Brasile, Vietnam, Colombia, Nicaragua, Honduras&#8230; Sono più di settanta.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia ci sono delle torrefazioni veramente eccellenti. Si tratta di <strong>micro torrefazioni gestite da ragazzi che magari hanno fatto dei periodi di lavoro all&#8217;estero</strong>, poi sono tornati qua a e hanno continuato a lavorare avviando un loro business perché vogliono portare cultura. Molto spesso succede che sono più conosciuti all&#8217;estero rispetto al proprio Paese. Infatti queste piccole torrefazioni artigianali <strong>tostano caffè di alta qualità e lavorano molto con l&#8217;estero</strong>&#8220;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Che cosa sono gli specialty coffee e che ne pensi? Li consideri una moda o una reale alternativa?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quasi nessuno lo sa, ma la definizione &#8216;specialty coffee&#8217; è stata coniata negli anni Settanta da una donna norvegese, Erna Knutsen, che si riferiva a tipologie di caffè molto rare, che crescono in microclimi particolari ad altissime quote.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli specialty coffee stanno vivendo un&#8217;evoluzione molto importante in questo periodo storico. Parliamo di <strong>caffè di altissima qualità</strong>, che viene valutato dal punto di vista organolettico e sensoriale da parte di persone che hanno studiato per farlo, <strong>i Q grader, che sono per il caffè l&#8217;equivalente dei sommelier per il vino</strong>. I Q grader valutano il caffè e gli danno un punteggio: se questo raggiunge tra gli 80 e i 100 punti può fregiarsi del titolo di specialty coffe, che è sostanzialmente un caffè privo di difetti primari.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo specialty coffee ultimamente è considerato una vera e propria esperienza, perché rispetto al caffè commerciale ha <strong>una tracciabilità ben precisa</strong>, si sa il produttore, l&#8217;altitudine a cui è stato piantato, come è stato raccolto (quasi sempre a mano e quindi super selezionato), come è stato lavorato&#8230; Insomma, viene raccontata tutta la filiera dal produttore fino al barista, barista che ne diventa il portavoce davanti al consumatore (il quale può informarsi anche attraverso i dettagli puntualmente riportati sul pacchetto)&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Quali segnali ci aiutano a distinguere un buon caffè da una “schifezza” al bar? Che regole d’oro daresti a chi vuole bere quotidianamente caffè di qualità senza farsi imbrogliare?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Prima di tutto è fondamentale la pulizia, sia del bar in generale, che delle attrezzature. In particolare, <strong>la macchina espresso è pulita? La tramoggia (il contenitore a forma di cono che contiene i chicchi) è pulita oppure oleosa?</strong> Molto spesso le grandi aziende danno al titolare del bar le tramogge con il brand sopra, che vengono messe sul macinacaffè in maniera tale che non puoi vedere neanche più i chicchi del caffè. Questa è una cosa che a me non piace per niente: io che sono una persona che ama la trasparenza, quei chicchi devo vederli, in caso contrario vado via.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro elemento importantissimo è <strong>il flush, cioè il far passare un getto d’acqua calda tra un caffè e l&#8217;altro per eliminare residui e acqua stagnante dalla macchina. O ancora, la lancia a vapore (lo strumento per montare il latte e creare la schiuma per i cappuccini), nella maggior parte dei bar purtroppo è sempre sporca</strong>. Un caffè o un cappuccino fatto in quelle condizioni fa malissimo, non si dovrebbe bere.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c&#8217;è quella che io chiamo &#8216;la prova del nove&#8217;: <strong>chiedere al barista informazioni sul caffè che serve</strong>. Se risponde con il brand del caffè, significa che dobbiamo scappare!&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</p>
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		<title>Distrofie dei cingoli: stato dell’arte e prospettive terapeutiche</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 17:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Tartaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata distrofie dei cingoli]]></category>
		<category><![CDATA[LGMD]]></category>
		<category><![CDATA[professor Giacomo Pietro Comi]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della Giornata mondiale LGMD, lo sguardo autorevole del professor Giacomo Comi sulla ricerca e sulla cura Il 30 settembre, in tutto il mondo, si celebra la Giornata dedicata[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">In occasione della Giornata mondiale LGMD, lo sguardo autorevole del professor Giacomo Comi sulla ricerca e sulla cura</h2>
<div id="attachment_31120" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1090px"><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/09/comi.jpg"><img class="size-full wp-image-31120" alt="Il professor Giacomo Pietro Comi" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/09/comi.jpg" width="1080" height="780" /></a><p class="wp-caption-text">Il professor Giacomo Pietro Comi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>30 settembre</strong>, in tutto il mondo, si celebra la <strong>Giornata dedicata alle distrofie dei cingoli</strong>, un’occasione per dare visibilità a una comunità resiliente, promuovere la ricerca e rafforzare il dialogo tra pazienti, medici e associazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, vi proponiamo un&#8217;intervista d&#8217;eccezione. Abbiamo rivolto alcune domande al <strong>professor Giacomo Pietro Comi</strong>, neurologo esperto di malattie neuromuscolari, ordinario all&#8217;Università degli Studi di Milano e responsabile presso la Fondazione IRCCS Ca&#8217; Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il professor Comi coniuga rigore scientifico e profonda umanità, offrendo alla comunità LGMD non solo competenza, ma anche ascolto e visione. La sua è una voce autorevole sullo stato della ricerca, le prospettive terapeutiche e il valore della rete tra clinica e vissuto personale.</p>
<h3 style="text-align: justify;">A che punto siamo oggi nella comprensione scientifica delle distrofie dei cingoli?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le distrofie muscolari dei cingoli (LGMD) sono un gruppo molto esteso di malattie muscolari con differente gravità, grado di compromissione del muscolo scheletrico e cardiaco, età di esordio e progressione. Differiscono anche come modalità di trasmissione genetica: la maggioranza sono forme autosomico-recessive, quindi entrambi i genitori sono portatori sani eterozigoti, mentre una quota minore è trasmessa in modo dominante nelle famiglie. Con gli strumenti attuali di indagine genetica oltre l’85% è diagnosticabile in tempi relativamente rapidi. Per la stragrande maggioranza delle forme genetiche, si conoscono meccanismi e conseguenze che portano al danno muscolare, esistono ottimi modelli sperimentali sui quali testare approcci terapeutici. Paradossalmente, per molte LGMD non abbiamo studi di storia naturale sufficientemente ampi come numerosità e di durata pluriennale (fino a 3-5 anni) che descrivano in modo sintetico quanto accade in queste malattie e che possano servire a validare terapie o modalità di intervento. Gli studi di storia naturale non sono le visite o gli esami eseguiti ad ogni visita, sono l’estrazione in modo strutturato e verificabile da questi passaggi clinici dei dati indispensabili a comprendere la traiettoria delle malattie&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Ci sono sottotipi o mutazioni genetiche su cui la ricerca sta facendo progressi particolarmente promettenti?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Come naturale, per le forme che sono relativamente più comuni, la ricerca è particolarmente avanzata: sarcoglicanopatie (nel loro insieme e singolarmente per le forme chiamate alfa, beta e gamma dalla proteina che manca o è ridotta nei muscoli), disferlinopatie, calpainopatie e distrofie da fukutin-related protein&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Quali sono le prospettive reali per una terapia risolutiva nei prossimi anni?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le malattie neuromuscolari genetiche sono malattie in cui costitutivamente manca un componente essenziale per la salute del tessuto muscolare. L’obiettivo attuale anche delle migliori terapie disponibili (terapie geniche, molecolari e farmacologiche) è quello di modificare talora in modo molto significativo la storia naturale (quello che avviene senza nessun intervento attivo) di queste malattie, posticipando e rendendo meno difficili le loro conseguenze&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">In attesa di una cura definitiva, quali strategie cliniche e riabilitative possono davvero migliorare la qualità della vita? Ci sono buone pratiche che Lei consiglia per mantenere il più possibile l’autonomia e il benessere psicofisico?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La presa in carico dell’intero spettro della malattia, in termini neurologici, fisiatrici, cardiologici, respiratori, psicologici è sempre fondamentale. Alcuni aspetti sono comuni a tutti, per esempio la necessità di una fisioterapia continuativa, altri sono specifici talora anche per pochi pazienti. Inoltre i bisogni cambiano, in queste come in altre malattie, a seconda delle diverse fasi della vita, e spesso per soddisfare questi bisogni occorre anche considerarli come diritti: all’educazione, alla socialità, allo studio, al lavoro e al divertimento anche&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Che ruolo hanno oggi le associazioni di pazienti nella ricerca e nella costruzione di reti di supporto?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le associazioni dei pazienti hanno svolto un ruolo fondamentale, per la consapevolezza che creano intorno a malattie spesso ignote o conosciute in modo non corretto, e per le capacità di attivare energie che eccedono spesso di molto quelle istituzionali. Ci ricordano che spesso la cura è un dono&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Lei è da anni un punto di riferimento per chi vive con queste patologie. Cosa le ha insegnato il contatto diretto con le persone con distrofia dei cingoli?</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il campo delle malattie neuromuscolari è uno dei più difficili nel campo della medicina ed è stato anche quello in cui la rivoluzione genetica ha prodotto alcuni risultati molto importanti dal punto di vista terapeutico, per esempio nella Sma, nella malattia di Pompe, nella miastenia gravis, in parte anche nella distrofia muscolare di Duchenne: dai pazienti affetti da distrofia dei cingoli e dai loro parenti arrivano spesso il senso di attesa e talora la giustificata impazienza perché questa onda positiva possa arrivare anche a loro. Sentimenti che condivido e che cerchiamo di strutturare in registri di malattia, storie e sperimentazioni cliniche. Ricerca e prendersi cura sono le risorse che abbiamo, tutti assieme&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</p>
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