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	<title>FinestrAperta.it &#187; Cronaca | FinestrAperta.it</title>
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		<title>40 secondi per tentare di spiegare l&#8217;origine del male</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 18:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Tartaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Il film di Vincenzo Alfieri va oltre il racconto della triste vicenda di Willy Monteiro Duarte, offrendoci un crudo spaccato di vita e obbligandoci alla riflessione Che il cinema sia la[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il film di Vincenzo Alfieri va oltre il racconto della triste vicenda di Willy Monteiro Duarte, offrendoci un crudo spaccato di vita e obbligandoci alla riflessione</h2>
<div id="attachment_31374" class="wp-caption aligncenter" style="width: 2010px"><img class="size-full wp-image-31374" alt="Giordano Giansanti e Luca Petrini interpretano i fratelli Bianchi" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/01/40-Secondi-Day-3-27.jpeg" width="2000" height="1333" /><p class="wp-caption-text">Giordano Giansanti e Luca Petrini interpretano i fratelli Bianchi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Che il cinema sia la vostra passione o meno, ci sono film che semplicemente vanno visti. È il caso di <em>40 secondi</em>, di Vincenzo Alfieri, tratto dall&#8217;omonimo libro di Federica Angeli (<em>40 secondi. Willy Monteiro Duarte, la luce del coraggio e il buio della violenza</em>, <em>Baldini+Castoldi</em>, 2022).</p>
<h3 style="text-align: justify;">La trama</h3>
<p style="text-align: justify;">Non temiamo di &#8220;rovinare la sorpresa&#8221; a nessuno vista la notorietà dei fatti: la storia, ahinoi, la conosciamo tutti. <strong><em>40 secondi</em> racconta ciò che accadde nella notte del 6 settembre 2020 a Colleferro</strong>, in provincia di Roma, quando Willy Monteiro Duarte, un ragazzo nato a Roma da genitori capoverdiani, venne pestato a morte nel tentativo di sedare una rissa in difesa di un amico. Gli autori del pestaggio sono gli altrettanto tristemente noti fratelli Bianchi, che stanno attualmente scontando la propria pena in carcere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">La storia di Willy scosse le coscienze non solo di chi assistette in prima persona alla sua morte, ma dell&#8217;opinione pubblica intera, scioccata da una crudeltà tanto feroce quanto ingiustificata.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Un racconto per nulla scontato</h3>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che chi assiste a <em>40 secondi</em> sa già cosa sta per vedere, non è altrettanto vero che la visione sarà scontata. Il regista Vincenzo Alfieri ci espone i fatti con una tecnica sia visiva che narrativa originali: la sua <strong>non è una mera cronaca degli eventi, bensì la cruda ricostruzione di tutto ciò che li precede.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A Willy la vita viene tolta in soli quaranta secondi, ma come siamo arrivati a quegli attimi fatali? È questo quello che ci mostra il film, attraverso una scelta stilistica particolare ed efficace, raccontandoci, uno alla volta, il vissuto di ognuno dei ragazzi coinvolti nella rissa, del maresciallo intervenuto sul luogo del delitto, dei due assassini e, soltanto alla fine, della vittima. <strong>Un racconto corale fatto di tante storie diverse che si intrecciano indissolubilmente in quella tragica notte.</strong></p>
<h3 style="text-align: justify;">Quasi un documentario</h3>
<p style="text-align: justify;">A questa scelta narrativa si affianca un’impostazione visiva altrettanto efficace. Il film rinuncia al formato cinematografico abituale per adottare una cornice più stretta (una sorta di 4:3 che richiama il vecchio standard televisivo), comprimendo lo spazio e costringendo lo sguardo a restare addosso ai personaggi. I numerosi primissimi piani diventano così una sorta di trappola visiva: la regia ci costringe a guardare da vicino, senza concedere vie di fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">La fotografia di Andrea Reitano, asciutta e realistica, e il montaggio serrato contribuiscono a mantenere costante la tensione. <strong>Ne nasce un racconto che procede senza respiro, restituendo la claustrofobia della vita dei ragazzi di provincia, sospesi tra il desiderio di emergere e la rassegnazione, tra la voglia di scappare e quella di riscattarsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Miseria, alcool, prepotenza, ignoranza: più piccola è la comunità e più il degrado si amplifica. Ecco che il piccolo Comune diventa una polveriera: un microcosmo chiuso, saturo di frustrazioni e aspettative, in cui ogni personaggio sembra sul punto di esplodere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per stessa ammissione del regista, <strong>il film ha un taglio fortemente documentaristico</strong>: una scelta azzeccata che non lascia spazio al romanzo, preferendo concentrarsi sull&#8217;asciutta realtà.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Andatelo a vedere</h3>
<p style="text-align: justify;">Chi lo ha perso al cinema, può vedere <em>40 secondi</em> su <em>Netflix</em>. Un atto quasi dovuto per un’opera che lascia il segno e che merita di essere vista, discussa e portata nei luoghi dove si parla di educazione e di società. Sono tanti gli spunti di riflessione che la vicenda di Willy Monteiro Duarte ci pone e che vanno al di là del fatto di cronaca. <em>40 secondi</em>, infatti, non condanna e non assolve, ma cerca di spiegare.</p>
<p style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</p>
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		<title>Capodanno, tempo di bilanci</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 15:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Capodanno]]></category>
		<category><![CDATA[Crans-Montana]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione su quanto caro può costare la superficialità “Capodanno, tempo di bilanci”. Era questa la frase con cui, fino a pochi anni fa, chiudevamo l’anno con un gruppo di[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Una riflessione su quanto caro può costare la superficialità</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31380" alt="jayden-sim-wyh_utngtme-unsplash" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/01/jayden-sim-wYh_UTNgTME-unsplash.jpg" width="3707" height="5560" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Capodanno, tempo di bilanci”.</strong> Era questa la frase con cui, fino a pochi anni fa, chiudevamo l’anno con un gruppo di amici. Affittavamo una casa in campagna e, complice il caminetto e qualche bottiglia di vino, ci sedevamo davanti al fuoco per bruciare pezzi di carta igienica su cui avevamo scritto le cose dell’anno appena trascorso che non ci erano piaciute. Una sorta di esorcismo! Come per dire: “Bruciamo tutto ciò che non è andato, così non tornerà più!”. E l’anno, ovviamente, finiva con grasse e grosse risate. A tarallucci e… vino!</p>
<p style="text-align: justify;">Raramente il Capodanno è stato festeggiato in locali con cenone, balli, premi e cotillon; più spesso ci ritrovavamo in casa di amici, nelle abitazioni più grandi e accoglienti, condividendo la cena.</p>
<p style="text-align: justify;">“Capodanno, tempo di bilanci”. Da un po’ non lo dico più. Forse è meglio evitare bilanci personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, i bilanci sono quelli che vedo al TG il giorno dopo. Quest’anno – nonostante le consuete ordinanze firmate dai sindaci – addirittura prima che l’anno finisse: nella periferia di Roma, un uomo di 63 anni è morto per l’esplosione di un petardo che, a quanto pare, stava accendendo. A Napoli, un ragazzo romano di 24 anni è finito al pronto soccorso ben due volte: durante la prima visita gli sono state amputate tre dita a seguito dell’esplosione di un petardo; non contento, è tornato in strada e un altro petardo gli è esploso in faccia mentre lo stava accendendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando sento notizie del genere, di persone che si fanno del male per superficialità, per compiere gesti inutili, penso a chi in quel momento è in pronto soccorso: <strong>medici e infermieri che si danno da fare per salvare vite umane</strong>, per salvare anche chi si aggrappa alla vita, magari chi ha avuto un infarto proprio mentre un petardo esplodeva. Chi attende da ore in silenzio, forse destinato a non vivere più.</p>
<p style="text-align: justify;">Capodanno, tempo di bilanci. Questo motto, che usavo da più giovane, credo non sia mai stato pronunciato dai ragazzi che hanno passato la fine dell’anno a Crans-Montana. Giovani, giovanissimi. Alla loro età, ai miei tempi, non mi sarebbe stato concesso andare al veglione di fine anno in un locale come Le Constellation. O forse sì.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, se fossi stata in vacanza nella integerrima Svizzera, nella perfetta Svizzera, magari con i miei genitori, mi avrebbero concesso una serata di fine anno in un locale anche a 16 anni. Forse. E forse vedere passare candele accese, sistemate sulle bottiglie di champagne, mi sarebbe piaciuto. Non avrei pensato, a 16 anni, che il soffitto in legno potesse prendere fuoco. Non avrei pensato, come faccio oggi grazie al mio background lavorativo, a controllare dove fossero installati estintori e uscite di sicurezza. Mi sarei divertita, certo. Avrei fatto foto e video da condividere sui social. Mi sarei goduta la serata fino a che avrei potuto. Fino a che le fiamme si sarebbero propagate, fino a che non mi sarei resa conto che avrei dovuto scappare a gambe levate, cercando di aiutare chi potevo. Cercando di salvare la pelle. Cercando di tornare a casa da mamma e papà.</p>
<p style="text-align: justify;">Capodanno, tempo di bilanci: <strong>47 morti e 113 feriti.</strong> Un bilancio non definitivo, purtroppo.</p>
<p style="text-align: right;">(Tiziana Rinaldi)</p>
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		<title>Molestie a Rimini su di una giovane donna con grave disabilità</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Nov 2023 10:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;odioso episodio ci ricorda quanto sia impellente il tema della tutela dei soggetti più fragili Un drammatico episodio ha gettato luce su una realtà difficile da accettare, ma che succede[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;odioso episodio ci ricorda quanto sia impellente il tema della tutela dei soggetti più fragili</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-28753" alt="domestic-violence-7669890_1280" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2023/11/domestic-violence-7669890_1280.png" width="1280" height="1280" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un drammatico episodio ha gettato luce su una realtà difficile da accettare, ma che succede purtroppo più spesso di quanto vorremmo immaginare. <strong>Un uomo di cinquant&#8217;anni, disabile in sedia a ruote, è stato coinvolto in un caso di violenza sessuale nei confronti di una giovane donna di ventun anni, gravemente disabile, all&#8217;interno di una clinica a Rimini</strong>. La gravità dell&#8217;incidente è amplificata dalla vulnerabilità della vittima, che evidenzia ancora una volta la necessità di una maggiore consapevolezza e protezione per coloro che sono particolarmente suscettibili agli abusi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sostituto procuratore Luca Bertuzzi ha richiesto il rinvio a giudizio del cinquantenne, difeso dall&#8217;avvocato Andrea Guidi, sottolineando un precedente dell&#8217;uomo in comportamenti simili. Questo evento solleva interrogativi sulla sicurezza nelle strutture sanitarie e mette in evidenza l&#8217;importanza di protocolli rigorosi per prevenire questi eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aggressione, descritta come subdola e violenta, <strong>solleva preoccupazioni sull&#8217;accesso degli aggressori a individui in situazioni di vulnerabilità</strong>. Sembrerebbe, sempre secondo la ricostruzione, che l’assalitore abbia finto un momento di difficoltà dovuto alla sua disabilità, così che la vittima fosse portata ad aiutarlo. L’&#8221;aiuto&#8221; che avrebbe dovuto fornire, ha spinto la giovane in una zona della clinica non controllata dalle telecamere.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incidente a Rimini sottolinea la necessità di un maggiore impegno nella protezione delle persone più vulnerabili, garantendo che le strutture sanitarie siano luoghi sicuri e che le leggi vengano rigorosamente applicate. È fondamentale affrontare questo problema con la serietà e l&#8217;attenzione che merita, cercando di garantire la tutela e la dignità di ogni persona.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia delle molestie sessuali, specialmente verso individui con disabilità gravi, è da sempre caratterizzata dalla difficoltà delle vittime nel farsi sentire e nel ricevere giustizia. <strong>Le molestie possono avvenire ovunque: per strada, sul posto di lavoro, a scuola o negli ospedali. Soprattutto, possono succedere a chiunque. Uomini o donne, giovani o anziani.</strong> Raccontarla crea delle difficoltà e gli spazi a cui rivolgersi non sono sempre sicuri. <strong>Ancora più difficile se la vittima ha limitate mobilità o abilità verbali.</strong></p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>Per l’OMS la poliomielite torna ad essere un problema?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 18:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[Sporadici ma inaspettati, nuovi casi in varie zone del mondo alzano il livello d&#8217;attenzione verso una malattia che sembrava debellata Dopo che la malattia sembrava quasi completamente debellata in ogni[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Sporadici ma inaspettati, nuovi casi in varie zone del mondo alzano il livello d&#8217;attenzione verso una malattia che sembrava debellata</h2>
<div id="attachment_27059" class="wp-caption aligncenter" style="width: 910px"><img class="size-full wp-image-27059" alt="Lo scetticismo nei confronti dei vaccini ha facilitato il ritorno della polio" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/09/polio1.jpg" width="900" height="580" /><p class="wp-caption-text">Lo scetticismo nei confronti dei vaccini ha facilitato il ritorno della polio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dopo che la malattia sembrava quasi completamente debellata in ogni zona del mondo,<strong> la poliomielite è a sorpresa ricomparsa in alcuni paesi occidentali</strong>. Risalgono a questa estate i casi che hanno riportato all’attenzione pubblica il virus: uno registrato a Londra e uno nella città di New York, dove un giovane uomo è rimasto paralizzato dopo averlo contratto. In entrambi i paesi il virus della polio è stato riscontrato nelle analisi delle acque reflue. Cosa che ha ovviamente destato un certo scalpore. Inaspettato è stato soprattutto il ritrovamento <strong>in continenti sovrasviluppati, in cui le condizioni igienico-sanitarie sono da decenni superiori alla media mondiale</strong> e dopo aver vissuto in più la comparsa del coronavirus e del vaiolo delle scimmie nel giro di soli tre anni.</p>
<p style="text-align: justify;">È il 1955 quando il virologo Jonas Salk annuncia di aver trovato la cura per la polio. Fino a quel momento, la malattia in alcune persone poteva presentare anche la completa paralisi del corpo. Un virus molto contagioso, che può iniziare e finire con una febbre, ma che nel peggiore dei casi può portare alla morte per soffocamento, qualora la paralisi dovesse colpire il diaframma. In Italia, l’ultimo caso notificato risale al 1982. La campagna vaccinale resa obbligatoria per questo virus fu un successo, come quella di due anni prima, volta a combattere un altro grande antagonista dei tempi, il vaiolo. E di casi di paralisi dovuti alla malattia, non se ne registrarono più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2014 l’emergenza epidemiologica per polio era stata dichiarata in paesi quali Afghanistan, Etiopia, Israele, Nigeria e Pakistan, Somalia, Siria, Camerun e Guinea Equatoriale</strong>. Gli strumenti per combatterla furono la somministrazione di una dose di vaccino antipolio, l’obbligo di certificazione vaccinale per i viaggiatori esteri che transitavano in quei Paesi e una posizione di emergenza nazionale per gli Stati coinvolti. Il piano funzionò, il 24 ottobre 2020 si è infatti festeggiata la Giornata Mondiale di lotta alla poliomielite: <strong>più del 90% della popolazione era libera dal rischio contagio</strong> in un momento in cui si stava affrontando un altro virus, quello del COVID-19. “In un periodo come quello attuale in cui la pandemia da coronavirus sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario – aveva detto la Responsabile del Centro Who per polio presso l’Istituto Superiore della Sanità, Paola Stefanelli – occorre più che mai non abbassare la guardia e mantenere attivi e, se possibile, potenziare i servizi vaccinali, per garantire le adeguate coperture immunitarie e tutti i sistemi di sorveglianza per un attento monitoraggio per una possibile reintroduzione di poliovirus nel nostro Paese”.</p>
<p style="text-align: justify;">È infatti la mancanza di una campagna forte per la vaccinazione &#8211; indebolita negli anni da scetticismi vari sui vaccini, dai tagli ai fondi sanitari e dall’ingenuità del pensiero che questa sia ormai una malattia del passato -, ad aver riportato la poliomielite a circolare. Per ora i casi registrati sono pochi, ma sono da tenere sotto osservazione con massima urgenza. “Un campanello d&#8217;allarme per tutti. È nostra responsabilità condivisa eradicare la polio a livello globale. Tutti coloro che non sono vaccinati o i cui figli hanno saltato le vaccinazioni programmate, dovrebbero effettuare la vaccinazione il prima possibile. I vaccini contro la poliomielite si sono dimostrati molto efficaci e sicuri”, spiega in conferenza stampa il direttore dell&#8217;OMS Europa, Hans Kluge.</p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>Caso Omerovic, ancora tante le domande senza risposta</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 08:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Hasib Omerovic]]></category>
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		<description><![CDATA[È ancora in gravi condizioni il giovane precipitato dalla finestra nel corso di una perquisizione delle forze dell&#8217;ordine a Roma. Ma la procura non avrebbe emesso alcun mandato Sono di[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">È ancora in gravi condizioni il giovane precipitato dalla finestra nel corso di una perquisizione delle forze dell&#8217;ordine a Roma. Ma la procura non avrebbe emesso alcun mandato</h2>
<div id="attachment_27010" class="wp-caption aligncenter" style="width: 710px"><img class="size-full wp-image-27010" alt="La conferenza stampa dei legali e della famiglia di Hasib Omerovic" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/09/hasib.jpg" width="700" height="525" /><p class="wp-caption-text">La conferenza stampa dei legali e della famiglia di Hasib Omerovic</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sono di queste ore gli sviluppi che hanno apportato delle novità al caso di Hasib Omerovic, ragazzo sordo, precipitato dalla finestra di casa sua dopo l’intervento in casa della polizia del commissariato di Primavalle, quartiere romano. Ma la procura di Roma non aveva richiesto nessun mandato. Ora la famiglia pretende giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’avvenimento.</strong> Primavalle, Roma. È il 25 luglio quando dei poliziotti entrano in casa di Hasib Omerovic, per controllare dei documenti. Lui, ragazzo trentaseienne sordo dalla nascita e di etnia rom, viveva con la famiglia, composta dai genitori e tre fratelli. In quel momento Hasib era in casa insieme alla sorella disabile, quando i poliziotti entrano per dei controlli. Poco dopo la presunta caduta dalla finestra &#8211; posta ad otto metri di altezza &#8211; e la conseguente corsa in ospedale. Quella mattina è stata l’ultima volta in cui il ragazzo è stato visto in salute, perché i genitori, allertati dalla situazione, non hanno più trovato il loro figlio in casa, ma all’ospedale Gemelli di Roma, in gravi condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La conferenza stampa.</strong> Hasib oggi è in coma da quasi due mesi e con una dinamica dell’accaduto ancora poco limpida. La famiglia in questo periodo ha presentato un esposto, grazie anche alla testimonianza della sorella che era lì presente quando il fratello è “caduto” dalla finestra. Lunedi 12 settembre è il giorno in cui si è organizzata una conferenza stampa alla Camera dei deputati. Lì presenti, il deputato Riccardo Magi che ha presentato una interrogazione parlamentare, Carlo Stasolla, portavoce dell’“Associazione 21 luglio” e ovviamente la madre del ragazzo, Fatima Sejdovic, insieme agli avvocati della famiglia. Durante la conferenza si è provato ad avanzare qualche ipotesi sul possibile motivo per cui la situazione ha avuto risvolti così drammatici. Qualcuno nel quartiere si era lamentato con un post su <em>Facebook</em> del comportamento del ragazzo, a quanto pare molesto verso alcune ragazze del quartiere. Post successivamente cancellato, ci fanno sapere dalla conferenza. Ma anche la pista sul razzismo non è da escludere.</p>
<p style="text-align: justify;">“La famiglia di Hasib ha deciso di rendere pubblica questa vicenda, nella speranza in cui l’attenzione pubblica aiuti a sapere la verità”. La famiglia, per la paura, non torna in quella casa popolare da più di cinquanta giorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A che punto siamo.</strong> La vicenda sta in queste ore prendendo forme sempre più inquietanti, con l’aggiunta di nuovi dettagli e supposizioni. Nuovi aggiornamenti sulle testimonianze dei poliziotti presenti quel giorno, arriveranno prossimamente. Tornano alla memoria i nomi di Pinelli e Cucchi. Ilaria Cucchi invoca chiarezza sul caso. Le dinamiche, in effetti, potrebbero ricordare quello che è successo al fratello.</p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>Spiaggia di Terracina, ultimi aggiornamenti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2022 11:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pedane che scompaiono e ricompaiono, lamentele e trombe d&#8217;aria: le ultime evoluzioni del caso Terracina Circa un mese fa, FinestrAperta.it si era interessata al caso delle pedane posate sul litorale[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Pedane che scompaiono e ricompaiono, lamentele e trombe d&#8217;aria: le ultime evoluzioni del caso Terracina</h2>
<div id="attachment_26927" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1609px"><img class="size-full wp-image-26927" alt="Il litorale di Terracina con le nuove pedane" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/08/terrprima.jpg" width="1599" height="899" /><p class="wp-caption-text">Il litorale di Terracina con le nuove pedane</p></div>
<p style="text-align: justify;">Circa un mese fa, <a href="https://www.finestraperta.it/spiagge-inaccessibili-il-caso-di-terracina/"><em>FinestrAperta.it</em> si era interessata al caso delle pedane posate sul litorale di Terracina</a>, che servono per scendere in spiaggia a chi è in carrozzina o a chi ha difficoltà a camminare sulla sabbia. Fino a inizio agosto di novità non ce n’erano state. L’8 agosto, ad un passo dalla settimana più frequentata delle spiagge di tutto lo Stivale, <strong>le pedane sono arrivate</strong>. I primissimi giorni sono state vissute come un elemento ostile all’ambiente, sia dai bagnanti deambulanti che non. Sono di plastica, leggere, poco solide, diverse da quelle che c’erano state negli anni precedenti, poggiate semplicemente per terra, ma di cemento. <strong>Le lamentele erano proseguite</strong>: chi non le utilizzava, le vedeva come qualcosa che toglieva spazio agli ombrelloni e in effetti, avevano creato una struttura per cui le due linee di plastica dura passavano da un lato all&#8217;altro del bagnasciuga e non dietro, come da consuetudine. Ma questo, solo su alcune delle spiagge libere di Terracina, altre avevano semplicemente le pedane dirette verso il mare. Chi invece ne usufruiva, aveva da ridire principalmente riguardo la mancanza di uno spiazzo dove poter fare manovra, ma le postazioni risultavano molto comode, spaziose, tante e ben distanziate. Durante questi giorni, le pedane sono ormai diventate parte dell’ecosistema della spiaggia. Alcuni forse si allungano troppo sulle pedane, nonostante non siano ad uso di tutti, ma in linea generale, le lamentele si erano spente. Tra l’altro, nonostante questo servizio comunale sia arrivato a fine estate, viene considerato generalmente buono, con lettini e ombrelloni che vengono sistemati negli spazi adibiti, a chi ne fa richiesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è stato forse quello che le persone, notandone i limiti, avevano già colto. Il 16 agosto – solo otto giorni dopo la comparsa delle pedane, queste <strong>sono state quasi completamente distrutte dalla tromba d’aria</strong> che si è abbattuta su Terracina la notte prima, come possiamo vedere in foto. Proprio la loro leggerezza e il fatto che erano state fatte passare vicino al bagnasciuga le ha infatti scomposte per tutta la spiaggia. L’immagine simbolo di questa giornata è stata quella di una signora in carrozzina, che nei mesi fortemente ha voluto le pedane e che se le era godute per tutta la settimana, ma che invece quel giorno, era dovuta rimanere ferma sulla struttura che portava alla spiaggia. Vicina, ma impossibilitata a unirsi alle persone che si stavano godendo il sole.</p>

<a href='https://www.finestraperta.it/spiaggia-di-terracina-ultimi-aggiornamenti/terr3/' title='Disastro'><img width="69" height="150" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/08/terr3-69x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Le pedane divelte dalla tromba d&#039;aria" /></a>
<a href='https://www.finestraperta.it/spiaggia-di-terracina-ultimi-aggiornamenti/terr2/' title='Disastro'><img width="69" height="150" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/08/terr2-69x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Le pedane divelte dalla tromba d&#039;aria" /></a>
<a href='https://www.finestraperta.it/spiaggia-di-terracina-ultimi-aggiornamenti/terr1/' title='Disastro'><img width="69" height="150" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/08/terr1-69x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Le pedane divelte dalla tromba d&#039;aria" /></a>

<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo, <strong>il Comune ha lavorato velocemente e prima dell’ora di pranzo le pedane erano di nuovo lì</strong>, come se la natura non ci si fosse abbattuta contro. Insomma, nonostante tutto, adesso sul litorale laziale si possono trovare moltissime spiagge belle e accessibili. Speriamo solo che l’anno prossimo le pedane vengano sistemate molto prima di agosto, perché di persone che ne usufruiscono, ce ne sono davvero moltissime.</p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>Giustizia è fatta per Willy Monteiro Duarte, ma è la società che ne esce sconfitta</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2022 14:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[Marco e Gabriele Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Willy Monteiro Duarte]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Si conclude con una condanna esemplare nei confronti dei suoi assassini, la vicenda giudiziaria che ha visto protagonista involontario il ragazzo di Paliano</h2>
<div id="attachment_26809" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1210px"><img class="size-full wp-image-26809" alt="Un murales dedicato a Willy davanti all’università Roma Tre (foto: Cecilia Fabiano/ LaPresse)" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/07/willy-monteiro.jpg" width="1200" height="800" /><p class="wp-caption-text">Un murales dedicato a Willy davanti all’università Roma Tre (foto: Cecilia Fabiano/ LaPresse)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Cinquanta secondi. Questo è il lasso di tempo in cui <strong>un ragazzo di ventuno anni ha smesso di vivere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Willy Monteiro Duarte è tristemente risaputa. 6 settembre 2020, il ragazzo, di professione cuoco, era in giro per i locali di Colleferro (Roma), nella piazza frequentata da tutti i giovani della zona. Il sabato stava lasciando il posto alla domenica, quando alle 3:30 è avvenuto il fatto. Alcuni testimoni hanno parlato del Suv dei fratelli Bianchi arrivare. I due sono conosciuti, hanno fama di essere degli attaccabrighe, due fratelli curati nell&#8217;aspetto, esperti della disciplina marziale MMA e con l’atteggiamento arrogante. Sembrerebbe che Willy non conoscesse i due e proprio questo gli è stato fatale: mentre molti si allontanano al loro arrivo, <strong>Willy decide di mettersi in mezzo ad una lite che era velocemente scoppiata fra loro e un suo amico</strong>, finendo per ricevere pugni e calci in tutto il corpo, anche in testa. Cosa che ha portato alla sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di due anni si torna a parlare della vicenda, perché i due fratelli Marco e Gabriele Bianchi, sono stati <strong>condannati all’ergastolo</strong>. Gli altri due ragazzi che hanno partecipato al pestaggio, Belleggia e Pincarelli, sono stati condannati rispettivamente a ventitré e ventuno anni da passare in carcere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso di cronaca ci spinge a un grandissimo lavoro di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che colpisce immediatamente è l’efferatezza, la freddezza e la superficialità con cui è stato compiuto l’omicidio. I due fratelli ed i loro amici non negano di aver picchiato Willy, sono stati visti, ma per tutto il tempo del processo, hanno negato di averlo ucciso. Eppure, la ricostruzione è stata semplice: <strong>Willy è stato preso a calci in testa durante la rissa</strong>. Una rissa scattata in modo quasi casuale, così hanno raccontato i testimoni, <strong>per motivi futili</strong> e con motivazioni che se anche avessero avuto senso, non avrebbero portato di certo a compiere un omicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le responsabilità, diversi commentatori hanno attribuito un forte peso al concetto di “mascolinità tossica”, cultura di cui gli omicidi sono permeati. Con questo termine vengono definiti gli atti violenti e di rivalità compiuti da uomini, <strong>figli delle società patriarcali</strong> in cui ancora oggi viviamo. Questo tipo di cultura ritiene le donne esseri inferiori o da “proteggere”, e contemporaneamente genera uomini impauriti nel mostrare le proprie emozioni: mai sembrare “deboli”.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è <strong>un forte dibattito anche sulla condanna</strong> che è stata applicata al caso. L&#8217;ergastolo è tecnicamente proporzionato all’atto e la maggior parte dei commentatori esulta, ma c&#8217;è anche chi si chiede se obbligare qualcuno a passare tutta la vita in prigione, senza concedergli possibilità di riscatto, sia una soluzione vantaggiosa per la società in cui viviamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti gli spunti di riflessione e le domande senza risposta legati a questo triste avvenimento, che non è però caso isolato. Noi tutti <strong>siamo chiamati ad adoperarci per un cambiamento</strong>, una transizione più veloce verso ciò che è rispetto, compassione e comprensione verso gli altri, prima che altre situazioni simili avvengano.</p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>Storie di ordinario bullismo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2022 17:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[sutismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Si moltiplicano le segnalazioni di casi di alunne e alunni con disabilità vessati dal corpo docente. Il problema è strutturale? L’ultima in ordine cronologico delle tante storie legate alla vessazione[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Si moltiplicano le segnalazioni di casi di alunne e alunni con disabilità vessati dal corpo docente. Il problema è strutturale?</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-26413" alt="bullying-g324b96721_1920" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/05/bullying-g324b96721_1920.jpg" width="1920" height="904" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima in ordine cronologico delle tante storie legate alla vessazione dei più piccoli dentro le mura scolastiche, viene da Torino. La narrazione vede nuovamente i maestri come oppressori. Un bambino di nove anni con gravi patologie cognitive (deficit dell&#8217;attenzione e iperattività combinata con un disturbo oppositivo provocatorio), come oppresso.</p>
<h3 style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo caso</h3>
<p style="text-align: justify;">“La gastrite quest’anno ha un nome e un cognome”, hanno scritto i maestri nella chat di classe. Un bambino considerato troppo vivace e difficile da gestire e per questo cercato di far passare come violento agli occhi dei genitori. Quasi ogni giorno una nuova nota di demerito sul diario. Gli insegnanti si accordavano per fornire una versione comune, condita di dettagli difficili da decifrare, per giustificare punizioni come quella di farlo mangiare solo o metterlo all’ultimo banco, lontano dai compagni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino inoltre veniva fatto uscire prima da scuola, poiché sembrerebbe ci fossero momenti della giornata in cui non c’erano attività adatte a lui o momenti in cui non poteva essere seguito da un assistente. Quindi partivano le telefonate alla mamma, alla nonna, per farlo venire a prendere. Lo escludevano, invece d’includerlo il più possibile. “Averlo in classe significava sicuramente impegnarsi in modo maggiore, ma probabilmente non ne avevano voglia”, dice la mamma.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alla segnalazione di una maestra che ha inoltrato le chat alla madre del piccolo, la vicenda è uscita fuori. La madre si è rivolta all’associazione &#8220;La Battaglia di Andrea&#8221;, nata nel 2020 proprio per far fronte a situazioni simili.</p>
<h3 style="text-align: justify;">I precedenti</h3>
<p style="text-align: justify;">Fosse questo un caso isolato, in cui l’errore è stato compiuto dagli insegnanti di una scuola qualsiasi a Torino, verrebbe condannato il gesto, allontanate le maestre e non se ne parlerebbe più. Ma questa è la storia di maggio. Ad inizio aprile un altro bambino veniva preso in giro in chat dalle maestre di una scuola di Pavia. “Bambino di merda”, “sporco”, solo alcuni dei termini utilizzati per descrivere un bimbo che poco piaceva alle sue maestre. E perché, quando a fine aprile abbiamo saputo del bambino con autismo definito “ansia”, sempre dai suoi insegnanti e scoperti sempre nella chat di classe? E ci sarebbero tante altre storie da segnalare se andassimo a ritroso nel tempo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Un fenomeno da non sottovalutare</h3>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che tanti casi di bullismo stiano emergendo significa che probabilmente il problema è molto più grave di quel che sembra e che soprattutto è strutturale. Accorgersene oggi è molto più semplice, parole pesanti utilizzate in modo leggero su applicazioni di messaggistica non possono essere cancellate con facilità. Ma perché avviene tutto ciò? Cosa spinge gli insegnati a prendersela con dei bambini incapaci di difendersi? Frustrazione? Mancato riconoscimento del ruolo? Strumenti non forniti dal proprio corso di formazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, essendo questo il lavoro che dovrebbe formare le menti del domani e rendere i nostri bambini più sicuri e fiduciosi di loro stessi, si dovrebbe intervenire ampiamente ed anche tempestivamente. Perizie psichiatriche, capacità fornite per affrontare certe situazioni, stipendi maggiori e supporto psicologico perché sì, prendersi cura dei bambini può essere complicato. Ma la frustrazione andrebbe sfogata dai terapeuti e non sui bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si auspica che gli educatori ricordino il vero motivo per cui hanno deciso d’intraprendere una professione così importante e delicata all’interno della nostra società.</p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>Ragazza con disabilità abusata sul bus: otto autisti portati in giudizio</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2022 18:22:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Franchina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
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		<category><![CDATA[disabile abusata]]></category>
		<category><![CDATA[taranto]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">I fatti, risalenti al periodo tra ottobre 2018 e aprile 2020, sono avvenuti a Taranto, dove otto autisti dell’Amat, approfittando del deficit psichico di una ragazza, al tempo dei fatti minorenne, parcheggiavano gli autobus in luoghi appartati e molestavano sessualmente la giovane</h2>
<div id="attachment_26381" class="wp-caption aligncenter" style="width: 730px"><img class="size-full wp-image-26381" alt="amat_8" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2022/05/amat_8.jpg" width="720" height="496" /><p class="wp-caption-text">Autobus di linea dell&#8217;Amat</p></div>
<p style="text-align: justify;">Arriva il processo per gli <strong>otto autisti dell’Amat</strong>, l’azienda di trasporto pubblico del Comune di Taranto che si è costituita parte civile, che avrebbero abusato di una ragazza con deficit psichico, oggi ventenne, per circa due anni: parcheggiando i bus in luoghi isolati, secondo quanto ricostruito dalle indagini, e chiudendone le porte, avrebbero approfittato della fragilità “ben nota a tutti” della ragazza <strong>dall’ottobre 2018 all’aprile 2020</strong>, anno in cui la vittima si è decisa a denunciare i fatti dietro suggerimento del fidanzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Come in altri casi, i fatti sono documentati da foto e video che gli stessi autori <strong>si scambiavano in chat</strong>. Agli imputati, di età compresa tra i quarantae i sessantadueanni, vengono contestate le aggravanti di aver agito su una persona privata della propria libertà personale (perché le violenze avvenivano nei bus con le porte chiuse), e per aver commesso il fatto in qualità di incaricati di pubblico servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo la ragazza <strong>era già stata oggetto di abusi</strong>: quando aveva quattordici anni la ragazza era già stata abusata da un vicino di casa, condannato in via definitiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci auguriamo che, non solo la giustizia faccia rapidamente il suo corso, ma anche che le persone con deficit intellettivo, di qualunque età e genere, siano maggiormente cautelate e seguite per prevenire ed evitare questi accadimenti.</p>
<p style="text-align: right;">(Giuseppe Franchina)</p>
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