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	<title>FinestrAperta.it &#187; normativa | FinestrAperta.it</title>
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		<title>Quante volte ancora dovranno tentare di uccidere Christa Pike?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 09:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Christa Pike]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia della condannata statunitense ci impone, ancora una volta, una riflessione profonda sull&#8217;utilità della pena di morte Come scrisse Victor Hugo, &#8220;La pena di morte è il segno caratteristico[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">La storia della condannata statunitense ci impone, ancora una volta, una riflessione profonda sull&#8217;utilità della pena di morte</h2>
<div id="attachment_31949" class="wp-caption aligncenter" style="width: 5740px"><img class="size-full wp-image-31949" alt="Un gruppo di manifestanti contro la piena di morte negli Usa" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/10/maria-oswalt-JjX7BZ-Cll8-unsplash.jpg" width="5730" height="3820" /><p class="wp-caption-text">Un gruppo di manifestanti contro la piena di morte negli Usa</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come scrisse Victor Hugo, &#8220;La pena di morte è il segno caratteristico ed eterno della barbarie&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La pena di morte è attualmente in vigore in oltre cinquanta Stati nel mondo.</strong> La stragrande maggioranza delle esecuzioni globali si concentra in pochi Paesi, principalmente situati in Asia e Medio Oriente. La Cina è il maggior esecutore al mondo, anche se il numero di casi è coperto dal segreto di Stato; l’Iran supera le duemila esecuzioni l’anno e l’Arabia Saudita ne registra centinaia ogni anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti, l’unica democrazia occidentale a praticare regolarmente la pena di morte, è mantenuta formalmente in 27 Stati. Quella di Christa Pike, prevista per il 30 settembre scorso, sarebbe dovuta essere la venticinquesima esecuzione dall’inizio dell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma Christa Pike è ancora viva.</strong> Malconcia, ma viva.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniezione che avrebbe dovuto mettere fine alla sua vita non ha prodotto il risultato previsto, tanto è vero che le è stata somministrata una seconda dose di veleno, in seguito alla quale è svenuta ed è stata ricoverata d’urgenza. Tra il &#8220;pubblico&#8221; presente nell&#8217;aula dell&#8217;esecuzione c&#8217;erano anche i genitori della ragazza uccisa, testimoni di un dolore profondo e in attesa di una risposta giudiziaria lunga trent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di dieci giorni da quella terribile esperienza, Christa è uscita dall’ospedale ed è tornata in carcere sotto controllo medico; inoltre, <strong>è l’unica persona a essere sopravvissuta a due dosi di iniezione letale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per trent&#8217;anni ha atteso quel momento nel braccio della morte femminile di Nashville, in Tennessee. Vi era stata rinchiusa dopo essere stata condannata per l&#8217;omicidio di una compagna di corso, commesso quando aveva appena diciotto anni insieme al suo fidanzato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se il suo futuro è ancora incerto, il passato è ormai noto a tutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’infanzia e la giovinezza di Christa sono state segnate da gravi traumi, abusi, abbandoni, problemi di salute e tentativi di suicidio, all&#8217;interno di un contesto familiare fortemente instabile. Motivi per cui i suoi avvocati difensori, supportati da gruppi per i diritti umani, hanno richiesto la commutazione della pena di morte in ergastolo, per darle la possibilità di un percorso di riabilitazione e di un effettivo recupero della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governatore del Tennessee, tuttavia, non ha ancora risposto. Adesso la stanno curando, ma forse solo per poter tentare di ucciderla di nuovo. Cosa ne sarà del suo futuro, ora che tutti conoscono il suo passato?</p>
<p style="text-align: right;">(Tiziana Rinaldi)</p>
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		<title>Un questionario per dare voce alle giovani donne con disabilità</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 10:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[disabilità]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[vita pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha preso il via WYDE.UE, progetto europeo che vuole rispondere alla seguente domanda: &#8220;Quanto le giovani donne con disabilità sono coinvolte nelle azioni di rappresentanza: advocacy e nel dibattito pubblico[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Ha preso il via WYDE.UE, progetto europeo che vuole rispondere alla seguente domanda: &#8220;Quanto le giovani donne con disabilità sono coinvolte nelle azioni di rappresentanza: advocacy e nel dibattito pubblico riguardo le politiche che le riguardano?&#8221;. Per rispondere ha dato vita ad un questionario rivolto proprio a loro</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31852" alt="pexels-women-1838768_1920" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/09/pexels-women-1838768_1920.jpg" width="1281" height="1920" /></p>
<p style="text-align: justify;">È partito quest’estate il progetto europeo <a title="WYDE.UE" href="https://www.ledha.it/page.asp?menu1=3&amp;menu2=34&amp;notizia=25&amp;page=1" target="_blank">WYDE.UE</a>, che vede come capofila <strong>CBM </strong>e coinvolge diverse realtà associative provenienti da Paesi dell’Unione europea e non solo. In particolare, oltre a CBM, partecipano al<strong> progetto Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità, Italia), Stichting JongPIT (Paesi Bassi); </strong><strong>LNF (</strong><strong>Lietuvos negalios organizacijų forumas, Lituania); </strong><strong>NOOIS (</strong><strong>Nacionalna organizacija osoba sa invaliditetom Srbije, Serbia); Alda (European Association for Local Democracy) e il Forum Europeo della Disabilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, ha l’obiettivo di <strong>monitorare il livello di coinvolgimento dei giovani con disabilità nei processi decisionali pubblici e istituzionali, ma anche di comprendere quanto effettivamente la loro voce sia ascoltata all’interno del movimento associativo</strong> per i diritti delle persone con disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, WYDE, che prevede attività per tutto il 2027, ha come focus specifico quello di rilevare e studiare<strong> quanto le giovani donne con disabilità siano parte integrante dei processi decisionali pubblici, quanto spazio venga lasciato alle loro necessità e alla loro voce e quanto siano effettivamente coinvolte anche nel lavoro di advocacy e rappresentanza portato avanti dalle associazioni di persone con disabilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partecipando alle attività progettuali, le giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni riceveranno formazione in presenza e da remoto e avranno la possibilità di partecipare anche a workshop all’estero. Saranno occasioni di<strong> formazione e confronto su come svolgere attività di advocacy e per ragionare insieme sugli ostacoli che le giovani donne con disabilità devono affrontare, a livello europeo oltre che nazionale, per far sentire la propria voce nel dibattito pubblico e all’interno delle associazioni di cui vorrebbero far parte o di cui sono già componenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto vuole quindi realizzare una ricerca approfondita su quanto le giovani con disabilità siano realmente coinvolte e partecipino alla costruzione della <strong>vita pubblica e su quanto si sentano effettivamente parte della discussione sulle questioni che le riguardano direttamente, sia a livello istituzionale sia all’interno delle realtà che le rappresentano.</strong> Un altro aspetto importante è proprio comprendere quanto le donne con disabilità tra i 18 e i 35 anni siano coinvolte nelle attività di advocacy e nei processi di rappresentanza portati avanti dalle<strong> associazioni di persone con disabilità</strong> e quanto abbiano, all’interno di queste realtà, uno spazio effettivo per esprimere il proprio punto di vista e contribuire alla definizione delle priorità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per farlo, CBM, Ledha e gli altri partner europei hanno realizzato<strong> un questionario rivolto proprio alle donne con disabilità </strong>tra i 18 e i 35 anni, per capire come e quanto si sentano libere e messe nelle condizioni di rappresentare ed esprimere i propri bisogni e le proprie difficoltà. L’obiettivo è anche comprendere dove sia possibile intervenire per migliorare la tutela dei loro diritti e rafforzare quell’empowerment richiamato dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che all’<a href="http://https://pninclusione21-27.lavoro.gov.it/sites/default/files/2023-10/Convenzione%20ONU.pdf" target="_blank">articolo 29 </a>sancisce il diritto delle persone con disabilità a partecipare alla vita politica e pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Qui" href="https://forms.cloud.microsoft/pages/responsepage.aspx?id=kbrIfi9oiU-TlZLZQW7SPWGVjF4kAPtOieQUSmvaFdZURFNHRk45REpJSFBXVkZSRFJZSVlMTE5aMC4u&amp;route=shorturl" target="_blank">Qui</a> trovate il link al questionario in italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Se siete giovani donne con disabilità tra i 18 e i 35 anni,<strong> far sentire la propria voce ed esercitare il diritto alla partecipazione è il primo passo per rendere più inclusiva la società in cui viviamo. </strong></p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>Casa dolce casa, anche per le persone con disabilità</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 11:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sogno di poter acquistare un&#8217;abitazione diventa più accessibile, anche se molti aspetti meriterebbero di essere migliorati L&#8217;acquisto di una nuova casa per le persone che non posseggono  in partenza[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il sogno di poter acquistare un&#8217;abitazione diventa più accessibile, anche se molti aspetti meriterebbero di essere migliorati</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31797" alt="qimono-ai-generated-8172590" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/09/qimono-ai-generated-8172590.jpg" width="4376" height="2748" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;acquisto di una nuova casa</strong> per le persone che non posseggono  in partenza un capitale adeguato è un sogno difficile da realizzare, ma un aiuto può venire dallo Stato attraverso il <strong>fondo Consap</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La Consap è una società per azioni a capitale interamente pubblico, controllata dal <strong>Ministero per l&#8217;Economia</strong>, dal 2014 uno dei suoi compiti più importanti è offrire, attraverso il Fondo mutui prima casa, una garanzia pubblica per il mutuo per l&#8217;acquisto della prima abitazione ad alcune categorie di cittadini. I fondi stanziati per queste misure sono 270 milioni di euro per il 2026, la stessa cifra per il 2027. La  misura è stabilita fino al 31 dicembre 2027.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso lo Stato, che diventa garante , il fondo rende possibile ottenere dalle banche <strong>un finanziamento a chi non ha sufficiente capitale</strong> da dare come anticipo oppure ha contratti di lavoro atipici.</p>
<p style="text-align: justify;">Da luglio 2026 con  la nuova riforma del piano casa (legge 2 luglio 2026 n. 116) <strong>la garanzia è estesa anche alle persone con disabilità</strong> permanente accertata ai sensi dell&#8217;art. 3 comma 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104 e ai componenti di un nucleo familiare al quale appartenga da almeno due anni un familiare convivente, figlio o figlia, fratello o sorella del richiedente con disabilità permanente accertata sempre ai sensi dell&#8217;art. 3 comma 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104. In questi casi la garanzia è riconosciuta nella misura del 50% della quota capitale del finanziamento oppure nella misura dell&#8217;80% nel caso in cui il richiedente abbia un Isee nei due anni precedenti non superiore ai 40.000 euro annui. <strong>Il mutuo non deve superare i 250.000 euro</strong> e per richiedere la garanzia non bisogna avere la proprietà di altre abitazioni, a eccezione di quelle ereditate e concesse a uso gratuito a genitori o fratelli e gli immobili non possono essere di tipo signorile, ville e castelli o palazzi di importanza storica e artistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mutuo può essere anche esteso per quarant&#8217;anni, ma in questo caso è importante calcolare bene gli interessi che, diluiti per un così lungo periodo, possono essere molto onerosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande per ottenere la garanzia vanno trasmesse per via telematica, dalla banca o dagli intermediari finanziari che aderiscono all&#8217;iniziativa, alla Consap, la quale <strong>entro venti giorni</strong> dovrebbe verificare la presenza dei requisiti di legge e comunicare alla banca il risultato dell&#8217;istruttoria. In caso di risultato positivo, la banca in novanta giorni dovrebbe deliberare definitivamente, erogare il mutuo e comunicare alla Consap il compimento dell&#8217;operazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito <a href="https://www.consap.it/" target="_blank">Consap.it</a>, oltre all&#8217;elenco di tutte le altre categorie che possono essere interessate a richiedere la garanzia, come ad esempio <strong>giovani sotto i trentasei anni e nuclei familiari con determinati valori di Isee</strong>, è disponibile l&#8217;elenco delle banche aderenti all&#8217;iniziativa, con le condizioni che pongono per adeguarsi alle misure stabilite dalla Consap in caso di difficoltà. È interessante notare che le condizioni messe dalle banche e gli eventi che determinano l&#8217;intervento delle misure di sostegno variano da banca a banca. Per esempio, per il <strong>Credit Agricole Italia S.p.A.</strong>, gli eventi che determinano le misure di sostegno sono: riduzione del reddito del 20% rispetto all&#8217;anno precedente, nascita o adozione di un figlio. <strong>Banca Intesa</strong> interviene invece nel caso di arrivo di spese impreviste o temporanee difficoltà anche in conseguenza della diminuzione del reddito familiare. La valutazione finale del credito è a discrezione dell&#8217;istituto bancario: le banche sono molto prudenti e non sono obbligate all&#8217;erogazione del mutuo, eseguono in ogni caso un&#8217;istruttoria minuziosa sulla stabilità lavorativa e sul reddito del richiedente.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante per il cittadino tenere presente che questa misura <strong>non è un contributo a fondo perduto</strong> e neppure un finanziamento diretto. Se il cittadino non puo&#8217; più pagare il mutuo, la banca viene rimborsata dallo Stato, ma il mutuatario è comunque obbligato alla restituzione integrale allo Stato degli importi pagati dal fondo, che saranno recuperati senza possibilità di trattativa anche con iscrizioni a ruolo ed eventuali pignoramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, nel caso della garanzia concessa ai cittadini con disabilità, <strong>il limite dell&#8217;Isee non superiore a 40.000 euro annui sembra troppo basso</strong> e probabilmente andrebbe innalzato, come è stato fatto per le famiglie numerose, perchè il cittadino che ha un Isee superiore a questa cifra e invece elevate spese per l&#8217;assistenza, comunque non rientra nella misura che però, nonostante le sue criticità, può essere uno strumento valido per arrivare all&#8217;importante traguardo del possesso della prima abitazione.</p>
<p style="text-align: right;">(Lilia Milano)</p>
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		<title>È in arrivo la multa per chi attraversa con il telefono in mano</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 09:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una misura necessaria per arginare un pericoloso fenomeno di mal costume Quante volte ci siamo trovati a “benedire” chi attraversa la strada in maniera distratta dall’utilizzo dello smartphone? Quanta superficialità[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Una misura necessaria per arginare un pericoloso fenomeno di mal costume</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31789" alt="surprising_media-woman-6894424_1920" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/09/surprising_media-woman-6894424_1920.jpg" width="1920" height="1280" /></p>
<p>Quante volte ci siamo trovati a “benedire” chi attraversa la strada in maniera distratta dall’utilizzo dello smartphone? Quanta superficialità in un gesto che richiede la massima attenzione, a costo della propria vita.</p>
<p style="text-align: justify;">La norma si è resa necessaria considerata la presenza, sempre più alienante, dei cellulari nella quotidianità e nei comportamenti delle persone; la proposta ministeriale punta a rivedere le regole di condotta dei pedoni cercando di contrastare la distrazione sulla strada. Resterebbe comunque consentito telefonare mentre si cammina sul marciapiede; la multa sarebbe in arrivo solo se si utilizzano i dispositivi elettronici durante l’attraversamento sulle strisce o fuori da esse. L&#8217;uso di auricolari e vivavoce resterebbe concesso a patto che il loro utilizzo faccia sì che i sensi restino all’erta.</p>
<p style="text-align: justify;">La misura fa parte di una bozza di riforma del codice della strada: <strong>una sanzione di 75 euro è prevista per chi attraversa la strada</strong>, sia dentro che fuori dalle strisce pedonali, distratto dallo smartphone o altri dispositivi elettronici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La norma è solo una proposta</strong> inserita nel testo di revisione e deve ancora completare l&#8217;iter parlamentare e l&#8217;approvazione definitiva. Di conseguenza, oggi, nessun pedone può essere multato per questo motivo in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove regole non sono definitive e non sono ancora entrate in vigore, si tratta di un documento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sottoposto alla fase di consultazione, ma se la proposta di legge passerà, riusciranno i nostri eroi a far rispettare le regole? Del resto, <strong>già dopo il 2024, si sono inasprite le norme per chi viene sorpreso con il telefono alla guida</strong>: multa da 250 a 1.000 euro; taglio di 5 punti dalla patente; sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma, a che servono le leggi se non vengono rispettate?</strong> Nonostante le norme siano più severe già da un paio d’anni, sempre più spesso, quando ci accorgiamo che qualcuno davanti a noi sbanda, rallenta o non riparte in prossimità di un semaforo verde, la spiegazione è sempre la stessa: ha in mano uno smartphone!</p>
<p style="text-align: right;">(Tiziana Rinaldi)</p>
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		<title>Minorati? No, persone con disabilità</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 15:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[articoli 3 e 38]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Minorati]]></category>

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		<description><![CDATA[Il linguaggio si evolve e la politica deve tenerne conto. Sono in arrivo importanti aggiornamenti nel modo in cui si parla di disabilità nella Costituzione italiana. Dal mondo dell&#8217;associazionismo arriva[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il linguaggio si evolve e la politica deve tenerne conto. Sono in arrivo importanti aggiornamenti nel modo in cui si parla di disabilità nella Costituzione italiana. Dal mondo dell&#8217;associazionismo arriva il plauso, ma non mancano le voci critiche</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31747" alt="costituzione" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/07/costituzione.png" width="1024" height="1024" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 giugno 2026 la Commissione affari costituzionali del Senato ha approvato all&#8217; unanimità il <strong>disegno di legge a firma Guidi che prevede la modifica degli articoli 3 e 38 della Costituzione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’articolo 3 al primo comma viene inserita la frase “e disabilità” dopo le parole “condizioni personali e sociali”. In questo modo si è voluto rendere esplicito che la disabilità rientra fra le condizioni per le quali è vietata ogni forma di discriminazione. <strong>Nell’articolo 38 il termine “minorati” viene sostituito con l’espressione “persone con disabilità”</strong>. In questo modo il linguaggio costituzionale si uniforma ai principi espressi dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">L’approvazione votata dalla Commissione affari costituzionali è solo una parte del percorso iniziato nel novembre 2025, che si articolerà in varie tappe e che dovrà seguire l’iter previsto per le revisioni costituzionali: due passaggi per ciascuna delle Camere, con un intervallo di tre mesi  fra la prima e la seconda deliberazione di ciascuna Camera. Se le deliberazioni saranno approvate in maniera conforme, la modifica si potrà considerare approvata. Rimane pero’ la possibilità di un referendum confermativo se la modifica non avrà raggiunto il voto positivo dei due terzi dei componenti di entrambe le Camere. Ci vorrà quindi ancora tempo e la volontà unanime dei deputati affinché questa modifica del testo costituzionale diventi realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una grande parte delle associazioni e delle organizzazioni che si riferiscono alla disabilità ha accolto queste modifiche</strong> con favore perché considera il cambiamento del linguaggio come un cambiamento di prospettiva, tendente all&#8217;inclusione e al rispetto dell’individuo e della sua dignità. Le parole contano e possono portare ad un cambiamento culturale e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La ministra per la disabilità Locatelli, riferendosi al testo Guidi, afferma che rimarcare  “la valorizzazione della persona è fondamentale per garantire a tutti una migliore qualità della vita a partire dal linguaggio fino a disposizioni normative e a una spinta culturale che veda la persona con le sue potenzialità e senza fermarsi ai limiti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune associazioni hanno promosso e dato sostegno alla modifica chiarendo che seppure si tratti di un mero cambio e aggiunta di termini, <strong>l’uso di parole corrette e al passo coi tempi è fondamentale per un cambiamento culturale</strong> e nelle vicende della vita quotidiana. La discriminazione si combatte con i termini giusti, il superamento dei pregiudizi e il diritto alla partecipazione alla vita sociale passa anche dall’uso delle parole corrette.</p>
<p style="text-align: justify;">La Fish (Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie), afferma che il voto della Commissione “rappresenta un passo importante verso il pieno riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone con disabilità nella nostra Costituzione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra tanti giudizi favorevoli, <strong>si levano però anche voci critiche</strong> che riguardano soprattutto la modifica del comma 1 dell’articolo 3. Per esempio, sul sito <em>Superando.it</em>, Katia Caravello scrive che “aggiungere la parola “disabilità” all’articolo 3  rischia di marcare per l’ennesima volta la differenza tra le persone con disabilità e quelle senza disabilità. Secondo Caravello, “la disabilità essendo una condizione di vita e non una malattia è già formalmente contemplata nelle parole &#8216;condizioni personali e sociali&#8217;”.</p>
<p style="text-align: justify;">È lo stesso genere di critica che si pone nei confronti dell&#8217;istituzione del Ministero della Disabilità: la condizione delle persone con disabilità deve essere presente nell’azione di tutti i Ministeri, perché la disabilità è “parte del mondo e della vita di tutte le persone”.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa posizione critica è condivisa ad esempio da Marianna Monterosso, editorialista del sito <em>Autismo e divulgazione</em>: <strong>l’articolo 3 tutela già tutti senza distinzione di “condizioni personali”</strong>. La disabilità è una condizione dell’umana esperienza, non un elenco da specificare. Creare categorie speciali nella Costituzione è esclusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vorrà ancora tempo affinchè le modifiche riguardanti gli articoli 3 e 38 divengano realtà, ma  le parole che servono per descrivere le persone sono fondamentali per costruire la visione culturale e politica della società, determinano il modo in cui ognuno si forma una idea della vita e decide le modalità di un&#8217;azione concreta.</p>
<p style="text-align: right;">(Lilia Milano)</p>
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		<title>Miastenia gravis: un convegno per parlarne</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 19:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un incontro promosso da OMaR riunisce esperti, associazioni e stakeholder per analizzare criticità, prospettive e soluzioni sostenibili nel percorso di cura delle persone con miastenia gravis Il 10 dicembre 2025[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Un incontro promosso da OMaR riunisce esperti, associazioni e stakeholder per analizzare criticità, prospettive e soluzioni sostenibili nel percorso di cura delle persone con miastenia gravis</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31345" alt="mason-c-_hazod2kpcm-unsplash" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/12/mason-c-_HAZod2kpcM-unsplash.jpg" width="4672" height="4672" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 dicembre 2025 si è tenuto un convegno online di grande rilevanza intitolato<strong> “Equità d’accesso alle cure, sostenibilità e qualità di vita: il caso studio della miastenia gravis”</strong>, organizzato da <a href="https://www.osservatoriomalattierare.it/" target="_blank">OMaR</a> (Osservatorio Malattie Rare) con l’obiettivo di analizzare criticità, prospettive e strumenti per migliorare il percorso di cura delle persone affette da Miastenia Gravis, una malattia autoimmune rara che causa debolezza e affaticamento muscolare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento ha avuto il patrocinio di importanti associazioni di pazienti attive sul territorio nazionale, tra cui <a href="https://miastenia.it/" target="_blank">Aim</a> (Associazione Italiana Miastenia e Malattie Immunodegenerative), Amici del Besta ODV, AMG (<a href="https://www.associazionemiasteniagravis.it/" target="_blank">Associazione Miastenia Gravis APS</a>) e <a href="https://www.assmiastenia.it/it/" target="_blank">AM</a> (Associazione Miastenia ODV), segnalando un forte impegno della comunità associativa nel portare avanti tematiche di interesse collettivo. Inoltre, il convegno è stato realizzato con il contributo non condizionante di <em>Johnson &amp; Johnson</em>, il cui supporto riflette l’attenzione delle aziende farmaceutiche verso iniziative volte a promuovere l’equità e l’accesso alle terapie più efficaci per i pazienti.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno dell’iniziativa è stata presentata una pubblicazione frutto di un lavoro di analisi collaborativa, realizzato da un board di esperti composto da medici, rappresentanti associativi e professionisti sanitari. Questo documento affronta in modo sistematico i principali nodi critici che influenzano <strong>l’accesso alle cure e la qualità di vita delle persone con miastenia gravis</strong>, come la disponibilità e l’accesso tempestivo alle terapie innovative, la sostenibilità del sistema sanitario di fronte ai costi delle nuove opzioni terapeutiche, le ricadute sociali, normative ed economiche sui pazienti e sui loro caregiver e l’importanza di modelli organizzativi e di politiche sanitarie mirate all’equità di accesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento sottolinea che, sebbene i progressi terapeutici abbiano ampliato le possibilità di trattamento, <strong>persistono barriere di accesso sia nel contesto nazionale che europeo</strong>. Per questo motivo, le associazioni presenti hanno ribadito la necessità di un monitoraggio continuo delle criticità e di un dialogo costante con le istituzioni per indirizzare le politiche sanitarie verso soluzioni condivise e sostenibili nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La miastenia gravis, pur essendo una malattia rara, ha un impatto significativo sulla quotidianità dei pazienti. <strong>Le difficoltà non si limitano al piano clinico ma si estendono alle dimensioni sociali e lavorative</strong>: spesso questi pazienti incontrano ostacoli nell’accesso a diritti come quelli previsti dalla Legge 104 o nella conciliazione tra terapia continuativa e attività professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni coinvolte nel convegno lavorano da anni per supportare i pazienti e le famiglie, promuovendo non solo sensibilizzazione e informazioni, ma anche iniziative per tutelare i diritti esigibili e facilitare il rapporto con il sistema sanitario.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento è stato trasmesso in diretta online, permettendo una più ampia partecipazione di medici, pazienti, caregiver e stakeholder istituzionali da tutta Italia. L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare i dati e le evidenze raccolti in azioni concrete, promuovendo un approccio che ponga la persona al centro e favorisca percorsi di cura più equi, sostenibili e orientati alla qualità di vita complessiva.</p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>Detenuti con disabilità: più di 600 “invisibili” del sistema penitenziario italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 14:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia oltre la metà dei detenuti con disabilità vive in strutture inadeguate. Due esperienze d’eccellenza a Bari e Parma mostrano che è possibile fare meglio, ma la mancanza di[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">In Italia oltre la metà dei detenuti con disabilità vive in strutture inadeguate. Due esperienze d’eccellenza a Bari e Parma mostrano che è possibile fare meglio, ma la mancanza di monitoraggio nazionale, di organico e di spazi adeguati continua a generare situazioni di abbandono, vulnerabilità e violenza</h2>
<div id="attachment_31317" class="wp-caption aligncenter" style="width: 950px"><img class="size-full wp-image-31317" alt="I carceri in Italia dove la disabilità dei detenuti è tenuta in considerazione sono esempi virtuosi rarissimi" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/12/Senza-titolo-1.png" width="940" height="528" /><p class="wp-caption-text">I carceri in Italia dove la disabilità dei detenuti è tenuta in considerazione sono esempi virtuosi rarissimi</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’<a href="https://www.antigone.it/index.php" target="_blank">Associazione Antigone</a> ha recentemente analizzato le schede di trasparenza degli istituti penitenziari italiani (dati estate 2025), fotografando una realtà inequivocabile: <strong>a fronte di 62.307 detenuti, le celle disponibili sono 28.881, ma solo 427 risultano attrezzate per persone con disabilità.</strong> Una cifra minima, distribuita in maniera profondamente disomogenea. Gli istituti meglio dotati – come Cagliari Uta (26 camere), Sassari (22), Catanzaro (22), Messina (21), Bari (17) e Parma (16) – rappresentano eccezioni virtuose. Ma il dato più allarmante è un altro: in 98 istituti, quasi la metà del totale, non esiste neppure una cella adeguata a ospitare una persona con disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto ai numeri, le testimonianze dirette mostrano un quadro drammatico. Nel 2021, Sandro Libianchi, presidente del <a href="https://www.conosci.org/" target="_blank">Coordinamento Nazionale per la Salute nelle Carceri</a>, denunciò che «il detenuto disabile è del tutto invisibile, e la sua condizione non gli permette di avere le stesse opportunità del detenuto non disabile: non può fare quasi niente […] e questo si traduce in una sofferenza indicibile». Un anno dopo, <em>Rolling Stone</em> raccolse la voce di un detenuto trasferito da un istituto dove riusciva a deambulare con le stampelle – dove svolgeva perfino fisioterapia – a un carcere privo di qualsiasi servizio riabilitativo. «Nel nuovo carcere non ho potuto fare riabilitazione per tre anni e mezzo. Senza esercizi sono finito in carrozzina. Adesso vivo in mano agli altri». Un racconto che sintetizza con crudezza come l’ambiente detentivo possa determinare un peggioramento irreversibile delle condizioni di salute.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano normativo, il quadro italiano resta sorprendentemente scarno. L’unico riferimento operativo è la circolare del Dap sulla disabilità motoria – emanata proprio dopo l’unica rilevazione nazionale del 2015 – che si concentra soprattutto su barriere architettoniche, formazione minimale dei “piantoni” e indicazioni sanitarie. <strong>L’articolo 65 dell’Ordinamento Penitenziario prevede teoricamente l’assegnazione delle persone con gravi minorazioni a istituti o sezioni speciali per un trattamento idoneo.</strong> Ma nella pratica si tratta di una tutela formale e largamente disattesa. E soprattutto, è molto lontana dai principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che impegna gli Stati a garantire piena uguaglianza, dignità e partecipazione, non semplice “custodia separata”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia sono oltre 600 i detenuti con disabilità.</strong> Un numero che, più che restituire un fenomeno, ne rivela uno ancora più serio: si tratta dell’unica rilevazione ufficiale realizzata nel 2015 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Da allora, nessun monitoraggio permanente, nessuna fotografia aggiornata, nessun coordinamento sistematico con il Servizio Sanitario Nazionale, cui dal 2008 spetta la gestione della sanità penitenziaria. Senza dati, non c’è politica pubblica. E quando il sistema non vede, le persone – soprattutto quelle più fragili – scompaiono.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio a seguito di quella rilevazione, il Dap emanò una circolare che richiamava la Convenzione Onu sulla disabilità e la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) dell’OMS, introducendo un cambio di paradigma: <strong>la disabilità non è solo una condizione fisica, ma il risultato dell’interazione tra stato di salute e ambiente.</strong> Se il contesto è inadeguato – architettonicamente, socialmente, relazionalmente – esso stesso diventa produttore di disabilità. L’ICF permette di valutare funzioni, attività e partecipazione insieme ai fattori ambientali, e sarebbe uno strumento prezioso per costruire programmi individualizzati di trattamento, come richiesto dalla legge. Ma nella realtà quotidiana degli istituti penitenziari italiani questa visione rimane perlopiù inapplicata.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Ordinamento Penitenziario prevede inoltre che le persone con gravi minorazioni vengano accolte in sezioni speciali, adeguate e accessibili. Eppure, nel 2025, soltanto due reparti rispondono realmente a questi criteri: la sezione dedicata della Casa circondariale di Bari e quella della Casa di reclusione di Parma. Due modelli avanzati, con camere ampie, bagni attrezzati, percorsi accessibili, spazi per la fisioterapia e personale formato. In alcuni casi anche programmi innovativi, come la formazione dei caregiver detenuti a Bari, frutto della collaborazione con il Policlinico. Tuttavia, queste restano eccezioni. Altre sezioni “dedicate” risultano chiuse o inutilizzate – da Catanzaro a Massa Carrara, fino a Busto Arsizio. E in molti istituti le soluzioni sono celle “parzialmente adattate”, insufficienti a garantire autonomia e dignità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo scarto tra norme e realtà ha conseguenze dirette e dolorose: <strong>trasferimenti lontani dal territorio d’origine, isolamento, impossibilità di accedere alle cure.</strong> Non è un caso che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia più volte condannato l’Italia per condizioni detentive incompatibili con la disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">È dentro questo quadro di abbandono che si inserisce la vicenda del 61enne non autosufficiente del carcere “Cerialdo” di Cuneo, che ha denunciato di aver subito violenze sessuali dal compagno di cella incaricato di assisterlo. L’episodio sarebbe avvenuto di notte, in un reparto sorvegliato da un solo agente per tre piani, con telecamere fuori uso, in uno degli istituti più sovraffollati e sotto-organico del Paese: dai 240 detenuti del 2022 si è passati agli attuali 400, senza alcun potenziamento del personale. «Una delle condizioni più disastrose d’Italia», ha dichiarato il segretario Osapp Leo Beneduci. Una condizione che rende evidente come la mancanza di protezioni minime trasformi la disabilità in un rischio estremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, esperienze positive dimostrano che un’altra strada esiste. <strong>Bari e Parma mostrano che un carcere capace di accogliere la disabilità in modo dignitoso è possibile</strong>: accessibilità reale, formazione, trattamento individualizzato, collaborazione tra sanità e istituzione penitenziaria. È, in fondo, l’applicazione concreta dei principi dell&#8217;ICF: non guardare solo al deficit, ma al contesto, alla partecipazione, alla qualità della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella maggior parte del Paese, però, la situazione resta drammatica. Più della metà dei detenuti con disabilità vive in sezioni non attrezzate. Il 30% avrebbe diritto alle misure alternative ma non può usufruirne. I “piantoni” raramente sono formati. Le barriere architettoniche restano pervasive. E senza un sistema di monitoraggio, la disabilità continua a restare invisibile proprio dove le fragilità diventano più acute.</p>
<p style="text-align: justify;">Le esperienze positive mostrano che un altro modello è possibile. Ma fino a quando il Paese non adotterà un approccio sistemico – fatto di dati, formazione, accessibilità, personale sufficiente e applicazione dell’ICF – la disabilità in carcere continuerà a essere una pena aggiuntiva, silenziosa e troppo spesso esposta alla violenza.</p>
<p style="text-align: right;">(Tiziana Rinaldi)</p>
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		<title>Aggiornamenti per i guidatori con disabilità</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 16:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novità per le persone con disabilità che vogliono prendere la patente di guida o che la devono rinnovare Il diritto alla mobilità è un principio riconosciuto a livello internazionale e[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Novità per le persone con disabilità che vogliono prendere la patente di guida o che la devono rinnovare</h2>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-31217" alt="people-2558679_1280" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/people-2558679_1280.jpg" width="1280" height="853" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il diritto alla mobilità è un principio riconosciuto a livello internazionale e implica il dovere per gli Stati di garantire alle persone con disabilità il supporto necessario, anche tecnologico, per muoversi in autonomia e accedere alle procedure utili al conseguimento e al rinnovo della patente di guida.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La direttiva europea 2018/1724 afferma che la patente rappresenta uno strumento di libertà personale</strong>, di partecipazione economica e sociale, soprattutto nei territori dove il trasporto pubblico è limitato. Per molte persone anziane, sole o con disabilità, l’auto è una condizione di indipendenza e di pari opportunità. Le eventuali limitazioni devono fondarsi su criteri oggettivi e individuali, senza rischi di discriminazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia sono circa 260mila le persone con disabilità titolari di patente speciali. Le persone con disabilità fisiche ad elevata necessità di sostegno, come tetraplegia, distrofia muscolare o paraplegia, incontrano ancora oggi difficoltà nel reperire strumenti e adattamenti adeguati, spesso a causa di procedure lunghe e poco omogenee sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Per rendere il sistema più coerente con i principi della Convenzione Onu e con gli standard europei, <strong>il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha introdotto il <a href="http://https://www.mit.gov.it/nfsmitgov/files/media/normativa/2024-05/Prontuario%20D.M_protocollo%20187%20del%2027-05-2024%20%282%29.pdf" target="_blank">Nuovo Prontuario Adattamenti</a></strong>. Si tratta di un aggiornamento tecnico ma anche culturale, che riconosce la disabilità come condizione personale e non come limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo documento prevede <strong>procedure semplificate per il rinnovo della patente</strong> in<strong> caso di disabilità fisiche stabilizzate e croniche. In questi casi, il rinnovo avverrà senza il bisogno di una nuova valutazione da parte della Commissione patenti speciali</strong> e introduce i<strong> Codici Unionali Armonizzati</strong>, ovvero &#8220;codici standard dell&#8217;Unione Europea che compaiono sulla patente di guida (tra i numeri 01 e 99) e indicano limitazioni, prescrizioni mediche, adattamenti del veicolo o altre condizioni speciali&#8221;. La loro adozione allinea l’Italia alle normative europee, garantendo maggiore uniformità.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le innovazioni, l’introduzione di nuove classificazioni per patologie complesse, che adesso si trovano abbinati adattamenti davvero <strong>personalizzabili</strong> per le esigenze della specifiche del futuro guidatore. Altra novità prevista dal Nuovo Prontuario è <strong>l’uso del simulatore di guida</strong>, strumento che permette di definire in modo oggettivo gli adattamenti necessari al singolo individuo con disabilità e le sue reali capacità di guida.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Queste misure segnano un passo avanti verso una mobilità davvero personalizzata, fondata su autonomia, sicurezza e rispetto della diversità </strong><strong>individuale.</strong></p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>La Cassazione: quando gli accomodamenti sono ragionevoli e dovuti</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 12:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un&#8217;ordinanza recente, la Cassazione definisce nuovamente gli accomodamenti ragionevoli. Lo fa spiegando i casi in cui il licenziamento dell&#8217;impiegato con disabilità è legittimo e quando no La Corte Suprema[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Con un&#8217;ordinanza recente, la Cassazione definisce nuovamente gli accomodamenti ragionevoli. Lo fa spiegando i casi in cui il licenziamento dell&#8217;impiegato con disabilità è legittimo e quando no</h2>
<h2 style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-31208" alt="copilot_20251023_142856" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/Copilot_20251023_142856.png" width="1536" height="1024" /></h2>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Corte Suprema di Cassazion</strong>e ha ricordato chiaramente quali azioni e verifiche il datore di lavoro sia tenuto a svolgere prima di poter legittimamente licenziare un dipendente che,<strong> a causa di una sopraggiunta condizione di disabilità fisica, mentale o sensoriale, o di un suo aggravamento, </strong>non sia più in grado di svolgere<strong> la propria mansione</strong>. Lo ha fatto con l’<a href="http://https://mdp.giustizia-amministrativa.it/visualizza/?nodeRef=workspace%253A%252F%252FSpacesStore%252F94e787ce-9a7e-4b8d-af1b-7c7361157c2d&amp;schema=cds&amp;nrg=202304504&amp;nomeFile=202407206_11.xml&amp;subDir=Provvedimenti" target="_blank">Ordinanza 24994 del 2025</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La normativa di riferimento, in questo caso, è il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2003-08-01;206" target="_blank">decreto legislativo n. 216 del 2003</a>, attuativo della <strong>direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro.</strong> Tale decreto impone ai datori di lavoro, pubblici e privati, <strong>l’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli,</strong> come definiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Questo obbligo ha <strong>lo scopo di garantire e attuare i principi di parità di trattamento e di uguaglianza sostanziale e formale nel mondo del lavoro nei confronti delle persone con disabilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I giudici di legittimità, come stabilito da una loro corposa giurisprudenza, hanno affermato che, affinché il licenziamento di una dipendente con disabilità per comprovata e sopravvenuta inidoneità sia legittimo, il datore di lavoro deve provare, in primo luogo, che la persona in questione, <strong>a causa della sua nuova condizione di disabilità, non sia più in grado di adempiere alle funzioni del suo impiego, e successivamente dimostrare l’impossibilità di mettere in atto degli accomodamenti ragionevoli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questi ultimi consistono in modifiche e cambiamenti organizzativi che, senza causare oneri sproporzionati all’impresa, possono soddisfare sia l’interesse del soggetto con disabilità ad avere un impiego con compiti adatti alle sue capacità residue e condizioni di salute, sia quello dell’imprenditore a garantirsi una prestazione utile per la propria attività.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La chiave per comprendere se il datore di lavoro, prima di procedere con il licenziamento per sopravvenuta inadeguatezza, abbia fatto tutto il possibile per evitarlo, risiede nel concetto di &#8220;ragionevolezza&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche parole, l’imprenditore deve provare che l<strong>e possibili soluzioni volte al mantenimento del lavoro della persona con disabilità, anche se concretamente attuabili,</strong> recherebbero <strong>danni a interessi prevalenti</strong>, come quelli dell’attività lavorativa, del datore stesso o dei colleghi, oppure comporterebbero costi economici eccessivi o <strong>l’impiego sproporzionato</strong> di risorse, anche in considerazione della disponibilità e delle dimensioni dell’impresa.</p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>&#8220;Fondata sul lavoro&#8221;: com’è cambiata l’Italia dagli anni Ottanta a oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 10:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo articolo della nostra Costituzione: attualissimo sulla carta, sempre meno messo in pratica nella realtà odierna L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. È la prima frase della[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il primo articolo della nostra Costituzione: attualissimo sulla carta, sempre meno messo in pratica nella realtà odierna</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31170" alt="lace-maker-5448314_1280" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/lace-maker-5448314_1280.jpg" width="951" height="701" /></p>
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<p style="text-align: justify;">L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>È la prima frase della nostra Costituzione</strong>. Tutti l’abbiamo sentita almeno una volta, ma non sempre ci fermiamo a pensarci. Quelle parole racchiudono l’essenza del nostro patto sociale, il legame che unisce cittadini e istituzioni attraverso il lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima volta che le sentii avevo sei anni. La mia maestra, la minuta e composta signora Abbatescianni Maria (una sorta di Signora Minù in carne e ossa) le pronunciò solennemente davanti alla classe. Parole grandi, forse troppo per le orecchie di un bambino, ma che restano impresse, proprio come il grembiule bianco che indossavamo ogni mattina con rispetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano gli anni in cui Sandro Pertini, presidente della Repubblica, esultava al Bernabeu per il gol di Marco Tardelli ai Mondiali del 1982. Un momento di gioia collettiva: l’immagine di un Paese orgoglioso, unito, pieno di speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dietro quell’entusiasmo, <strong>l’Italia del lavoro stava già cambiando profondamente</strong>. Negli anni Ottanta la classe operaia iniziava a perdere peso. Le fabbriche si automatizzavano, le macchine prendevano il posto degli operai e l’informatica si affacciava timidamente nel mondo produttivo. Il potere dei sindacati, protagonista degli anni Settanta, cominciava a indebolirsi. Allo stesso tempo cresceva il settore dei servizi, della finanza, della comunicazione e della pubblicità. L’Italia passava dal lavoro manuale al lavoro “di mente”. La tuta blu lasciava spazio alla giacca e al computer.</p>
<p style="text-align: justify;">Con gli anni Novanta arrivò la globalizzazione. Le aziende cominciarono a spostarsi all’estero, i confini economici si aprirono e la parola chiave diventò “flessibilità”. Il posto fisso, simbolo di sicurezza per i nostri genitori, iniziò a scomparire. Al suo posto arrivarono contratti precari, partite Iva, collaborazioni a progetto. Eppure nascevano anche nuovi mestieri: informatici, designer, esperti di marketing, professioni legate al mondo digitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi il lavoro sta cambiando di nuovo. L’intelligenza artificiale, la robotica e la digitalizzazione stanno ridisegnando interi settori. Da un lato, cresce la precarietà. Dall’altro, emergono nuove possibilità per chi sa reinventarsi: lavori più flessibili, creativi e autonomi. Si può lavorare da casa, in un coworking o persino da una caffetteria con il portatile aperto e un caffè accanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, nonostante tutto, <strong>il sogno resta lo stesso: avere un lavoro dignitoso</strong>, che permetta di sopravvivere e di costruire un futuro stabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Rileggere oggi l’articolo 1 della Costituzione significa riscoprirne il valore. “Fondata sul lavoro” non vuol dire solo avere un’occupazione: <strong>significa diritti, dignità, partecipazione, la possibilità per ogni persona di sentirsi parte del Paese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia di oggi è molto diversa da quella della mia maestra e di Pertini, ma la sfida è identica: fare in modo che il lavoro resti cuore della cittadinanza, non solo un modo per arrivare a fine mese.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché una Repubblica fondata sul lavoro non è solo una frase da imparare a memoria, ma un impegno da rinnovare ogni giorno e, visti i tempi, a ogni età.</p>
<p style="text-align: right;">(Tiziana Rinaldi)</p>
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