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	<title>FinestrAperta.it &#187; disabilità | FinestrAperta.it</title>
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		<title>Casa dolce casa, anche per le persone con disabilità</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 11:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sogno di poter acquistare un&#8217;abitazione diventa più accessibile, anche se molti aspetti meriterebbero di essere migliorati L&#8217;acquisto di una nuova casa per le persone che non posseggono  in partenza[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il sogno di poter acquistare un&#8217;abitazione diventa più accessibile, anche se molti aspetti meriterebbero di essere migliorati</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31797" alt="qimono-ai-generated-8172590" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/09/qimono-ai-generated-8172590.jpg" width="4376" height="2748" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;acquisto di una nuova casa</strong> per le persone che non posseggono  in partenza un capitale adeguato è un sogno difficile da realizzare, ma un aiuto può venire dallo Stato attraverso il <strong>fondo Consap</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La Consap è una società per azioni a capitale interamente pubblico, controllata dal <strong>Ministero per l&#8217;Economia</strong>, dal 2014 uno dei suoi compiti più importanti è offrire, attraverso il Fondo mutui prima casa, una garanzia pubblica per il mutuo per l&#8217;acquisto della prima abitazione ad alcune categorie di cittadini. I fondi stanziati per queste misure sono 270 milioni di euro per il 2026, la stessa cifra per il 2027. La  misura è stabilita fino al 31 dicembre 2027.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso lo Stato, che diventa garante , il fondo rende possibile ottenere dalle banche <strong>un finanziamento a chi non ha sufficiente capitale</strong> da dare come anticipo oppure ha contratti di lavoro atipici.</p>
<p style="text-align: justify;">Da luglio 2026 con  la nuova riforma del piano casa (legge 2 luglio 2026 n. 116) <strong>la garanzia è estesa anche alle persone con disabilità</strong> permanente accertata ai sensi dell&#8217;art. 3 comma 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104 e ai componenti di un nucleo familiare al quale appartenga da almeno due anni un familiare convivente, figlio o figlia, fratello o sorella del richiedente con disabilità permanente accertata sempre ai sensi dell&#8217;art. 3 comma 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104. In questi casi la garanzia è riconosciuta nella misura del 50% della quota capitale del finanziamento oppure nella misura dell&#8217;80% nel caso in cui il richiedente abbia un Isee nei due anni precedenti non superiore ai 40.000 euro annui. <strong>Il mutuo non deve superare i 250.000 euro</strong> e per richiedere la garanzia non bisogna avere la proprietà di altre abitazioni, a eccezione di quelle ereditate e concesse a uso gratuito a genitori o fratelli e gli immobili non possono essere di tipo signorile, ville e castelli o palazzi di importanza storica e artistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mutuo può essere anche esteso per quarant&#8217;anni, ma in questo caso è importante calcolare bene gli interessi che, diluiti per un così lungo periodo, possono essere molto onerosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande per ottenere la garanzia vanno trasmesse per via telematica, dalla banca o dagli intermediari finanziari che aderiscono all&#8217;iniziativa, alla Consap, la quale <strong>entro venti giorni</strong> dovrebbe verificare la presenza dei requisiti di legge e comunicare alla banca il risultato dell&#8217;istruttoria. In caso di risultato positivo, la banca in novanta giorni dovrebbe deliberare definitivamente, erogare il mutuo e comunicare alla Consap il compimento dell&#8217;operazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito <a href="https://www.consap.it/" target="_blank">Consap.it</a>, oltre all&#8217;elenco di tutte le altre categorie che possono essere interessate a richiedere la garanzia, come ad esempio <strong>giovani sotto i trentasei anni e nuclei familiari con determinati valori di Isee</strong>, è disponibile l&#8217;elenco delle banche aderenti all&#8217;iniziativa, con le condizioni che pongono per adeguarsi alle misure stabilite dalla Consap in caso di difficoltà. È interessante notare che le condizioni messe dalle banche e gli eventi che determinano l&#8217;intervento delle misure di sostegno variano da banca a banca. Per esempio, per il <strong>Credit Agricole Italia S.p.A.</strong>, gli eventi che determinano le misure di sostegno sono: riduzione del reddito del 20% rispetto all&#8217;anno precedente, nascita o adozione di un figlio. <strong>Banca Intesa</strong> interviene invece nel caso di arrivo di spese impreviste o temporanee difficoltà anche in conseguenza della diminuzione del reddito familiare. La valutazione finale del credito è a discrezione dell&#8217;istituto bancario: le banche sono molto prudenti e non sono obbligate all&#8217;erogazione del mutuo, eseguono in ogni caso un&#8217;istruttoria minuziosa sulla stabilità lavorativa e sul reddito del richiedente.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante per il cittadino tenere presente che questa misura <strong>non è un contributo a fondo perduto</strong> e neppure un finanziamento diretto. Se il cittadino non puo&#8217; più pagare il mutuo, la banca viene rimborsata dallo Stato, ma il mutuatario è comunque obbligato alla restituzione integrale allo Stato degli importi pagati dal fondo, che saranno recuperati senza possibilità di trattativa anche con iscrizioni a ruolo ed eventuali pignoramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, nel caso della garanzia concessa ai cittadini con disabilità, <strong>il limite dell&#8217;Isee non superiore a 40.000 euro annui sembra troppo basso</strong> e probabilmente andrebbe innalzato, come è stato fatto per le famiglie numerose, perchè il cittadino che ha un Isee superiore a questa cifra e invece elevate spese per l&#8217;assistenza, comunque non rientra nella misura che però, nonostante le sue criticità, può essere uno strumento valido per arrivare all&#8217;importante traguardo del possesso della prima abitazione.</p>
<p style="text-align: right;">(Lilia Milano)</p>
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		<title>Minorati? No, persone con disabilità</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 15:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[disabilità]]></category>
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		<category><![CDATA[articoli 3 e 38]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Il linguaggio si evolve e la politica deve tenerne conto. Sono in arrivo importanti aggiornamenti nel modo in cui si parla di disabilità nella Costituzione italiana. Dal mondo dell&#8217;associazionismo arriva[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il linguaggio si evolve e la politica deve tenerne conto. Sono in arrivo importanti aggiornamenti nel modo in cui si parla di disabilità nella Costituzione italiana. Dal mondo dell&#8217;associazionismo arriva il plauso, ma non mancano le voci critiche</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31747" alt="costituzione" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/07/costituzione.png" width="1024" height="1024" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 giugno 2026 la Commissione affari costituzionali del Senato ha approvato all&#8217; unanimità il <strong>disegno di legge a firma Guidi che prevede la modifica degli articoli 3 e 38 della Costituzione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’articolo 3 al primo comma viene inserita la frase “e disabilità” dopo le parole “condizioni personali e sociali”. In questo modo si è voluto rendere esplicito che la disabilità rientra fra le condizioni per le quali è vietata ogni forma di discriminazione. <strong>Nell’articolo 38 il termine “minorati” viene sostituito con l’espressione “persone con disabilità”</strong>. In questo modo il linguaggio costituzionale si uniforma ai principi espressi dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">L’approvazione votata dalla Commissione affari costituzionali è solo una parte del percorso iniziato nel novembre 2025, che si articolerà in varie tappe e che dovrà seguire l’iter previsto per le revisioni costituzionali: due passaggi per ciascuna delle Camere, con un intervallo di tre mesi  fra la prima e la seconda deliberazione di ciascuna Camera. Se le deliberazioni saranno approvate in maniera conforme, la modifica si potrà considerare approvata. Rimane pero’ la possibilità di un referendum confermativo se la modifica non avrà raggiunto il voto positivo dei due terzi dei componenti di entrambe le Camere. Ci vorrà quindi ancora tempo e la volontà unanime dei deputati affinché questa modifica del testo costituzionale diventi realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una grande parte delle associazioni e delle organizzazioni che si riferiscono alla disabilità ha accolto queste modifiche</strong> con favore perché considera il cambiamento del linguaggio come un cambiamento di prospettiva, tendente all&#8217;inclusione e al rispetto dell’individuo e della sua dignità. Le parole contano e possono portare ad un cambiamento culturale e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La ministra per la disabilità Locatelli, riferendosi al testo Guidi, afferma che rimarcare  “la valorizzazione della persona è fondamentale per garantire a tutti una migliore qualità della vita a partire dal linguaggio fino a disposizioni normative e a una spinta culturale che veda la persona con le sue potenzialità e senza fermarsi ai limiti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune associazioni hanno promosso e dato sostegno alla modifica chiarendo che seppure si tratti di un mero cambio e aggiunta di termini, <strong>l’uso di parole corrette e al passo coi tempi è fondamentale per un cambiamento culturale</strong> e nelle vicende della vita quotidiana. La discriminazione si combatte con i termini giusti, il superamento dei pregiudizi e il diritto alla partecipazione alla vita sociale passa anche dall’uso delle parole corrette.</p>
<p style="text-align: justify;">La Fish (Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie), afferma che il voto della Commissione “rappresenta un passo importante verso il pieno riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone con disabilità nella nostra Costituzione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra tanti giudizi favorevoli, <strong>si levano però anche voci critiche</strong> che riguardano soprattutto la modifica del comma 1 dell’articolo 3. Per esempio, sul sito <em>Superando.it</em>, Katia Caravello scrive che “aggiungere la parola “disabilità” all’articolo 3  rischia di marcare per l’ennesima volta la differenza tra le persone con disabilità e quelle senza disabilità. Secondo Caravello, “la disabilità essendo una condizione di vita e non una malattia è già formalmente contemplata nelle parole &#8216;condizioni personali e sociali&#8217;”.</p>
<p style="text-align: justify;">È lo stesso genere di critica che si pone nei confronti dell&#8217;istituzione del Ministero della Disabilità: la condizione delle persone con disabilità deve essere presente nell’azione di tutti i Ministeri, perché la disabilità è “parte del mondo e della vita di tutte le persone”.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa posizione critica è condivisa ad esempio da Marianna Monterosso, editorialista del sito <em>Autismo e divulgazione</em>: <strong>l’articolo 3 tutela già tutti senza distinzione di “condizioni personali”</strong>. La disabilità è una condizione dell’umana esperienza, non un elenco da specificare. Creare categorie speciali nella Costituzione è esclusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vorrà ancora tempo affinchè le modifiche riguardanti gli articoli 3 e 38 divengano realtà, ma  le parole che servono per descrivere le persone sono fondamentali per costruire la visione culturale e politica della società, determinano il modo in cui ognuno si forma una idea della vita e decide le modalità di un&#8217;azione concreta.</p>
<p style="text-align: right;">(Lilia Milano)</p>
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		<title>Aggiornarsi per trovare lavoro: un&#8217;opportunita per donne, persone inoccupate e con disabilità</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 16:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;NEET and WOMEN inside A.I.&#8221;, aperto il bando per 550 giovani e donne: candidature entro il 6 luglio Se è vero che il mondo del lavoro è difficile per la[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">&#8220;NEET and WOMEN inside A.I.&#8221;, aperto il bando per 550 giovani e donne: candidature entro il 6 luglio</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31694" alt="charlesdeluvio-lks7vei-eag-unsplash" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/06/charlesdeluvio-Lks7vei-eAg-unsplash.jpg" width="5418" height="3612" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che il mondo del lavoro è difficile per la maggioranza delle persone &#8211; e per alcune in particolare -, è altrettanto vero che esistono opportunità concrete che attendono solo di essere colte.</p>
<p style="text-align: justify;">Una di queste è &#8220;NEET and WOMEN inside A.I.&#8221;, un bando che mette a disposizione 550 posti destinati a giovani Neet (persone che non studiano e non lavorano) tra i 15 e i 29 anni, e a 300 donne tra i 20 e i 25 anni in condizioni di disoccupazione, inoccupazione o fragilità occupazionale. <strong>Particolare attenzione sarà riservata alle persone con disabilità, ai soggetti provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati e a chi si trova in situazioni di rischio di esclusione sociale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intelligenza artificiale sta cambiando le regole in ambito lavorativo. E se da una parte sta mettendo a rischio diverse figure professionali, dall&#8217;altra sta aprendo la strada a nuovi impieghi. Cogliere questi mutamenti è essenziale se si cerca un&#8217;occupazione ed è in tale contesto che si inserisce questa iniziativa. Lo scopo è quello di offrire opportunità di crescita attraverso l’acquisizione di competenze nuove. <strong>I partecipanti potranno scegliere uno o più percorsi formativi dedicati all’intelligenza artificiale, ai media digitali, all’analisi dei dati, alla creatività, all’innovazione e all’imprenditorialità</strong>, approfondendo anche temi legati all’uso consapevole delle tecnologie, alla privacy e ai nuovi modelli organizzativi del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Le attività saranno completamente gratuite e si svolgeranno in presenza, online e in modalità mista, con il coinvolgimento di professionisti del settore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le domande di partecipazione dovranno essere inviate entro le ore 23.59 del 6 luglio 2026 all&#8217;indirizzo e-mail <em>neetandwomen.inside.ai@gmail.com</em></strong>. Ai partecipanti che frequenteranno almeno il 70% delle attività previste sarà rilasciato un attestato finale di partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto &#8220;NEET and WOMEN inside A.I.&#8221; è promosso da Anis Regione Puglia APS in qualità di capofila e realizzato in partenariato con le associazioni Oltre le Mura, Crescere Insieme, Atlantis 27, Faip, Fiadda, Fiadda Roma, Fish Calabria, Fish FVG, Fondazione Messina Ente Filantropico, Terni Digital. L&#8217;iniziativa è finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.</p>
<p style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</p>
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		<title>Questioni serie: “Da Belfast al paradiso”</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[La serie ideale da guardare in una giornata di pioggia. Con un personaggio con disabilità raccontato in modo ineccepibile Sinossi Tre migliori amiche dai tempi della scuola partono da Belfast[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">La serie ideale da guardare in una giornata di pioggia. Con un personaggio con disabilità raccontato in modo ineccepibile</h2>
<div id="attachment_31588" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1290px"><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/coverlg.jpg"><img class="size-full wp-image-31588" alt="Un'immagine tratta da &quot;Da Belfast al paradiso&quot;" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/coverlg.jpg" width="1280" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#8217;immagine tratta da &#8220;Da Belfast al paradiso&#8221;</p></div>
<h3 style="text-align: justify;">Sinossi</h3>
<p style="text-align: justify;">Tre migliori amiche dai tempi della scuola partono da Belfast verso un piccolo paese dell’Irlanda del Nord per partecipare alla veglia funebre di una loro ex compagna, con cui in passato erano state molto legate.</p>
<p><strong>Quella che inizialmente sembra una semplice riunione si trasforma presto nell’inizio di una disavventura e di un’indagine</strong>: le tre donne cercano infatti di capire cosa sia realmente accaduto all’amica scomparsa e, soprattutto, di fare luce sui segreti nascosti nel loro passato comune.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Perché lo riteniamo interessante</h3>
<p style="text-align: justify;">Perché vederla? Oltre al mistero davvero coinvolgente e ai continui colpi di scena che prima portano a sospettare una cosa e poi ribaltano completamente la situazione ci sono i meravigliosi paesaggi irlandesi, le scene divertenti e le battute ironiche che rendono questa serie estremamente piacevole da seguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è soprattutto un aspetto apprezzabilissimo: <strong>la presenza di un personaggio con disabilità rappresentato in modo finalmente naturale</strong>. Non viene trattato né come un eroe né come “il personaggio con disabilità”. La sua condizione è evidente, fa parte di lui, ma la serie non sente il bisogno di sottolinearla continuamente o di trasformarla nel centro della sua identità.</p>
<p style="text-align: justify;">È semplicemente una persona con un carattere ben definito:<strong> pungente, ironico, anche molto divertente</strong>, che svolge il proprio lavoro e vive la propria quotidianità. E questo aspetto, secondo noi, è scritto davvero bene. Per una volta vediamo una serie in cui la disabilità è parte della persona senza diventare l’unica lente attraverso cui guardarla. <em>Da Belfast al paradiso</em> riesce quindi a mescolare <strong>mistero, comicità e atmosfera</strong> in modo davvero riuscito. È la serie perfetta per un fine settimana di pioggia, o per quelle giornate in cui non si ha voglia di fare nulla e si vuole semplicemente staccare un po’. Mentre cerca di portarti verso la verità, riesce anche a divertirti parecchio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il nostro giudizio</h3>
<p style="text-align: justify;">Con il tipico umorismo anglosassone e un tocco di folklore irlandese, questa serie regala degli episodi divertenti e coinvolgenti, capaci di tenere incollati fino alla fine: <strong>una serie perfetta da guardare tutta d’un fiato</strong>.</p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>Addio ad Alex Zanardi, l&#8217;uomo che insegnò al mondo a non arrendersi mai</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2026 16:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Zanardi]]></category>

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		<description><![CDATA[Scomparso lo scorso 1 maggio 2026 all&#8217;età di 59 anni, nello stesso giorno che trentadue anni fa si portò via Ayrton Senna: addio a un campione, ma soprattutto a un[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Scomparso lo scorso 1 maggio 2026 all&#8217;età di 59 anni, nello stesso giorno che trentadue anni fa si portò via Ayrton Senna: addio a un campione, ma soprattutto a un uomo straordinario capace di ispirare intere generazioni</h2>
<div id="attachment_31580" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1010px"><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/zanardi.jpg"><img class="size-full wp-image-31580" alt="Alex Zanardi" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/zanardi.jpg" width="1000" height="1080" /></a><p class="wp-caption-text">Alex Zanardi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Da quasi sei anni — precisamente dal 19 giugno 2020, <a title="Alex Zanardi, incidente grave in handbike" href="https://www.finestraperta.it/alex-zanardi-incidente-grave-in-handbike/">quando rimase coinvolto in un gravissimo incidente stradale</a> contro un camion durante una tappa della staffetta benefica &#8220;Obiettivo Tricolore&#8221; — Alex Zanardi era sparito dalla luce dei riflettori. Un silenzio lungo e rispettoso, che ha protetto la sua ultima, durissima battaglia, combattuta lontano da quel pubblico che non ha mai smesso di fare il tifo per lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato a Bologna il 23 ottobre 1966 in una famiglia semplice — madre sarta e padre idraulico — Alex cresce a Castel Maggiore, dove il rombo dei motori diventa presto la colonna sonora dei suoi sogni. Il suo viaggio inizia a quattordici anni con un kart regalato dal padre, per poi decollare nel 1982 nel campionato nazionale. La scalata è inarrestabile: la Formula 3 nel 1988 e l&#8217;approdo nella Formula 1 con Jordan, Minardi, Lotus e Williams.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è nel 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, che il destino decide di scontrarsi frontalmente con lui. Un impatto devastante che gli causa l&#8217;amputazione di entrambe le gambe, ma non gli toglie l’anima. Anzi, è qui che Alex smette di essere solo un pilota per diventare un simbolo universale di resilienza. Con una forza di volontà fuori dal comune, decide di non piangere la metà che era andata persa, ma di celebrare &#8220;la metà che era rimasta&#8221;. Dopo anni di riabilitazione, non si limita a tornare a camminare, ma riscrive il suo futuro nel mondo del ciclismo paralimpico.</p>
<p style="text-align: justify;">La handbike diventa la sua nuova sfida e i risultati trasformano la sua disabilità in un palcoscenico di eccellenza. Ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016, Alex scrive pagine di storia indelebili conquistando quattro medaglie d&#8217;oro e due d&#8217;argento. Ma la sua fame di vita non si ferma: stupisce il mondo completando l’Ironman di Kona, alle Hawaii, nel 2014 in meno di dieci ore, dimostrando che non esistono barriere che la passione non possa abbattere.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’asfalto della Formula 1 alle strade del ciclismo paralimpico, la parabola di Alex Zanardi non è stata solo una cronaca di successi, ma una testimonianza vivente sulla dignità della vita. Come una fenice capace di rinascere ogni volta dalle proprie ceneri, Alex ha trasformato il tragico incidente del 2001 in un nuovo inizio, diventando un faro e una guida instancabile per ogni atleta che sfida l&#8217;impossibile. Attraverso il suo esempio, ha aperto la strada a chiunque pensasse che un limite fisico fosse un traguardo definitivo, lasciandoci in eredità la sua convinzione più profonda: &#8220;La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se adesso il mondo piange la sua scomparsa, Zanardi rimane l’esempio immortale che la nostra volontà è l’unico motore capace di tenerci in pista, pronti a risorgere dopo ogni caduta.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie Alex, corri libero.</p>
<p style="text-align: right;">(Lucia Romani)</p>
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		<title>Quel demone di cui parla anche Madame</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 12:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo ossessivo-compulsivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nostra lettrice ha voluto condividere con noi cosa significa vivere in prima persona il disturbo ossessivo-compulsivo Sono una persona che ha avuto il disturbo ossessivo-compulsivo con pensieri intrusivi “da contrasto”.[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Una nostra lettrice ha voluto condividere con noi cosa significa vivere in prima persona il disturbo ossessivo-compulsivo</h2>
<p><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/04/pexels-cottonbro-6717616.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-31569" alt="pexels-cottonbro-6717616" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/04/pexels-cottonbro-6717616.jpg" width="2333" height="3500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sono una persona che ha avuto il disturbo ossessivo-compulsivo con pensieri intrusivi “da contrasto”. Ho superato da un pezzo i vent’anni, ho sempre avuto una famiglia numerosa e chiassosa: lontana dalla perfezione, sì, ma che mi ha comunque lasciato tanti bei ricordi e che, a suo modo, c’è sempre stata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho una mente brillante, pochi amici ma molto buoni, e una disabilità fisica dalla nascita che, con tutte le sue problematiche connesse, non mi ha mai davvero fermata. Ho sempre avuto interessi, passioni, un carattere socievole; forse un po’ timida da bambina e da ragazza, ma comunque spiritosa e aperta agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, <strong>a diciott’anni, nell’estate tra il quarto e il quinto anno di liceo, arriva il primo pensiero intrusivo</strong>, dopo la visione di un film come tanti, senza infamia e senza lode.</p>
<p style="text-align: justify;">“E se fossi…? E se facessi…? E se un giorno mi rivelassi…?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Inizia così <strong>un periodo fatto di compulsioni, di test mentali per trovare una risposta a tutti questi “e se”</strong>. Un periodo di depressione. Di settimane senza voler uscire di casa o dal letto. Una sensazione costante e profonda di paura e vergogna, intrecciate tra loro. Il desiderio di non vedere né parlare con nessuno. Un lungo tempo in cui non sentivo nulla, se non la mia testa che mi spaventava a morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di disturbo è particolarmente sottile perché, almeno per me, è stato “a ondate”: ti dà tregua e poi, ciclicamente, si ripresenta. Magari nei momenti in cui le attività quotidiane si fermano, come a Natale o durante le ferie estive. Oppure quando sei sotto stress.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora i pensieri intrusivi cambiano forma, contenuto, ma tornano. Si riaffacciano nella mente e <strong>diventano come un vento fortissimo che entra in una casa e butta tutto all’aria</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho sempre descritto il disturbo ossessivo-compulsivo così: come un buco nero che si mangia tutto. Avete presente quelle scene delle serie in cui un’astronave cerca di non essere risucchiata da un buco nero? Per me era esattamente così. Conoscevo anche i suoi meccanismi, eppure era come se qualcosa spazzasse via ogni cosa dentro di me.</p>
<p style="text-align: justify;">È davvero come essere rapiti, e non uso questo termine a caso, dalla propria mente.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce circa 800mila persone e, a livello mondiale, circa il 3% della popolazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo considera tra i disturbi più invalidanti, con un impatto molto negativo sulla vita di chi ne soffre.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se ne parla pochissimo. <strong>Nell’immaginario collettivo è ancora ridotto a una semplice fissazione per l’ordine</strong>. C’è poca comprensione e, ogni volta che chi lo ha vissuto prova a raccontarlo, emergono grandi difficoltà nel farsi capire e comprendere. Esiste un vero e proprio tabù.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa si muove: iniziano a comparire podcast, persino su <em>TikTok</em> c’è qualche spazio dedicato. Ma resta estremamente difficile parlarne. <strong>È qualcosa di profondamente doloroso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo ho deciso di scrivere questo contributo: per ringraziare una cantante che non seguo abitualmente, ma che è riuscita a dare voce a chi ci è passato. Parlo di Madame che, con il suo recente singolo <em>Bestia</em>, è riuscita a mettere in musica parole che io non sono mai riuscita a dire, nonostante ami le parole e creda di saperle usare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo canta: “Sai muovere le mie mani, sai fare la mia voce”. Ed è esattamente così. Il disturbo ossessivo-compulsivo viene da te, dalla tua mente: non c’è un modo per scappare. È davvero come essere rapiti da sé stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio percorso è stato molto lungo, fatto di alti e bassi. È passato anche attraverso <strong>momenti molto bui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un invito che sento di fare è alle persone che stanno accanto a chi soffre di questo disturbo: ascoltate. <strong>Ascoltate davvero</strong>. Perché, come dice Madame, è come se ci fosse un rapitore che parla con la tua voce, che usa le tue mani, che trasforma la tua mente in una gabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">E parlo anche a chi ne soffre. Per me è stato molto duro uscirne; anche solo ripensarci oggi mi emoziona profondamente. La mente è un meccanismo complesso e, non è questo il luogo per analizzarlo, ma una cosa posso dirla con certezza: <strong>chiedete aiuto. Se ne esce</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A un certo punto qualcosa scatta, soprattutto se accanto avete un supporto professionale. Parlate. Non vergognatevi. Fa parte del vostro percorso, ma non è tutto il vostro percorso.</p>
<p style="text-align: right;">(Maria G. Rossi)</p>
<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/C9y3ZitipIA?si=xvTOLPW-uGQWGflE" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Questioni serie: &#8220;Special&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 16:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>

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		<description><![CDATA[Inauguriamo una nuova rubrica che parla di serie TV che erano in qualche modo a che fare con i temi della disabilità. Ad aprire le danze Special, prodotta da Netflix[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Inauguriamo una nuova rubrica che parla di serie TV che erano in qualche modo a che fare con i temi della disabilità. Ad aprire le danze <em>Special</em>, prodotta da <em>Netflix</em></h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31445" alt="special-netflix" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/02/special-netflix.jpeg" width="1024" height="576" /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Sinossi</h3>
<p style="text-align: justify;">Ryan, giovane adulto con paralisi cerebrale, decide di lasciare la casa dell’iperprotettiva madre per iniziare finalmente la propria vita. Determinato a conquistare la sua indipendenza, intraprende <strong>un viaggio alla scoperta di sé</strong>, dell’autodeterminazione e del suo posto nella comunità in cui vive.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra alti e bassi, tra piccole e grandi bugie dette per proteggersi o per sentirsi “all’altezza”, Ryan attraversa paure, errori e nuove esperienze. Lungo il cammino incontra l’amore, prima di tutto quello più importante, l’amore per sé stesso, imparando ad accettarsi senza condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Progressivamente, Ryan integra la sua disabilità nella propria identità: non la vive più come qualcosa da nascondere o da giustificare, ma come una parte di sé, <strong>complessa e autentica</strong>. Diventa così protagonista della propria vita, riconoscendosi non attraverso lo sguardo degli altri, ma attraverso il proprio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Perché lo riteniamo interessante</h3>
<p style="text-align: justify;">La serie, composta da <strong>due stagioni di otto puntate ciascuna</strong>, è scritta, interpretata e co-prodotta da Ryan O’Connell che, basandosi sul suo libro <em>I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves</em> e sulla sua vita, attraverso la serie ci racconta come, sebbene l’accettazione degli altri e il sentirsi parte di un gruppo siano importanti, non potremo mai stare bene con noi stessi e con chi ci sta vicino se non ci accettiamo per primi. <strong>Tra i vari produttori spicca Jim Parsons</strong> (Sheldon di <em>The Big Bang Theory</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È divertente, profonda e molto onesta</strong>, anche nelle sue imperfezioni. Apprezzabile anche il modo in cui mostra gli effetti che la vita indipendente del protagonista ha sulla madre, che fino a quel momento aveva vissuto esclusivamente in funzione del ruolo di caregiver del figlio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il nostro giudizio</h3>
<p style="text-align: justify;">Non è assolutamente perfetta, così come il suo racconto della condizione di disabilità non può rispecchiare quello di tutti gli spettatori, trattandosi di un’esperienza personale. Ma, per la prima volta, una persona con disabilità racconta con le proprie parole e con il proprio corpo il suo percorso, in pieno stile comedy, <strong>rompendo molti stereotipi</strong> e affrontando temi importanti e reali per le persone con disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Prodotto originale <em>Netflix</em>, è adatta a un pubblico dai 16 anni in su.</p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>“Unstoppable”: l’iniziativa dell’AS Roma pensata per i tifosi con disabilità motoria</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 14:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[As Roma]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto tifosi disabili]]></category>
		<category><![CDATA[Unstoppable]]></category>

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		<description><![CDATA[Il servizio del club giallorosso è volto a potenziare il progetto “Superiamo gli ostacoli”, per agevolare il trasferimento allo Stadio Olimpico dei propri tifosi con disabilità Con l’iniziativa “Unstoppable”, nata[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il servizio del club giallorosso è volto a potenziare il progetto “Superiamo gli ostacoli”, per agevolare il trasferimento allo Stadio Olimpico dei propri tifosi con disabilità</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31370" alt="ac864f5c00a3-unstoppable-logo-su-auto" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/01/ac864f5c00a3-unstoppable-logo-su-auto.jpg" width="900" height="506" /></p>
<p style="text-align: justify;">Con l’iniziativa “<strong>Unstoppable</strong>”, nata nel 2023, insieme al contributo del partner club Toyota, Kinto e alla Protezione Civile Arvalia, l’<strong>AS Roma</strong> mette a disposizione dei supporter con disabilità motoria e dei loro accompagnatori, un servizio di trasporto con vetture dotate di tecnologia full hybrid che garantisce una riduzione dell’emissione di CO2 e di agenti inquinanti.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Come funziona</h3>
<p style="text-align: justify;">Il servizio è gratuito e prenotabile, con adeguato anticipo, dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle 18:00, mentre i giorni festivi dalle 9:30 alle 12:30, contattando il seguente numero verde: <strong>800 908411</strong>. L’attività è usufruibile da tutti i tifosi giallorossi che siano in possesso di un biglietto o di un abbonamento valido per le gare casalinghe della stagione calcistica in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la prenotazione dovrà essere indicato il titolare del titolo d’accesso con tariffa ridotta per persone con disabilità e il settore di riferimento, ossia la <strong>Tribuna Tevere</strong>. Successivamente alcuni volontari si occuperanno del trasferimento dei tifosi, li accompagneranno allo stadio, li assisteranno, ove richiesto, durante la partita e organizzeranno il rientro nelle rispettive abitazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni, basterà collegarsi al sito internet nella <a href="https://www.asroma.com/it/notizie/71697/unstoppable-superiamo-gli-ostacoli-torna-il-servizio-di-trasporto-allolimpico-per-i-tifosi-con-disabilita-motoria" target="_blank">sezione dedicata</a> oppure rivolgersi al seguente indirizzo e-mail: <strong><em>trasportodisabiliroma@gmail.com</em></strong>.</p>
<p style="text-align: right;">(Lucia Romani)</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Detenuti con disabilità: più di 600 “invisibili” del sistema penitenziario italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 14:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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		<category><![CDATA[Detenuti con disabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia oltre la metà dei detenuti con disabilità vive in strutture inadeguate. Due esperienze d’eccellenza a Bari e Parma mostrano che è possibile fare meglio, ma la mancanza di[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">In Italia oltre la metà dei detenuti con disabilità vive in strutture inadeguate. Due esperienze d’eccellenza a Bari e Parma mostrano che è possibile fare meglio, ma la mancanza di monitoraggio nazionale, di organico e di spazi adeguati continua a generare situazioni di abbandono, vulnerabilità e violenza</h2>
<div id="attachment_31317" class="wp-caption aligncenter" style="width: 950px"><img class="size-full wp-image-31317" alt="I carceri in Italia dove la disabilità dei detenuti è tenuta in considerazione sono esempi virtuosi rarissimi" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/12/Senza-titolo-1.png" width="940" height="528" /><p class="wp-caption-text">I carceri in Italia dove la disabilità dei detenuti è tenuta in considerazione sono esempi virtuosi rarissimi</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’<a href="https://www.antigone.it/index.php" target="_blank">Associazione Antigone</a> ha recentemente analizzato le schede di trasparenza degli istituti penitenziari italiani (dati estate 2025), fotografando una realtà inequivocabile: <strong>a fronte di 62.307 detenuti, le celle disponibili sono 28.881, ma solo 427 risultano attrezzate per persone con disabilità.</strong> Una cifra minima, distribuita in maniera profondamente disomogenea. Gli istituti meglio dotati – come Cagliari Uta (26 camere), Sassari (22), Catanzaro (22), Messina (21), Bari (17) e Parma (16) – rappresentano eccezioni virtuose. Ma il dato più allarmante è un altro: in 98 istituti, quasi la metà del totale, non esiste neppure una cella adeguata a ospitare una persona con disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto ai numeri, le testimonianze dirette mostrano un quadro drammatico. Nel 2021, Sandro Libianchi, presidente del <a href="https://www.conosci.org/" target="_blank">Coordinamento Nazionale per la Salute nelle Carceri</a>, denunciò che «il detenuto disabile è del tutto invisibile, e la sua condizione non gli permette di avere le stesse opportunità del detenuto non disabile: non può fare quasi niente […] e questo si traduce in una sofferenza indicibile». Un anno dopo, <em>Rolling Stone</em> raccolse la voce di un detenuto trasferito da un istituto dove riusciva a deambulare con le stampelle – dove svolgeva perfino fisioterapia – a un carcere privo di qualsiasi servizio riabilitativo. «Nel nuovo carcere non ho potuto fare riabilitazione per tre anni e mezzo. Senza esercizi sono finito in carrozzina. Adesso vivo in mano agli altri». Un racconto che sintetizza con crudezza come l’ambiente detentivo possa determinare un peggioramento irreversibile delle condizioni di salute.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano normativo, il quadro italiano resta sorprendentemente scarno. L’unico riferimento operativo è la circolare del Dap sulla disabilità motoria – emanata proprio dopo l’unica rilevazione nazionale del 2015 – che si concentra soprattutto su barriere architettoniche, formazione minimale dei “piantoni” e indicazioni sanitarie. <strong>L’articolo 65 dell’Ordinamento Penitenziario prevede teoricamente l’assegnazione delle persone con gravi minorazioni a istituti o sezioni speciali per un trattamento idoneo.</strong> Ma nella pratica si tratta di una tutela formale e largamente disattesa. E soprattutto, è molto lontana dai principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che impegna gli Stati a garantire piena uguaglianza, dignità e partecipazione, non semplice “custodia separata”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia sono oltre 600 i detenuti con disabilità.</strong> Un numero che, più che restituire un fenomeno, ne rivela uno ancora più serio: si tratta dell’unica rilevazione ufficiale realizzata nel 2015 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Da allora, nessun monitoraggio permanente, nessuna fotografia aggiornata, nessun coordinamento sistematico con il Servizio Sanitario Nazionale, cui dal 2008 spetta la gestione della sanità penitenziaria. Senza dati, non c’è politica pubblica. E quando il sistema non vede, le persone – soprattutto quelle più fragili – scompaiono.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio a seguito di quella rilevazione, il Dap emanò una circolare che richiamava la Convenzione Onu sulla disabilità e la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) dell’OMS, introducendo un cambio di paradigma: <strong>la disabilità non è solo una condizione fisica, ma il risultato dell’interazione tra stato di salute e ambiente.</strong> Se il contesto è inadeguato – architettonicamente, socialmente, relazionalmente – esso stesso diventa produttore di disabilità. L’ICF permette di valutare funzioni, attività e partecipazione insieme ai fattori ambientali, e sarebbe uno strumento prezioso per costruire programmi individualizzati di trattamento, come richiesto dalla legge. Ma nella realtà quotidiana degli istituti penitenziari italiani questa visione rimane perlopiù inapplicata.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Ordinamento Penitenziario prevede inoltre che le persone con gravi minorazioni vengano accolte in sezioni speciali, adeguate e accessibili. Eppure, nel 2025, soltanto due reparti rispondono realmente a questi criteri: la sezione dedicata della Casa circondariale di Bari e quella della Casa di reclusione di Parma. Due modelli avanzati, con camere ampie, bagni attrezzati, percorsi accessibili, spazi per la fisioterapia e personale formato. In alcuni casi anche programmi innovativi, come la formazione dei caregiver detenuti a Bari, frutto della collaborazione con il Policlinico. Tuttavia, queste restano eccezioni. Altre sezioni “dedicate” risultano chiuse o inutilizzate – da Catanzaro a Massa Carrara, fino a Busto Arsizio. E in molti istituti le soluzioni sono celle “parzialmente adattate”, insufficienti a garantire autonomia e dignità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo scarto tra norme e realtà ha conseguenze dirette e dolorose: <strong>trasferimenti lontani dal territorio d’origine, isolamento, impossibilità di accedere alle cure.</strong> Non è un caso che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia più volte condannato l’Italia per condizioni detentive incompatibili con la disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">È dentro questo quadro di abbandono che si inserisce la vicenda del 61enne non autosufficiente del carcere “Cerialdo” di Cuneo, che ha denunciato di aver subito violenze sessuali dal compagno di cella incaricato di assisterlo. L’episodio sarebbe avvenuto di notte, in un reparto sorvegliato da un solo agente per tre piani, con telecamere fuori uso, in uno degli istituti più sovraffollati e sotto-organico del Paese: dai 240 detenuti del 2022 si è passati agli attuali 400, senza alcun potenziamento del personale. «Una delle condizioni più disastrose d’Italia», ha dichiarato il segretario Osapp Leo Beneduci. Una condizione che rende evidente come la mancanza di protezioni minime trasformi la disabilità in un rischio estremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, esperienze positive dimostrano che un’altra strada esiste. <strong>Bari e Parma mostrano che un carcere capace di accogliere la disabilità in modo dignitoso è possibile</strong>: accessibilità reale, formazione, trattamento individualizzato, collaborazione tra sanità e istituzione penitenziaria. È, in fondo, l’applicazione concreta dei principi dell&#8217;ICF: non guardare solo al deficit, ma al contesto, alla partecipazione, alla qualità della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella maggior parte del Paese, però, la situazione resta drammatica. Più della metà dei detenuti con disabilità vive in sezioni non attrezzate. Il 30% avrebbe diritto alle misure alternative ma non può usufruirne. I “piantoni” raramente sono formati. Le barriere architettoniche restano pervasive. E senza un sistema di monitoraggio, la disabilità continua a restare invisibile proprio dove le fragilità diventano più acute.</p>
<p style="text-align: justify;">Le esperienze positive mostrano che un altro modello è possibile. Ma fino a quando il Paese non adotterà un approccio sistemico – fatto di dati, formazione, accessibilità, personale sufficiente e applicazione dell’ICF – la disabilità in carcere continuerà a essere una pena aggiuntiva, silenziosa e troppo spesso esposta alla violenza.</p>
<p style="text-align: right;">(Tiziana Rinaldi)</p>
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		<title>SostegnInRete: l&#8217;assistenza personale a portata di click</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 11:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentata lo scorso 21 ottobre a Milano la prima piattaforma digitale per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di assistenza personale Lo strumento SostegnInRete nasce da un’iniziativa promossa da UILDM[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Presentata lo scorso 21 ottobre a Milano la prima piattaforma digitale per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di assistenza personale</h2>
<div id="attachment_31243" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1617px"><img class="size-full wp-image-31243" alt="La schermata iniziale di Sostegninrete.it" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-31-122149.png" width="1607" height="824" /><p class="wp-caption-text">La schermata iniziale di Sostegninrete.it</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify; font-size: 13px;">Lo strumento <strong>SostegnInRete</strong> nasce da un’iniziativa promossa da </span><a style="text-align: justify; font-size: 13px;" href="https://uildm.org/" target="_blank">UILDM</a><span style="text-align: justify; font-size: 13px;"> (Unione Italiana Lotta Alla Distrofia Muscolare), in collaborazione con </span><a style="text-align: justify; font-size: 13px;" href="https://www.parentproject.it/" target="_blank">Parent Project</a><span style="text-align: justify; font-size: 13px;">, nell’ambito del progetto &#8220;<strong>Match Point-strumenti vincenti per il domani delle persone con malattie neuromuscolari</strong>&#8220;, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nel 2025 sono stati avviati <strong>due percorsi formativi paralleli</strong> rivolti agli operatori socio-sanitari (Oss e Asa) e uno per le persone con disabilità e caregiver per facilitare la gestione delle attività quotidiane, la comunicazione efficace, l’utilizzo degli ausili e la tutela dei diritti, dando vita a due guide scaricabili nella sezione &#8220;</span><a style="text-align: justify; font-size: 13px;" href="https://sostegninrete.it/accesso-materiali/" target="_blank">Materiali utili</a><span style="text-align: justify; font-size: 13px;">&#8221; con lo scopo di rafforzare le competenze, i percorsi di autonomia e promuovere un modello di assistenza qualificato orientato alla <strong>Vita indipendente</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma come funziona? Per accedere al servizio bisognerà registrarsi gratuitamente su <a href="https://sostegninrete.it/" target="_blank">Sostegninrete.it</a> dove ogni utente (persona con disabilità, caregiver o assistente qualificato) potrà raccontare i propri bisogni, hobby, inserire le proprie competenze e scegliere i giorni e le fasce orarie in cui si richiede assistenza oppure si è disponibili per farla. Successivamente <strong>viene messa in contatto la domanda con l’offerta</strong> lavorativa permettendo di incontrarsi e di selezionare la proposta più adatta alle proprie esigenze.</p>
<p style="text-align: justify;">In occasione del lancio della piattaforma, avvenuto anche in <a href="https://www.youtube.com/live/QnQeQmxPzoM?si=I9rF2uUjI8ZVFAzt" target="_blank">diretta streaming</a>, è intervenuta Stefania Pedroni, Presidente UILDM, dichiarando che quest’iniziativa “dà concretezza alla nostra missione, che è sempre stata quella di fare rete per rendere la società più inclusiva e promuovere<strong> l’autonomia delle persone con malattie neuromuscolari</strong> e sostenere la costruzione di progetti di vita personalizzati”. La stessa conclude affermando che “l’assistente personale è una figura formata e retribuita, scelta dall’assistito e che rende possibile la volontà della persona ma non la sostituisce”.</p>
<p style="text-align: justify;">La diffusione della piattaforma proseguirà nei prossimi mesi attraverso una serie di webinar di approfondimento rivolti anche alle realtà del Terzo settore e con iniziative di fundraising per garantirne la sostenibilità.</p>
<p style="text-align: right;">(Lucia Romani)</p>
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