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	<title>FinestrAperta.it &#187; Cinema | FinestrAperta.it</title>
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		<title>Addio a RJ Mitte, il Walter Jr. di Breaking Bad, che ci lascia a trentaquattro anni</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 16:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Tartaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;attore ha saputo dare voce e dignità alla disabilità, sia dentro che fuori lo schermo Lutto nel mondo dello spettacolo e tra i milioni di persone affezionate alla serie TV[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;attore ha saputo dare voce e dignità alla disabilità, sia dentro che fuori lo schermo</h2>
<div id="attachment_31960" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1610px"><img class="size-full wp-image-31960" alt="RJ Mitte (a sinistra) recita con Bryan Cranston in una scena di Breaking Bad" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/10/44460933-rj-mitte.jpg" width="1600" height="900" /><p class="wp-caption-text">RJ Mitte (a sinistra) recita con Bryan Cranston in una scena di Breaking Bad</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lutto nel mondo dello spettacolo e tra i milioni di persone affezionate alla serie TV <em>Breaking Bad</em>: <strong>muore all&#8217;età di trentaquattro anni RJ Mitte</strong>, attore statunitense famoso per aver interpretato Walter White Jr., il figlio del protagonista della popolare serie TV. La sua scomparsa, avvenuta ieri, 12 ottobre 2026, colpisce non soltanto i fan, ma anche il mondo della rappresentazione della disabilità sullo schermo. Mitte, infatti, conviveva con una paralisi cerebrale ed era impegnato nel promuovere una maggiore inclusione nell&#8217;industria dello spettacolo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il dolore dei colleghi e le domande senza risposta</h3>
<p style="text-align: justify;">La notizia si è rapidamente diffusa, suscitando migliaia di commenti affranti sui social e la viva commozione tra gli attori che avevano condiviso con lui il set. Bryan Cranston, interprete di Walter White, ha ricordato di aver conosciuto Mitte quando era appena un ragazzo e di averlo visto crescere. <strong>&#8220;Mi mancherai, figlio mio&#8221;, ha scritto Cranston in un emozionante post.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche <strong>Aaron Paul, interprete di Jesse Pinkman, ha espresso il proprio dolore</strong>, definendosi devastato dalla notizia e ricordando Mitte come un amico. Nel suo messaggio ha rivolto un pensiero anche a chi stesse attraversando un momento difficile, invitando a ricordare che non si è soli e che si è amati. <strong>Dean Norris, che nella serie vestiva i panni di Hank Schrader, lo zio di Walter Jr., ha invece ricordato di aver cercato di prendersi cura di lui quando era ancora un ragazzo sul set</strong>, descrivendolo come un giovane dolce e sottolineando quanto fosse difficile credere alla sua scomparsa. Parole diverse, ma unite dall&#8217;affetto per un collega che, a distanza di anni dalla fine di <em>Breaking Bad</em>, aveva conservato un posto speciale nella vita di chi aveva lavorato al suo fianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono mancati i commenti degli sciacalli a cui siamo ormai tristemente abituati, profili fasulli legati alla sfera no-vax che non hanno perso l&#8217;occasione per speculare sulla vicenda e rafforzare la propria narrazione. La tragica realtà accertata attualmente dalle autorità, invece, è che <strong>si tratterebbe di suicidio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La notizia desta domande dolorose a cui in questo momento non è possibile dare una risposta: cosa ha spinto RJ Mitte a togliersi la vita?</p>
<p style="text-align: justify;">Bryan Cranston, nel ricordare il collega, ha confessato di non riuscire a comprendere la sua decisione. I due si erano scambiati messaggi poche settimane prima e avevano parlato della possibilità di incontrarsi per pranzo: &#8220;Non so se quel pranzo avrebbe cambiato il suo futuro&#8221;, ha scritto l&#8217;attore, dando voce allo smarrimento di chi perde una persona cara senza riuscire a comprendere fino in fondo ciò che è accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda di Mitte ci ricorda quanto sia importante non confondere ciò che vediamo della vita di una persona con ciò che quella persona può attraversare intimamente. <strong>Lo stesso attore, in una recente video, parlava dell&#8217;importanza di prendersi cura della propria salute mentale</strong>, importante quanto quella fisica, e invitava chi lo ascoltava a chiedere ai propri cari &#8220;come stai?&#8221; perche non si sa mai cosa una persona ha davvero dentro. Parole che, riascoltate col senno di poi, parlano di una persona che stava già combattendo una invisibile battaglia.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il successo con <em>Breaking Bad</em></h3>
<p style="text-align: justify;">Entrato nel cast quando aveva appena quattordici anni, <strong>Mitte interpretò per cinque stagioni Walter White Jr., detto anche Flynn</strong>: un adolescente affettuoso e determinato, costretto a fare i conti con le trasformazioni della propria famiglia. Un personaggio che conquistò l&#8217;affetto di moltissimi spettatori e che contribuì al successo di una delle serie più apprezzate della storia della televisione.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua interpretazione aveva anche un significato importante: <strong>Mitte aveva una paralisi cerebrale, proprio come il personaggio che portava sullo schermo.</strong> In un&#8217;industria in cui questo genere di ruolo viene spesso affidato ad attori senza disabilità, la sua presenza ha rappresentato un&#8217;importante occasione: un promemoria del fatto che le persone con disabilità possono interpretare personaggi complessi, senza che la loro condizione diventi l&#8217;unico elemento a definirle. Il personaggio di Flynn, infatti, era quello di un ragazzo simpatico, affettuoso, studioso, un po&#8217; ingenuo e, tra le altre cose, una persona con disabilità. <strong>Disabilità che non era funzionale ai fini della trama, ma raccontata come una semplice caratteristica tra le tante.</strong></p>
<h3 style="text-align: justify;">Una carriera oltre Walter Jr.</h3>
<p style="text-align: justify;">Dopo <em>Breaking Bad</em>, Mitte ha continuato a lavorare tra cinema e televisione, partecipando, tra gli altri, a <em>Switched at Birth</em> e al film <em>Triumph</em>, nel quale interpretava un ragazzo con paralisi cerebrale che pratica la lotta libera.</p>
<p style="text-align: justify;">Importante è stato il suo impegno per i diritti delle persone con disabilità. <strong>La sua posizione gli aveva permesso di denunciare una realtà ancora attuale</strong>: agli attori con disabilità vengono spesso proposti ruoli legati quasi esclusivamente alla loro condizione, limitandone la versatilità e le possibilità artistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente alla recitazione, <strong>Mitte era impegnato nella promozione dei diritti delle persone con disabilità.</strong> È stato ambasciatore di United Cerebral Palsy e di Shriners Children&#8217;s, oltre a ricoprire un ruolo di primo piano nella propria fondazione, la Mitte Foundation.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Un&#8217;eredità che va oltre lo schermo</h3>
<p style="text-align: justify;">RJ Mitte lascia un ricordo indelebile tra i suoi cari e tra gli spettatori che avevano imparato ad affezionarsi a Walter White Jr., ma il suo lascito va ben oltre. <strong>Il suo contributo è stato anche quello di ricordarci che la disabilità non mette in secondo piano la complessità di una persona, il suo talento e il diritto di affermarsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Addio, RJ, il tuo lavoro e il tuo impegno, così come l&#8217;affetto di chi ti ha conosciuto e apprezzato, continueranno anche dopo la sua morte.</p>
<p style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</p>
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		<title>NAZA, l&#8217;orrore quotidiano a Gaza raccontato da chi lo compie</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 19:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Tartaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[film documentario]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Sterminare centinaia di persone e la sera tornare a casa dalle proprie famiglie come se niente fosse. È questa la realtà raccontata da alcuni membri dell&#8217;esercito israeliano intervistati nel film documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor</h2>
<div id="attachment_31925" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1328px"><img class="size-full wp-image-31925" alt="Un'immagine del film NAZA" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-08-210239.png" width="1318" height="1029" /><p class="wp-caption-text">Un&#8217;immagine del film <em>NAZA</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Il conflitto israelo-palestinese tiene banco da decenni nelle discussioni diplomatiche dei grandi della terra, nelle chiacchiere al bar e, in tempi più recenti, nelle risse virtuali sui social, dove la polarizzazione regna sovrana. Comunque la si pensi e da qualsiasi parte si stia, però, ci sono cose che dovrebbero andare al di là della propria appartenenza e delle proprie opinioni: una su tutte, il rispetto della vita umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo, <strong>film come <em>NAZA</em> dovrebbero mettere d&#8217;accordo tutti</strong> (il condizionale è d&#8217;obbligo perché &#8211; ahinoi &#8211; non è ciò che sta accadendo).</p>
<h3 style="text-align: justify;">Drammi collaterali</h3>
<p style="text-align: justify;">Il titolo del film documentario si rifà a un acronimo militare: <strong>&#8220;nezek agavi&#8221;, che in ebraico significa &#8220;danno collaterale&#8221;</strong>. Con questo eufemismo, gli appartenenti dell&#8217;IDF (l&#8217;esercito israeliano) definiscono uomini, donne e bambini che vengono da loro uccisi nonostante non abbiano nulla a che fare con il terrorismo, se non per il fatto di essere familiari, conviventi o vicini di casa di qualche membro dell&#8217;organizzazione terroristica Hamas, la quale combatte Israele e si oppone alla sua sua occupazione nei territori palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una bambina ammazzata dalle bombe israeliane è una naza. Una famiglia imparentata con un membro di Hamas che viene uccisa nel sonno sono cinque naza. Se un palazzo a Gaza viene raso al suolo e dentro ci sono cento persone, per l&#8217;esercito israeliano avremo cento naza.</p>
<h3 style="text-align: justify;">L&#8217;orrore quotidiano</h3>
<p style="text-align: justify;">A raccontare il sistematico sterminio di civili in Palestina non sono le vittime, bensì i carnefici: <strong>ventiquattro, tra soldati e membri dell’intelligence israeliana</strong>, che in forma anonima spiegano come vengano pianificati e realizzati i bombardamenti a Gaza. Il tutto con la naturalezza con cui si racconterebbe un banale impiego d&#8217;ufficio.</p>
<p style="text-align: justify;">È proprio questo che colpisce durante la visione del film: l&#8217;indifferenza con cui queste persone riescono a spezzare centinaia di vite umane per poi tornare a casa la sera dalle proprie famiglie, come se fosse stata una normalissima giornata di lavoro. Un orrore quotidiano che lascia lo spettatore sgomento.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Le reazioni, tra apprezzamenti, critiche e disinformazione</h3>
<p style="text-align: justify;">Hanno rischiato grosso, i registi <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor</strong>, realizzando il loro <em>NAZA</em>, minacciati di morte e considerati traditori della propria patria. Nonostante ciò, il loro lavoro è stato apprezzato e premiato un po&#8217; ovunque, come alla Biennale di Venezia, dove ha conquistato il Premio Speciale della Giuria.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancano, tuttavia, le voci contrarie. Una delle critiche più frequenti al film documentario è che le persone intervistate siano coperte dall&#8217;anonimato e quindi inattendibili: in realtà si tratta di una tutela nei loro confronti, i loro nomi sono noti agli intervistatori e a garantire la veridicità di quanto esposto c&#8217;è l&#8217;autorevolezza del quotidiano britannico <strong><em>The Guardian</em>, che ha prodotto <em>NAZA</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra critica che viene rivolta all&#8217;opera di Yuval Abraham e Rachel Szor, è che non vi sia un contraddittorio: tuttavia, che senso avrebbe ascoltare la versione ufficiale dell&#8217;IDF, in un film che denuncia ciò che sta compiendo l&#8217;IDF? Senza contare il fatto che di opere che esprimono il punto di vista di Israele ce ne sono già diverse, a cominciare dalla serie TV <em>Fauda</em>, trasmessa dal colosso dello streaming <em>Netflix</em>, per finire con <em>NAZA: The Real Story</em>, un controdocumentario israeliano realizzato in fretta e furia e diffuso capillarmente tramite Web e social, che imita nel titolo e nell&#8217;estetica (entrambi sono stati girati di notte sui tetti di Tel Aviv) il <em>NAZA</em> originale, generando confusione nel pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in Italia sono girate per giorni notizie false sui social network, come quella secondo cui sarebbe prevista la trasmissione del film su <em>Raiplay</em>. La stessa <em>Rai</em> ha dovuto smentire la notizia. In realtà <strong>il film è tuttora disponibile nelle sale cinematografiche, mentre a fine novembre è previsto lo streaming sul <a href="https://www.theguardian.com/film/naza" target="_blank">sito del <em>Guardian</em></a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come con il Covid o con la crisi climatica, esistono anche i negazionisti dello sterminio in Palestina, secondo i quali il film sarebbe una montatura poiché a Gaza non starebbe accadendo nulla di grave. Tuttavia sono liberamente fruibili il <a href="https://www.amnesty.it/striscia-gaza-oltre-100-organizzazioni-cessate-il-fuoco-solo-sulla-carta/" target="_blank">rapporto di Amnesty International</a>, gli <a href="https://www.ochaopt.org/" target="_blank">aggiornamenti dell&#8217;Onu</a> o il <a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/gaza-msf-dopo-3-anni-israele-continua-ridurre-spazio-vitale-popolazione/">resoconto di Medici senza frontiere</a>, che raccontano una realtà drammatica.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Una visione istruttiva</h3>
<p style="text-align: justify;">Dal canto nostro, consigliamo la visione di <em>NAZA</em> a tutte e tutti, soprattutto a chi non sa cosa stia accadendo a Gaza e a chi è convinto che in Medio Oriente si stia combattendo una guerra giusta.</p>
<p style="text-align: justify;">Come detto in apertura, ci sono cose che dovrebbero andare al di là della propria appartenenza e delle proprie opinioni: una su tutte, <strong>il rispetto della vita umana</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Almeno su questo, dovremmo essere tutti d&#8217;accordo.</p>
<p style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</p>
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		<title>Questioni serie: “Da Belfast al paradiso”</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Da Belfast al paradiso]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>

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		<description><![CDATA[La serie ideale da guardare in una giornata di pioggia. Con un personaggio con disabilità raccontato in modo ineccepibile Sinossi Tre migliori amiche dai tempi della scuola partono da Belfast[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">La serie ideale da guardare in una giornata di pioggia. Con un personaggio con disabilità raccontato in modo ineccepibile</h2>
<div id="attachment_31588" class="wp-caption aligncenter" style="width: 1290px"><a href="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/coverlg.jpg"><img class="size-full wp-image-31588" alt="Un'immagine tratta da &quot;Da Belfast al paradiso&quot;" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/05/coverlg.jpg" width="1280" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#8217;immagine tratta da &#8220;Da Belfast al paradiso&#8221;</p></div>
<h3 style="text-align: justify;">Sinossi</h3>
<p style="text-align: justify;">Tre migliori amiche dai tempi della scuola partono da Belfast verso un piccolo paese dell’Irlanda del Nord per partecipare alla veglia funebre di una loro ex compagna, con cui in passato erano state molto legate.</p>
<p><strong>Quella che inizialmente sembra una semplice riunione si trasforma presto nell’inizio di una disavventura e di un’indagine</strong>: le tre donne cercano infatti di capire cosa sia realmente accaduto all’amica scomparsa e, soprattutto, di fare luce sui segreti nascosti nel loro passato comune.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Perché lo riteniamo interessante</h3>
<p style="text-align: justify;">Perché vederla? Oltre al mistero davvero coinvolgente e ai continui colpi di scena che prima portano a sospettare una cosa e poi ribaltano completamente la situazione ci sono i meravigliosi paesaggi irlandesi, le scene divertenti e le battute ironiche che rendono questa serie estremamente piacevole da seguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è soprattutto un aspetto apprezzabilissimo: <strong>la presenza di un personaggio con disabilità rappresentato in modo finalmente naturale</strong>. Non viene trattato né come un eroe né come “il personaggio con disabilità”. La sua condizione è evidente, fa parte di lui, ma la serie non sente il bisogno di sottolinearla continuamente o di trasformarla nel centro della sua identità.</p>
<p style="text-align: justify;">È semplicemente una persona con un carattere ben definito:<strong> pungente, ironico, anche molto divertente</strong>, che svolge il proprio lavoro e vive la propria quotidianità. E questo aspetto, secondo noi, è scritto davvero bene. Per una volta vediamo una serie in cui la disabilità è parte della persona senza diventare l’unica lente attraverso cui guardarla. <em>Da Belfast al paradiso</em> riesce quindi a mescolare <strong>mistero, comicità e atmosfera</strong> in modo davvero riuscito. È la serie perfetta per un fine settimana di pioggia, o per quelle giornate in cui non si ha voglia di fare nulla e si vuole semplicemente staccare un po’. Mentre cerca di portarti verso la verità, riesce anche a divertirti parecchio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il nostro giudizio</h3>
<p style="text-align: justify;">Con il tipico umorismo anglosassone e un tocco di folklore irlandese, questa serie regala degli episodi divertenti e coinvolgenti, capaci di tenere incollati fino alla fine: <strong>una serie perfetta da guardare tutta d’un fiato</strong>.</p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>40 secondi per tentare di spiegare l&#8217;origine del male</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 18:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Tartaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincenzo Alfieri]]></category>
		<category><![CDATA[Willy Monteiro Duarte]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film di Vincenzo Alfieri va oltre il racconto della triste vicenda di Willy Monteiro Duarte, offrendoci un crudo spaccato di vita e obbligandoci alla riflessione Che il cinema sia la[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il film di Vincenzo Alfieri va oltre il racconto della triste vicenda di Willy Monteiro Duarte, offrendoci un crudo spaccato di vita e obbligandoci alla riflessione</h2>
<div id="attachment_31374" class="wp-caption aligncenter" style="width: 2010px"><img class="size-full wp-image-31374" alt="Giordano Giansanti e Luca Petrini interpretano i fratelli Bianchi" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/01/40-Secondi-Day-3-27.jpeg" width="2000" height="1333" /><p class="wp-caption-text">Giordano Giansanti e Luca Petrini interpretano i fratelli Bianchi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Che il cinema sia la vostra passione o meno, ci sono film che semplicemente vanno visti. È il caso di <em>40 secondi</em>, di Vincenzo Alfieri, tratto dall&#8217;omonimo libro di Federica Angeli (<em>40 secondi. Willy Monteiro Duarte, la luce del coraggio e il buio della violenza</em>, <em>Baldini+Castoldi</em>, 2022).</p>
<h3 style="text-align: justify;">La trama</h3>
<p style="text-align: justify;">Non temiamo di &#8220;rovinare la sorpresa&#8221; a nessuno vista la notorietà dei fatti: la storia, ahinoi, la conosciamo tutti. <strong><em>40 secondi</em> racconta ciò che accadde nella notte del 6 settembre 2020 a Colleferro</strong>, in provincia di Roma, quando Willy Monteiro Duarte, un ragazzo nato a Roma da genitori capoverdiani, venne pestato a morte nel tentativo di sedare una rissa in difesa di un amico. Gli autori del pestaggio sono gli altrettanto tristemente noti fratelli Bianchi, che stanno attualmente scontando la propria pena in carcere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">La storia di Willy scosse le coscienze non solo di chi assistette in prima persona alla sua morte, ma dell&#8217;opinione pubblica intera, scioccata da una crudeltà tanto feroce quanto ingiustificata.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Un racconto per nulla scontato</h3>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che chi assiste a <em>40 secondi</em> sa già cosa sta per vedere, non è altrettanto vero che la visione sarà scontata. Il regista Vincenzo Alfieri ci espone i fatti con una tecnica sia visiva che narrativa originali: la sua <strong>non è una mera cronaca degli eventi, bensì la cruda ricostruzione di tutto ciò che li precede.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A Willy la vita viene tolta in soli quaranta secondi, ma come siamo arrivati a quegli attimi fatali? È questo quello che ci mostra il film, attraverso una scelta stilistica particolare ed efficace, raccontandoci, uno alla volta, il vissuto di ognuno dei ragazzi coinvolti nella rissa, del maresciallo intervenuto sul luogo del delitto, dei due assassini e, soltanto alla fine, della vittima. <strong>Un racconto corale fatto di tante storie diverse che si intrecciano indissolubilmente in quella tragica notte.</strong></p>
<h3 style="text-align: justify;">Quasi un documentario</h3>
<p style="text-align: justify;">A questa scelta narrativa si affianca un’impostazione visiva altrettanto efficace. Il film rinuncia al formato cinematografico abituale per adottare una cornice più stretta (una sorta di 4:3 che richiama il vecchio standard televisivo), comprimendo lo spazio e costringendo lo sguardo a restare addosso ai personaggi. I numerosi primissimi piani diventano così una sorta di trappola visiva: la regia ci costringe a guardare da vicino, senza concedere vie di fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">La fotografia di Andrea Reitano, asciutta e realistica, e il montaggio serrato contribuiscono a mantenere costante la tensione. <strong>Ne nasce un racconto che procede senza respiro, restituendo la claustrofobia della vita dei ragazzi di provincia, sospesi tra il desiderio di emergere e la rassegnazione, tra la voglia di scappare e quella di riscattarsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Miseria, alcool, prepotenza, ignoranza: più piccola è la comunità e più il degrado si amplifica. Ecco che il piccolo Comune diventa una polveriera: un microcosmo chiuso, saturo di frustrazioni e aspettative, in cui ogni personaggio sembra sul punto di esplodere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per stessa ammissione del regista, <strong>il film ha un taglio fortemente documentaristico</strong>: una scelta azzeccata che non lascia spazio al romanzo, preferendo concentrarsi sull&#8217;asciutta realtà.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Andatelo a vedere</h3>
<p style="text-align: justify;">Chi lo ha perso al cinema, può vedere <em>40 secondi</em> su <em>Netflix</em>. Un atto quasi dovuto per un’opera che lascia il segno e che merita di essere vista, discussa e portata nei luoghi dove si parla di educazione e di società. Sono tanti gli spunti di riflessione che la vicenda di Willy Monteiro Duarte ci pone e che vanno al di là del fatto di cronaca. <em>40 secondi</em>, infatti, non condanna e non assolve, ma cerca di spiegare.</p>
<p style="text-align: right;">(Manuel Tartaglia)</p>
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		<title>Questioni serie: “Romantics anonymous”</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 11:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Romantics anonymous]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall&#8217;estremo Oriente una serie TV delicata e introspettiva, che ci insegna come l&#8217;amore possa far superare le nostre paure più grandi Sinossi Sosuke è il presidente di una cioccolateria famosa,[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Dall&#8217;estremo Oriente una serie TV delicata e introspettiva, che ci insegna come l&#8217;amore possa far superare le nostre paure più grandi</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31472" alt="mv5bmty5nmq0odqtyjewmc00ngyxlwi4y2mtywnkmwu4yznlmwnmxkeyxkfqcgc-_v1_" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/03/MV5BMTY5NmQ0ODQtYjEwMC00NGYxLWI4Y2MtYWNkMWU4YzNlMWNmXkEyXkFqcGc@._V1_.jpg" width="2048" height="1365" /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Sinossi</h3>
<p style="text-align: justify;">Sosuke è il presidente di una cioccolateria famosa, ma evita qualsiasi contatto fisico a causa di un trauma passato. Hana, una giovane cioccolataia molto talentuosa, ha paura di essere guardata e fatica a stare in pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Hana entra nella cioccolateria, i due scoprono di condividere la stessa passione per il cioccolato. Lavorando fianco a fianco, iniziano a superare lentamente le loro paure, l’uno grazie all’altra. Tra ricette, profumo di cacao e piccoli gesti di fiducia, Sosuke e Hana imparano che anche le ferite più profonde possono guarire, e che l’amicizia e la comprensione possono trasformare le paure in dolcezza.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Perché lo riteniamo interessante</h3>
<p style="text-align: justify;">La serie giapponese uscita su <em>Netflix</em> nel 2025, con i suoi 8 episodi racconta in modo leggero e diverso come spesso le condizioni psicologiche siano molto limitanti. Lo fa mostrando il conflitto interiore delle persone con fobie come quelle dei protagonisti, che sono divise tra la voglia di vivere e la paura talvolta totalizzante di affrontare i propri traumi.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il nostro giudizio</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel corso delle puntate vengono mostrati dei dolci bellissimi. In pieno stile giapponese, la storia è romantica ma senza esagerazioni, e alterna momenti toccanti a scene divertenti.</p>
<p style="text-align: justify;">È perfetta per un binge-watching rilassante che scalda il cuore. Il tema della salute mentale e dell&#8217;importanza di accedere a un supporto psicologico specialistico, nel modo più adatto a ciascuno di noi, è trattato con una delicatezza rara, che fa riflettere senza appesantire.</p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>Questioni serie: &#8220;Special&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 16:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FinestrAperta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>

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		<description><![CDATA[Inauguriamo una nuova rubrica che parla di serie TV che erano in qualche modo a che fare con i temi della disabilità. Ad aprire le danze Special, prodotta da Netflix[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Inauguriamo una nuova rubrica che parla di serie TV che erano in qualche modo a che fare con i temi della disabilità. Ad aprire le danze <em>Special</em>, prodotta da <em>Netflix</em></h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-31445" alt="special-netflix" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2026/02/special-netflix.jpeg" width="1024" height="576" /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Sinossi</h3>
<p style="text-align: justify;">Ryan, giovane adulto con paralisi cerebrale, decide di lasciare la casa dell’iperprotettiva madre per iniziare finalmente la propria vita. Determinato a conquistare la sua indipendenza, intraprende <strong>un viaggio alla scoperta di sé</strong>, dell’autodeterminazione e del suo posto nella comunità in cui vive.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra alti e bassi, tra piccole e grandi bugie dette per proteggersi o per sentirsi “all’altezza”, Ryan attraversa paure, errori e nuove esperienze. Lungo il cammino incontra l’amore, prima di tutto quello più importante, l’amore per sé stesso, imparando ad accettarsi senza condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Progressivamente, Ryan integra la sua disabilità nella propria identità: non la vive più come qualcosa da nascondere o da giustificare, ma come una parte di sé, <strong>complessa e autentica</strong>. Diventa così protagonista della propria vita, riconoscendosi non attraverso lo sguardo degli altri, ma attraverso il proprio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Perché lo riteniamo interessante</h3>
<p style="text-align: justify;">La serie, composta da <strong>due stagioni di otto puntate ciascuna</strong>, è scritta, interpretata e co-prodotta da Ryan O’Connell che, basandosi sul suo libro <em>I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves</em> e sulla sua vita, attraverso la serie ci racconta come, sebbene l’accettazione degli altri e il sentirsi parte di un gruppo siano importanti, non potremo mai stare bene con noi stessi e con chi ci sta vicino se non ci accettiamo per primi. <strong>Tra i vari produttori spicca Jim Parsons</strong> (Sheldon di <em>The Big Bang Theory</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È divertente, profonda e molto onesta</strong>, anche nelle sue imperfezioni. Apprezzabile anche il modo in cui mostra gli effetti che la vita indipendente del protagonista ha sulla madre, che fino a quel momento aveva vissuto esclusivamente in funzione del ruolo di caregiver del figlio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il nostro giudizio</h3>
<p style="text-align: justify;">Non è assolutamente perfetta, così come il suo racconto della condizione di disabilità non può rispecchiare quello di tutti gli spettatori, trattandosi di un’esperienza personale. Ma, per la prima volta, una persona con disabilità racconta con le proprie parole e con il proprio corpo il suo percorso, in pieno stile comedy, <strong>rompendo molti stereotipi</strong> e affrontando temi importanti e reali per le persone con disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Prodotto originale <em>Netflix</em>, è adatta a un pubblico dai 16 anni in su.</p>
<p style="text-align: right;">(Elisa Marino)</p>
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		<title>Barbie tradotto nella lingua dei segni</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 08:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film campione di incassi in tutto il mondo può essere goduto negli Stati Uniti anche dalle persone sorde Greta Gerwig, l’ormai celebre regista dal marcato approccio femminista, ha consolidato[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il film campione di incassi in tutto il mondo può essere goduto negli Stati Uniti anche dalle persone sorde</h2>
<div id="attachment_28946" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-28946" alt="Una scena di Barbie" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2024/01/aa.jpg" width="640" height="427" /><p class="wp-caption-text">Una scena di Barbie</p></div>
<p style="text-align: justify;">Greta Gerwig, l’ormai celebre regista dal marcato approccio femminista, ha consolidato la sua firma cinematografica con la sua ultima opera tanto particolare, quanto audace, <em>Barbie</em>, con Margot Robbie e Ryan Gosling. Il film, noto per aver messo in scena principalmente protagoniste femminili forti e autonome, è diventato simbolo di nuovi modi di pensare ed esprimersi. <strong>Una boccata d’aria fresca, un film simpatico e furbo, in cui la sua ultima produzione va oltre, decisa a promuovere l&#8217;inclusività anche attraverso la lingua dei segni americana (ASL).</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio di Barbie, caparbio e intelligente, si eleva ulteriormente in questa versione accessibile a chi ha deficit uditivi. La scelta di rendere <em>Barbie</em> accessibile in ASL è stata resa possibile grazie alla piattaforma streaming del canale <em>HBO</em> e di <em>Discovery</em>, che è presente negli Stati Uniti da poco, <em>Max</em>, e all&#8217;eccezionale interpretazione della traduttrice Leila Hanaumi. <strong>Durante il film, Hanaumi, onnipresente in un angolo dello schermo, traduce con maestria i dialoghi man mano che scorrono le scene, offrendo una dimensione ancora più inclusiva a una storia già intrisa di molti messaggi.</strong> Margot Robbie, l&#8217;attrice protagonista, ha elogiato apertamente l&#8217;interpretazione di Hanaumi, dichiarandosi sua fan in una recente intervista.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniziativa di rendere il film fruibile anche per chi ha difficoltà uditive è un passo in avanti significativo. Il cinema, con il suo impatto culturale, sta abbracciando una rappresentazione più fedele della diversità umana. L&#8217;ASL si presenta come un ponte linguistico, colmando il divario tra il mondo cinematografico e chi utilizza questa lingua per comunicare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La decisione di tradurre <em>Barbie</em> in ASL ha provocato riflessioni più ampie sulle diversità linguistiche. Margot Robbie, già competente nella lingua dei segni britannica, ha mostrato un impegno personale nei confronti di questa tipologia comunicativa</strong>. Infatti, contrariamente a quanto si potrebbe supporre, esistono diverse lingue dei segni. Potrebbe sembrare che ogni lingua abbia la sua corrispondente lingua dei segni, ma la realtà è più intricata. In Italia, ad esempio, abbiamo la Lis (Lingua italiana dei segni); nonostante l’inglese britannico e l’inglese americano sia sostanzialmente la stessa lingua, la lingua dei segni si esprime con gestualità diverse. Coesistono quindi la ASL (American Sign Language) e la BSL (British Sign Language). Il film, per ora, porta unicamente la traduzione dei segni americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Un passo audace nell&#8217;era cinematografica moderna, ma che doveva per forza essere fatto a breve. <strong>Le storie coinvolgenti possono essere raccontate in tutte le lingue, comprese quelle dei segni.</strong></p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>Il grande schermo non è mai stato così inclusivo</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jan 2024 17:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[INCinema &#8211; Festival del Cinema Inclusivo debutta a Torino. Una svolta nell&#8217;accessibilità cinematografica Dopo le tappe di successo della sua prima edizione a Firenze, Lecce, Roma e Udine, INCinema &#8211;[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">INCinema &#8211; Festival del Cinema Inclusivo debutta a Torino. Una svolta nell&#8217;accessibilità cinematografica</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-28911" alt="incinema" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2024/01/incinema.jpg" width="1280" height="720" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le tappe di successo della sua prima edizione a Firenze, Lecce, Roma e Udine, INCinema &#8211; Festival del Cinema Inclusivo raggiungerà il Cinema Massimo di Torino, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino e l&#8217;Associazione +Cultura Accessibile. <strong>L&#8217;8 e il 9 gennaio, Torino sarà il palcoscenico di un evento che nel suo, contribuirà a segnare una svolta nella cultura accessibile italiana.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;8 gennaio, nel pomeriggio, si terrà una tavola rotonda intitolata <strong>&#8220;Il cinema per tutti. A che punto siamo?&#8221;,</strong> con la partecipazione di figure di spicco come la presidente di +Cultura Accessibile, Daniela Trunfio, la disability manager Anna Di Domizio, Paolo Manera di Torino Piemonte Film Commission, e molti altri. L&#8217;obiettivo sarà discutere dello stato dell&#8217;accessibilità dell&#8217;audiovisivo in Italia, della sua valenza universale e delle nuove professioni legate al mondo dell&#8217;accessibilità culturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il programma prevede soprattutto cinque proiezioni accessibili, tra cui l’apprezzato cortometraggio <em>Il Moro</em> di Daphne Di Cinto</strong>, che parla del figlio illegittimo e nero di Papa Clemente VII nella Firenze del Cinquecento e i lungometraggi <em>Palazzo di giustizia</em> di Chiara Bellosi, <em>Dirty Difficult Dangerous</em> di Wissam Charaf, <em>La vita è una danza</em> di Cédric Klapisch e <em>La scelta di Anne</em> di Audrey Diwan.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo festival, il primo del genere in Italia, si sta impegnando a offrire un&#8217;esperienza cinematografica inclusiva, con sottotitoli per le persone sorde e ipoacusiche, e audiodescrizione per le persone cieche e ipovedenti. Il festival, promosso da SUB-TI e SUB-TI ACCESS, in collaborazione con MYmovies, EARCATCH, e EASYREADING, si propone infatti di contribuire alla promozione di una cultura dell&#8217;accessibilità, allineandosi con la nuova normativa europea (European Disability Act). Molti dei film in programma sono disponibili online sulla piattaforma <a href="https://www.mymovies.it/">MYmovies</a>, ampliando così la portata dell&#8217;accessibilità cinematografica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;accessibilità non è relegata solo alle proiezioni cinematografiche, ma abbraccia tutte le attività collaterali dei festival, come masterclass, incontri con gli autori e interviste con attori e registi. Queste attività saranno rese accessibili al pubblico con disabilità uditiva attraverso delle trascrizioni in tempo reale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ideatore del festival Federico Spoletti sottolinea che l&#8217;accessibilità alla cultura deve essere garantita a tutti, perché questo cambiamento culturale in Italia è necessario. INCinema rappresenta già un passo avanti significativo verso l&#8217;accessibilità e l&#8217;inclusione nel settore cinematografico italiano, consentendo alle persone con disabilità sensoriali di godere appieno delle opere cinematografiche. L&#8217;accento messo sul voler rendere i film accessibili alle persone con disabilità sensoriali riflette un impegno a seguire i principi di inclusione adottati in alcuni paesi. Con una grande fetta di persone che, a un certo punto della propria vita, sperimenta una qualche forma di disabilità, INCinema vuole evitare la discriminazione e la disuguaglianza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma del festival – come si è visto &#8211; include una selezione di opere provenienti da cinematografie diverse, già premiate nei principali festival nazionali e internazionali. INCinema mira anche a coinvolgere le scuole secondarie, contribuendo così alla formazione dei giovani su questo tipo di temi e sensibilità. Con la tecnologia attuale e la consapevolezza crescente, INCinema Film Festival è un&#8217;occasione per rivolgersi a chi in passato avvertiva difficoltà a vedere un film perché, proiezione dopo proiezione, dimostra che <strong>la settima arte non dovrebbe essere negata a nessuno</strong>.</p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>Sesso, parliamole con Manuela</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 15:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Manuela Migliaccio la protagonista del documentario Let&#8217;s talk about sex, che vuole sfatare preconcetti e proporre un&#8217;immagine approfondita della disabilità in Italia Manuela Migliaccio, napoletana nata nel 1984[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Si chiama Manuela Migliaccio la protagonista del documentario <em>Let&#8217;s talk about sex</em>, che vuole sfatare preconcetti e proporre un&#8217;immagine approfondita della disabilità in Italia</h2>
<div id="attachment_28825" class="wp-caption aligncenter" style="width: 393px"><img class="size-full wp-image-28825" alt="Manuela Migliaccio" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2023/12/ma.jpg" width="383" height="360" /><p class="wp-caption-text">Manuela Migliaccio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Manuela Migliaccio, napoletana nata nel 1984 e medico veterinario, ha deciso sin da subito di non vivere la sua disabilità come un blocco, ma come qualcosa che fa naturalmente parte di lei. La sua storia verrà raccontata nel documentario <em>Let&#8217;s talk about sex</em>, un progetto scritto da Olga Sargenti e diretto da Francesco Rubattu e Roberta Palmieri, che seguirà le giornate di Manuela, <strong>fatte anche di eventi glamour, concerti, cultura e rave.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Manuela ha trasformato la sua disabilità in un trampolino per realizzare dei progetti molto “rock”. <strong>Dalla partecipazione a un festival erotico in cui ha condiviso un bacio con Rocco Siffredi, al raggiungimento del record mondiale di camminata con esoscheletro a Rimini (15 chilometri), fino allo sfilare alla prestigiosa New York Fashion Week</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documentario, ancora in fase di preparazione, si focalizzerà sulla vita quotidiana di Manuela, evitando il pietismo retorico solitamente associato alle storie di disabilità che vediamo sullo schermo. Attraverso un racconto onesto e sincero, Manuela intende sfatare i tabù legati alla sfera intima e sessuale delle persone con disabilità; un aspetto spesso trascurato e misconosciuto dalla società.</p>
<p style="text-align: justify;">Le riprese del documentario, programmate per i primi mesi del 2024 a Bologna e poi a Lodi, saranno finanziate attraverso una campagna di crowdfunding. Manuela Migliaccio invita a contribuire alla raccolta fondi non solo per sostenere un progetto cinematografico innovativo, ma anche per promuovere una visione autentica e completa di chi convive con una disabilità: &#8220;<strong>Sono un medico veterinario, sono stata un’attrice, una modella e un’atleta, e prima di essere disabile sono prima di tutto una donna, con i propri bisogni fisici e mentali</strong>. Quattordici anni fa un incidente mi ha completamente stravolto la vita, ma nonostante la società preveda che io possa aver raggiunto tutti questi successi, non ha mai considerato l’importanza della sfera intima e sessuale delle persone con una disabilità&#8221;, racconta al quotidiano <em>Il Mattino</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Let&#8217;s talk about sex</em> non sarà solo un documentario da proiettare nelle sale cinematografiche, ma anche un potente strumento di sensibilizzazione nelle aule scolastiche. <strong>Manuela si impegna a rompere gli stereotipi e a favorire una comprensione più approfondita della disabilità in Italia, enfatizzando l&#8217;importanza dell&#8217;educazione sessuale in questo contesto.</strong></p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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		<title>&#8220;Grazie Michele&#8221;, il corto sula disabilità che potrebbe rappresentarci alla serata degli Oscar</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 09:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelica Irene Giordano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 21 dicembre si decide se l&#8217;opera rappresenterà l&#8217;Italia al prestigioso premio L&#8217;Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con il Consolato Italiano di Los Angeles e Leaps n Boundz, ha[...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il 21 dicembre si decide se l&#8217;opera rappresenterà l&#8217;Italia al prestigioso premio</h2>
<div id="attachment_28822" class="wp-caption aligncenter" style="width: 760px"><img class="size-full wp-image-28822" alt="La locandina del film &quot;Grazie Michele&quot;" src="https://www.finestraperta.it/wp-content/uploads/2023/12/Grazie_Michele-Locandina.jpg" width="750" height="1061" /><p class="wp-caption-text">La locandina del film &#8220;Grazie Michele&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con il Consolato Italiano di Los Angeles e Leaps n Boundz, ha recentemente presentato il cortometraggio <em>Grazie Michele</em> in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Diretto da Rosario Errico e prodotto da Immagine Corporation Produzione con RAI Cinema, il film ha ottenuto la qualificazione per le candidature agli Oscar. <strong>Proprio per questo dobbiamo “ringraziare Michele”, perché il 21 dicembre potremo sapere se quest’opera ci rappresenterà a livello internazionale entrando nella famosa short-list</strong>, così da riprenderci un pezzetto alla volta il ruolo da cineasti internazionali che ci spettava.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film ha scelto il suo protagonista in <strong>Valerio Catoia, un giovane nuotatore delle Fiamme Oro con la sindrome di Down, che è stato onorato come Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella per il suo coraggio nel salvare una ragazza che stava per annegare in mare</strong>. Il co-protagonista è Andrea Salcone, ballerino e attore, anch&#8217;esso con sindrome di Down.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corto vanta un cast di talenti, tra cui Andrea Roncato, Antonella Ponziani, Luca Lionello, Massimiliano Buzzanca, Alessio Errico e Kletia Rusi. Il contributo di figure di spicco come il direttore della fotografia Blasco Giurato, noto per la sua candidatura ai Bafta per <em>Nuovo Cinema Paradiso</em> di Giuseppe Tornatore, e il montatore Ugo De Rossi, collaboratore di registi illustri come Federico Fellini, contribuisce a elevare la qualità artistica della pellicola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Grazie Michele</em> si concentra sulla storia di Michele, un ragazzo con sindrome di Down, e il suo rapporto con Adriano, un adolescente paraplegico</strong>. In un mondo in cui le persone con disabilità spesso si sentono emarginate, il film promuove un messaggio di speranza, mostrando come il sorriso e l&#8217;altruismo di Michele possano trasformare la vita degli altri. La dimostrazione, ancora una volta, del potere terapeutico del pensiero positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La proiezione speciale presso l&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles ha visto la partecipazione di illustri personalità, tra cui il Direttore dell&#8217;Istituto, il Console Generale d&#8217;Italia e un videomessaggio del Ministro delle Disabilità Alessandra Locatelli. Dopo la proiezione, il regista e la produttrice esecutiva Antonella Salvucci hanno condiviso la visione e l&#8217;intento dietro l&#8217;opera, <strong>sottolineando l&#8217;importanza di cambiare prospettiva sulla disabilità.</strong></p>
<p style="text-align: right;">(Angelica Irene Giordano)</p>
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